Biancaneve nel Novecento (Solferino)

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“Le italiane. Il paese salvato dalle donne” di Aldo Cazzullo (Solferino)

#grandangolo di Marco Valenti

Le Italiane - Cazzullo Aldo | Libro Solferino 04/2021 - HOEPLI.it

Aldo Cazzullo, inviato speciale ed editorialista del Corriere della Sera dal 2003, ha raccontato i principali avvenimenti degli ultimi venticinque anni vivendoli nella stragrande maggioranza dei casi in prima persona. In molti di questi la figura delle donne era (e quindi resta, da un punto di vista storico) fondamentale, centrale, determinante. Ragione che lo ha spinto a realizzare questo suo ultimo “Le Italiane, il paese salvato dalle donne” (Solferino), con cui porta alla ribalta alcune tra le figure che hanno a loro modo scritto la storia moderna del nostro paese.

C’è bisogno oggi, duemilaventuno, di un libro che parli in modo esclusivo delle donne?

Se pensiamo che fino al 1981 ancora non era stato cancellato il famigerato “delitto d’onore” non credo che ci sia molto altro da aggiungere su quanto la figura della donna sia (stata) scarsamente considerata a livello istituzionale, siamo, in questo senso, un paese pachidermicamente refrattario ai cambiamenti. Soprattutto se consideriamo l’Italia all’interno di un contesto continentale. Laddove gli altri paesi hanno figure femminili nei ruoli chiave, cui affidare decisioni di politica internazionale. È sotto gli occhi di tutti la nostra arretratezza a livello europeo. Non possiamo fare finta di nulla, dobbiamo per forza di cose ammettere come l’Italia ancora non sia in grado di stare al passo con gli altri paesi europei. Per non parlare degli USA, dove il vice di Biden, attuale presidente in carica, non solo è una donna ma è anche di colore.

Nelle quasi trecento pagine trovano spazio le “centenarie” come Franca Valeri e Rita Levi Montalcini, le “giovani” di oggi, mediaticamente sovraesposte, come Chiara Ferragni e Bebe Vio, le “donne di potere” come Nilde Iotti e Miuccia Prada, le giornaliste/scrittrici come Oriana Fallaci, Alda Merini, Inge Feltrinelli, Elvira Sellerio, Fernanda Pivano e Dacia Maraini. Senza scordare le attrici (Sandrelli, Bellucci), le sportive (Pellegrini, Vezzali) e le cantanti (Nannini e Pausini).

Siamo nel duemilaventuno, e dobbiamo essere onesti. È inutile, se non ridicolo, negare che siano le donne a tenere le redini di una società che cerca di portare avanti i propri ideali, di rincorrere i propri sogni. Sono loro che tramandano, da generazioni, la voglia di andare in una direzione ben precisa, inclusiva, meno rumorosa e più accogliente. Per tutti indistintamente. Ci sono ovviamente alcune piccole e isolate eccezioni, ma fanno parte di quella minoranza che ha deciso di continuare a vivere mentalmente legate ad un passato che la storia ha dimostrato essere fallimentare. Sono poche e rumorose, mediaticamente a loro agio, ma rappresentano un futuro che non vedrà mai sorgere il sole. Sono già (state) sconfitte.

(la recensione prosegue a p.2)

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“Ali di vetro” di Katrine Engberg  (Marsilio Farfalle)          

Ali di vetro - Katrine Engberg - copertina

Sul comodino della Rambaldi

Katrine Engberg – Copenaghen – ex ballerina e coreografa con un passato in televisione e teatro. Una delle più belle sorprese del poliziesco nordico degli ultimi tempi. La sua serie, di cui Ali di vetro è il secondo episodio pubblicato in Italia, è venduta in 26 paesi.

“La società si era trasformata. Una lavatrice si rompeva due mesi dopo la scadenza della garanzia, le case erano fatte di lana di roccia e gesso, e il dolore si scacciava con un analgesico senza valutare cosa l’avesse provocato. Trattamento dei sintomi. Era il trionfo dell’indolenza, e il fallimento del sistema…

“Hai fatto colazione?” Isak annuì distrattamente. Sembrava una domanda innocente, ma in realtà era essenziale. Isak poteva benissimo scordarsi di mangiare e, se capitava, l’antipsicotico che prendeva gli dava la nausea. L’ultima volta che aveva vomitato il Seroquel, era andato a camminare nel parco e non si era fatto vedere per ore; più tardi erano state ritrovate quattro anatre del laghetto con le teste staccate.”

