“Lampi d’amore e correnti contrarie” di Cristina Orlandi (Edizioni del Loggione)

#grandangolo di Marco Valenti

Cristina Orlandi, bolognese DOC è da sempre legata alle Edizioni del Loggione, con cui ha pubblicato diversi racconti e alcuni romanzi, finendo poi per diventare la responsabile editoriale della collana “R come Romance”, la sezione dedicata ai romanzi rosa del Loggione. Il primo incontro con la sua scrittura è per me da ricondurre a “Nessuna Più”, l’antologia fortemente voluta da Marilù Oliva che sia avvia verso i suoi primi dieci anni. Tra le tante scrittrici che parteciparono all’iniziativa dedicata alla lotta contro il femminicidio c’era anche lei. Dopo aver toccato argomenti legati al territorio e accarezzato ripetutamente il giallo, restando sempre e comunque legata a tematiche che riguardano le donne da molto vicino, la Orlandi passa al romanzo al femminile vero e proprio. “Lampi d’amore e correnti contrarie” è infatti da considerarsi a tutti gli effetti un romanzo rosa, anche se la costruzione strizza l’occhio al suo passato da giallista.

Nelle centoventi pagine ruota tutto intorno alla ricerca della felicità. A come possa essere difficile andare avanti con la routine quotidiana all’interno di rapporti che da troppo tempo stanno esalando l’ultimo respiro. Ricerca che per forza di cose va a scontrarsi con la fedeltà. Contro quei lampi d’amore che ravvivano le speranze di chi si vede mentre appassisce lentamente in un rapporto staticamente destinato a morire. Sarà un viaggio programmato da tempo a portare Margherita in Puglia insieme all’amica di vecchia data Teresa anziché al marito, in cerca di quella serenità e di quella voglia di vivere smarrite da troppo tempo. Sarà l’occasione per Margherita per rivedere Pietro l’amico di infanzia, l’amore adolescenziale mai consumato e per Teresa alle prese con una pletora di ammiratori di fare il punto della sua vita.

Un libro che parla al femminile. Dove sono le donne a fare il bello e il cattivo tempo. Dove le donne sono viste e raccontate come le tempeste che si scatenano all’improvviso oscurando il cielo, in mezzo a nubi minacciose. Tempeste che non fai in tempo a chiamare per nome, ritrovandoti nell’occhio del ciclone circondato da tuoni e fulmini. In mezzo a queste “tempeste”, nel turbinio che coinvolgerà i personaggi emergeranno inevitabilmente nuove dinamiche che andranno a riscrivere i rapporti tra i personaggi. Al punto che niente potrà essere dato per scontato, dopo la placida quiete delle presentazioni nelle prime pagine. Il viaggio sarà il mezzo per collocare ogni situazione pendente al suo posto, per confrontarsi sia con se stessi che con gli altri. Ridefinendo le priorità. E capire se sia davvero possibile riannodare i fili con il passato. Anche a costo di sacrificare tutto quello che nel frattempo ci siamo costruiti.

(la recensione prosegue a p.2)

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