Mentre la pioggia cade fitta su Copenaghen un’infermiera calcola il peso dell’anziano addormentato prima di iniettargli una fiala di Ajmalina. Una  doppia dose può ucciderlo. È stanca dopo l’ennesimo doppio turno. Sul  lavoro non  gode di grandi simpatie, non ha più  voglia di discutere e  presto mostrerà a tutti cosa è in grado di fare. Farà  appena in tempo a nascondere la siringa prima che si attivi l’allarme del monitor. Il bello dell’Ajmalina è che fa effetto subito e l’arresto cardiaco sopraggiunge quasi istantaneamente.

Frederik s’è alzato all’alba per consegnare giornali nel centro storico,  ama il suo lavoro anche sotto la pioggia. Ma appena appoggia la bici alla fontana al centro della piazza, si accorge della donna nuda che galleggia nell’acqua a faccia in giù.

(la recensione prosegue a p.2)

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“Senza di te” di Ivo Tiberio Ginevra (I Buoni Cugini Editori)

Ginevra Ivo Tiberio: Senza di te. Romanzo

#grandangolo di Marco Valenti

Il megadirettore galattico de I Buoni Cugini Editori torna in libreria e ci regala il nuovo episodio della saga di Falzone e Bertolazzi. Il passare del tempo pare non aver avuto effetti sul nostro duo preferito. Come un buon vino, magari siciliano, che migliora con il trascorrere degli anni, i nostri tornano in grande forma per l’ennesimo capitolo della serialità a loro dedicata. È un noir o un romanzo d’amore? è stata la domanda che mi sono posto non appena ho finito “Senza di te”. La risposta non ha tardato ad arrivare, ed è stata ovviamente “ma cu minchia si ‘nni futti”. È un buon libro, intrigante, divertente e ricco di sfumature che portano lontano, se si ha la voglia di riflettere, soprattutto sui “non detti” del romanzo che emergono pagina dopo pagina.

Ivo Tiberio Ginevra nisseno di nascita, ma palermitano (e tifoso rosanero) a tutti gli effetti, è il titolare (insieme alla moglie, precisiamolo, non si sa mai…) della casa editrice I Buoni Cugini Editori con cui pubblica volumi troppo presto “scomparsi” e caduti del dimenticatoio della collettività, ma anche romanzi gialli ma dagli importanti risvolti sociali legati al territorio, come quelli dell’amico Vincenzo Ieracitano, o quelli che scrive in prima persona. “Senza di te” non fa eccezione a quanto detto. C’è la Sicilia, rappresentata dall’immaginaria cittadina di Scrafani, a fare da sfondo alle vicende del commissario Falzone. E con essa tutto il carico di dinamiche legate all’isola e alla sua storia recente e passata. Si parte da una serie di omicidi mascherati da suicidi per arrivare all’ingombrante ombra della mafia quando iniziano a cadere prima un magistrato, poi un maresciallo dei Carabinieri ed infine il figlio di un boss mafioso locale. Una bella “camurria” per Falzone che si sente sprofondare in un pantano da cui non sarà facile uscire.

Il commissario Falzone è in preda ad una crisi senza precedenti, il suo matrimonio è naufragato, vive solo come meglio può, al lavoro non va poi molto meglio, anche in questura si sente sempre più solo, alla depressione si somma anche quella “solitudine da carenza di amore”, In un quadro come questo ritrovarsi ad indagare su una serie di suicidi non sembra essere il massimo, del resto quando hai “il deserto nel cuore” il lavoro non può sostituire quello che manca, e il baratro si fa sempre più vicino e sempre più profondo. Lasciarsi andare verso l’estrema decisione è questione di attimi.

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“Storie del borgo senza tempo” di Romano De Marco (Fernandel)

Nel paese del cacciatore di anime

Recensione di Domenica Affortunato

“Storie del borgo senza tempo – Nel paese del cacciatore di anime” è il nuovo romanzo di Romano De Marco, appena uscito per l’editore Fernandel.

De Marco è uno scrittore tra i più importanti nel panorama del genere noir italiano e i suoi affezionati lettori, davanti al suo ultimo romanzo, potrebbero pensare di trovarsi catapultati in qualche scena del crimine a cercare di risolvere un altro difficile caso: e invece no!

De Marco ci stupirà piacevolmente con un piccolo cambio di rotta per quel che concerne il genere letterario.

Torneremo a Peccioli, piccolo e ridente borgo Toscano di circa 5 mila anime, che abbiamo già potuto conoscere nel suo precedente romanzo “Il cacciatore di anime”: ne apprezzeremo i luoghi, le bellezze artistiche e culturali, l’ordine, la pulizia e la tranquillità.

Conosceremo meglio alcuni personaggi secondari: l’autore ne affronterà con grande maestria ed introspezione i lati psicologici, sociologici ed antropologici di ciascuno con entusiasmanti e immancabili colpi di scena.

Senza dubbio questo è un libro che induce a fare profonde riflessioni sulla vita, sull’amicizia, sull’amore e ti sbatte davanti allo specchio il tuo “io”: Cosa c’è di più difficile e faticoso nella vita di tutti noi, se non il problema di fare i conti con sé stessi e abbozzare un bilancio del proprio percorso personale?

E’ un testo profondo che ti penetra dentro, ti analizza, ti risucchia come in un vortice, questo perché qualsiasi lettore potrebbe rivedersi in uno dei suoi personaggi e vivere/rivivere in maniera sconvolgente ed emozionante la propria storia.

Sono certa che il lettore verrà colpito, ad esempio, da personalità come Agnese, direttrice di una Fondazione guidata da sole donne. Donna in carriera assorta nella sua ritualità e razionalità: il controllo di sé stessa e la sua lucidità mentale, però, saranno minati improvvisamente.

Per non parlare di Gino, un fruttivendolo introverso, che ci commuoverà con gesti che fanno vibrare l’anima, mentre Remo, ventottenne appartenente alle forze dell’ordine, dovrà fare i conti con il suo passato.

Invece Serse, medico ed ex professore universitario, ci darà una lezione sulla vulnerabilità dei sentimenti. Ed infine Teresa, donna matura con la passione per la scrittura dovrà decidere se scendere a compromessi per raggiungere il suo sogno.Ci troveremo faccia a faccia con storie di vita quotidiana che termineranno con una sbalorditivo finale: “La festa del ritorno”.

Romano De Marco riesce a catturare il lettore con una scrittura squisitamente semplice, chiara e allo stesso tempo pungente. Infatti, con estrema empatia e pochi fronzoli, racconta di personaggi in età matura che affrontano la quotidianità con la sistematicità, la pragmaticità e la saggezza che solo l’esperienza del proprio vissuto ti può donare.

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“Come navi nella notte” di  Tullio Avoledo (Marsilio)

Recensione di Nuela Celli

Marco Ferrari è uno scrittore di gialli, il suo personaggio va forte e i suoi libri sono tradotti in diversi paesi del mondo. Vive a Friburgo, una città, come ripete più volte, che ama proiettarsi nel futuro e pensa che questo possa essere un posto migliore del presente. In un momento storico tanto delicato, che si è appena lasciato alle spalle la ‘Situazione’, ovvero il Covid-19, con terribili anni di isolamento, varianti sempre più aggressive e un numero impressionante di morti, la Germania sembra essere un luogo accogliente e rassicurante per il nostro protagonista, mentre l’Italia, da cui si è allontanato da tempo, ha visto le proprie libertà ridursi in modo notevole sotto lo strapotere burocratico, ma soprattutto economico e tecnologico, della Cina. Quest’ultima, con una specie di Piano Marshall in versione orientale, chiamato Sfera di Solidarietà e Amicizia tra i Popoli, ha salvato l’Europa dal baratro della crisi, colonizzandola capillarmente, dal web, al mercato, fino alle cariche pubbliche. La Germania resiste, isola di libertà.

E allora perché oltrepassare il confine e condannarsi a constatare quanto tutto sia cambiato? Ma soprattutto, perché tornare nel luogo da cui è fuggito?

Magda, la sua compagna di vita e reporter nei posti più pericolosi del pianeta, lo capisce a fatica. Anche lei sta per partire, Marco non ne è felice, e carica la sua modernissima Tesla, Model X, di malumore. Sia perché la donna che ama non fa che mettere in pericolo la sua vita, sia perché tornare nel Bel paese significa riaprire vecchie ferite. Vedere quanto tutto sia mutato, e non in meglio, lo angoscia, così come ridare forza ai vecchi incubi. L’irruzione, le manganellate, le grida, l’amara consapevolezza di trovarsi dalla parte sbagliata della barricata. Erano i lontani anni del G8 a Genova, e in quella famigerata scuola la polizia tradì molti dei suoi principi. Marco Ferrari, durante il processo che ne seguì e che lo vide imputato insieme ai suoi colleghi, disse la verità, ascoltando la propria coscienza, e adesso, in quello che era il suo paese, è considerato soltanto un traditore.

Ma non sono questi gli unici motivi per il suo umore torvo. È anche stanco. Di cosa? Sarebbe meglio chiedergli di chi. Ma di lui, certo, di Gianni Venier, il commissario che lo ha reso benestante e famoso, e che adesso lo sta intrappolando proprio come fece Sherlock Holmes con Arhtur Conan Doyle, verso il quale ha iniziato a nutrire un rapporto di indulgenza e irritazione. 

(la recensione prosegue a p.2)

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Sugarcon-X

Dal 22 al 26 settembre ai Giardini dell’Arena di Padova si terrà la Sugarcon-X, la Sugarpulp Convention del decennale

Torna la Sugarcon-X per festeggiare il decennale del primo storico Sugarpulp Festival.

Sugarcon-X, il visual dell'edizione 2021

Una grande festa che durerà cinque giorni!

Il programma prosegue a pag. 2

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“In caso di emergenza” di E. G. Scott (SEM)

Sul comodino della Rambaldi

In caso di emergenza

E.G. Scott è lo pseudonimo di due scrittori e sceneggiatori di New York, Elizabeth Keenan e Greg Wands. Un’amica particolare è il bestseller internazionale che ha segnato il loro debutto nel campo della narrativa.

“Non ho paura di morire. Vivere mi sembra molto più faticoso. Una volta ho avuto un arresto cardiaco su un’ambulanza e sono rimasta morta per un’ora e venti minuti. Non ho visto nessuna luce abbagliante, non ho avuto la sensazione di essere sospesa in un buio fitto e tiepido, in una completa assenza di peso sia emozionale che mentale. Ero travolta da un’euforia che non avevo provato nemmeno quando mi  ero fatta di eroina la prima volta. Non sarei voluta tornare indietro mai più. Purtroppo non era ancora giunta la mia ora, grazie a un paramedico tenace che mi aveva rotto tre costole, facendomi la rianimazione cardiopolmonare ininterrottamente dall’ambulanza al pronto soccorso. Non era disposto a lasciarmi morire quel giorno perché assomigliavo in modo impressionante alla sua sorellina minore.”

Long Island – In ufficio non  succede niente da  una settimana  e i detectives Wolcott e Silvestri sono ridotti  a recuperare gatti dagli alberi  per vecchie signore, quando vengono chiamati per un cadavere nel parco. È  una donna sulla trentina in tenuta ginnica che puzza di vomito lontano un miglio, doveva essere uscita per fare jogging e probabilmente ha avuto un malore.

In  tasca non ha documenti, solo un biglietto con un nome e un numero di telefono da chiamare in caso d’emergenza. E questo è sicuramente un caso d’emergenza.

La trentenne Charlotte Knopfer ha assolutamente bisogno di rintracciare  Peter.

(la recensione prosegue a p.2)

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“La città spezzata” di Leonardo Palmisano (Fandango)

Sul comodino della Rambaldi

Leonardo Palmisano – dirigente d’impresa,  scrittore e autore di inchieste. Presiede la società cooperativa Radici Future Produzioni, è direttore artistico di LegalItria e membro del Gruppo Legalità della Direzione Nazionale di LegaCoop. Analista di sistemi criminali e migrazioni, è coordinatore di progetti antimafia istituzionali. Premio Livatino contro le mafie e Colomba d’oro per la Pace. Per Fandango ha pubblicato con Yvan Sagner: Ghetto Italia. I braccianti stranieri tra caporalato e sfruttamento, Mafia Caporale, Ascia nera. La brutale intelligenza della mafia nigeriana. Sempre per Fandango ha esordito con una serie di gialli sul bandito Mazzacani: Tutto torna. Il primo caso del bandito Mazzacani, Nessuno uccide la morte. Mazzacani sulle tracce di Colucci, Chi troppo vuole. Mazzacani trova la sua vendetta.

“Futuro? Se è per questo non c’è nemmeno un presente. Palese è un borgo di mare mangiato da Bari. Su questo borgo ci sono sontuosi progetti di riqualificazione ma manca un’idea che possa legarlo culturalmente alla città. Allora ci pensa la mala, che sa appropriarsi di ogni lembo di terra per farne un puzzle di piccoli campi di battaglia e di identità.

“La  città dello spaccio. Questa è Bari”, dice Gina amareggiata.

“Quando frequentavo il liceo a Japigia, lo spaccio era alla luce del sole. Qui, di giorno, non c’è impronta della vendita di sostanze stupefacenti, niente segnala al territorio la presenza dei pusher.

Qua vengono a spararsi. Nessuno vuole comprare la roba a Palese, è troppo scoperto. Di giorno c’è troppo movimento. Ma la sera…” Al calare del sole le periferie nord di Bari cambiano volto.”

La città spezzata  è una lettera aperta  che Leonardo Palmisano scrive a Bari, la sua città natale.  Una città innaturale e incompiuta difficile da raccontare. L’autore pesca nella memoria dell’infanzia e  racconta di quartieri e persone, di aspetti positivi e negativi.

(la recensione prosegue a p.2)

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“Il botto” di Emilio Martini (Corbaccio)

Il botto. Le indagini del commissario Bertè - Emilio Martini - copertina

Sul comodino della Rambaldi

Dietro il nome Emilio Martini si celano due sorelle scrittrici Elena e Michela Martignoni, milanesi che frequentano da anni la Liguria.  Insieme hanno scritto i romanzi storici: Requiem per il giovane Borgia, Vortice d’inganni, Autunno  rosso porpora, Il duca che non poteva amare. Col commissario Berté hanno pubblicato: La regina nel catrame, Farfalla nera, Chiodo fisso, Doppio delitto al Grand Hotel Miramare, Il mistero della gazza ladra, Invito a Capri con delitto, Il ritorno del Marinaro, Ciack si uccide, Il paese mormora, Il caso Mariuz e Vent’anni prima  oltre alle raccolte I racconti neri del commisario Berté e Talent Show.

“Potrebbe trattarsi di tritolo?”

“Direi di sì. Una bomba di un paio di chili ad alto potenziale può ridurre un motoscafo in pezzi.”

“Tritolo da scaricamento di bombe della seconda guerra mondiale?”

“Molto probabile o in alternativa recuperato in panetti da navi affondate sempre durante l’ultima guerra. Il tritolo è insolubile in acqua e le posso dire che pesa circa un chilo e mezzo a decimetro cubo, quindi a litro. Faccia conto un melone di quelli retinati. Per arrivare ai due chili e mezzo – tre chili bisogna immaginare un ordigno grande come i meloni gialli di tipo tunisino.”

Lungariva – Agosto 2020 – Domenica – al mercato, Gigi Berté, è convinto di aver riconosciuto una faccia nota. Un  fantasma sbucato dal passato. Se non se l’è sognato sembrava proprio il Beato Angelico, il pericoloso dinamitardo  arrestato anni fa, che ha giurato di fargliela pagare,   e che, a conti fatti, dovrebbe essere  a San Vittore.

Ma probabilmente il tizio che ha visto somigliava semplicemente al suo delinquente.

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“La spiaggia degli affogati” di Domingo Villar (Ponte alle Grazie)

#grandangolo di Marco Valenti

La spiaggia degli affogati

“Spesso aveva incrociato gli occhi di un assassino e sapeva che erano identici a quelli di una persona qualsiasi. Il crimine è proprio dell’indole umana. Chiunque potrebbe uccidere”.

Questo l’incipit che ho scelto per provare a raccontare “La spiaggia degli affogati” di Domingo Villar, recentemente pubblicato dai tipi di Ponte alle Grazie e tradotto da Simone Cattaneo. Il romanzo è il secondo della saga dedicata all’ispettore galiziano Leo Caldas e segue di un anno il precedente “L’ultimo traghetto”. In un mattino di ottobre, quando i turisti sono solo un ricordo e sulla costa regnano solo quiete e silenzio, l’oceano restituisce il cadavere di un pescatore. Sembrerebbe un annegamento come tanti dal momento che è stato visto uscire in mare il giorno prima, e che oltre a non avere ancora fatto ritorno anche la sua imbarcazione sembra essere svanita nel nulla, ma il corpo ha le mani legate e presenta un evidente colpo alla nuca. Le mani sono legate con una fascetta, espediente solitamente usato dai suicidi per evitare di cambiare idea all’ultimo istante. Oltretutto dal passato dell’uomo emergono tossicodipendenza e una strana vicenda che lo vide miracoloso superstite di un naufragio avvenuto in zona una decina di anni prima.

Il caso viene assegnato all’ispettore Caldas, galiziano da più generazioni, accompagnato dal suo vice Estevez, aragonese di Saragozza. Una coppia in apparenza inconciliabile, ma che proprio nelle differenze, nelle tradizioni e nella distanze trova il giusto amalgama che ne fortifica il legame. Due personalità opposte che vivono una contrapposizione ideologica, caratteriale e comportamentale con intelligenza e rispetto.

Siamo a Panxón, un piccolo borgo marinao a sud di Vigo, un tempo dedito alle pesca che ha invece oggi puntato sul turismo estivo. Ennesima delle mile contraddizioni che Villar fa emergere ogni qual volta ci racconta la Galizia, nelle sue diverse incarnazioni, nelle sue diverse anime. Una terra in cui gli esseri umani, coi loro sogni e le loro debolezze nascono vivono e muoiono in simbiosi con il mare, grande padrone di questa terra.

(la recensione prosegue a p.2)

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