APPUNTAMENTI 2017

tris

 

9 giugno – Monzanbano (MN)

con Elsa Riccadonna

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Sul comodino della Rambaldi: LA FORMA DEL BUIO di MIRKO ZILAHY (Longanesi)

 

Mirko Zilahy ha conseguito un Phd presso il Trinity College di Dublino dove ha insegnato lingua e letteratura italiana. Collabora col Corriere della Sera, è stato editor per minimun fax e traduttore letterario dall’inglese (sua la traduzione del premio Pulitzer 2014 Il cardellino di Donna Tartt). Nel 2016 ha esordito col thriller È così che si uccide facendo conoscere il personaggio Enrico Mancini, ora tradotto nei principali Paesi esteri.

La forma del buio prosegue il cammino iniziato con È così che si uccide che ha per protagonista il miglior profiler di Roma specializzato a Quantico, il commissario Enrico Mancini.

Il thriller è ambientato tra ville, parchi e luoghi antichi e moderni della città, come Galleria Borghese coi suoi capolavori del Bernini, Tiziano e Caravaggio, Villa Torlonia e il suo Villino delle Civette collegati tra loro da un passaggio sotterraneo e così chiamato per la presenza di una vetrata con civette stilizzate e per il ricorrere ossessivo di civette nelle decorazioni e nel mobilio, il giardino zoologico, il luna park dell’EUR e altri posti suggestivi come il Parco dei mostri di Bomarzo. Luoghi affascinanti di giorno che possono diventare spaventosi di notte quando il feroce Scultore è pronto a popolarli di creature terrificanti. Continua a leggere

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“Notti oscure” di AA.VV. (La Corte Editore)

Recensione di Claudio Guerra

La cosa che è saltata agli occhi nelle prime osservazioni che ho sentito in giro quando si è cominciato a parlare di questa antologia è il fatto che raccoglie 17 racconti di 17 autori diversi. Cosa che è pure rimarcata nella quarta di copertina.

Girando poi attorno a questo numero “infausto” e la probabile origine latina della sua fama, veniva naturale sostenere come fosse appropriato ad una raccolta di storie “nere”. Non considerando che scrivendo VIXI si confessa di aver vissuto, che è comunque una bella cosa da dire anche se non si è stati un poeta vincitore di un premio Nobel. Ma 17 sono pure le sillabe che si devono utilizzare per comporre un haiku o, rinunciando al lato poetico della questione, in Francia il 17 è il numero d’emergenza per chiamare la polizia. E questo calza al libro ancor più del marchio impresso dalla superstizione.

Non so se si è capito che appartengo alla scuola, forse poco frequentata, di coloro che ritengono il 17 un numero fortunato. Se vi capita di prendere in mano questo libro, forse non passerete proprio dalla mia parte, ma almeno vi convincerete che è un numero che può portare ottime cose. Continua a leggere

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Crimson Lake di Candice Fox (Bantam Book, Penguin, Australia, 2017)

Recensione di Piera Carroli

“…she hadn’t been this happy since they threw her in prison for the first time all those years ago… She’d stood in the doorway to the dorm with her toothbrush and soap and toilet paper ration and watched as the occupants of this strange new concrete wonderland awakened to her presence. She’d watched them emerging from their blankets, leaning around the corners of their bunks, examining her. Suddenly, her shaking had stopped.

She’d recognised them.

These were the broken dolls. The weirdos. The freaks.

These were the people she’d belonged with all her life. She’d finally found them. She’d finally found her own place” (pp. 388-89)”.

[… non era stata così felice da quando l’avevano gettata in prigione per la prima volta, tutti quegli anni fa … Lei era rimasta sulla porta del dormitorio con il suo spazzolino da denti, il sapone e la carta igienica guardandosi intorno, mentre le occupanti di questa nuova, strana e meravigliosa casa di cemento si risvegliavano alla sua presenza. Le aveva guardate mentre uscivano dalle loro coperte, appoggiandosi agli angoli delle loro cuccette, esaminandola. Improvvisamente, la sua agitazione si era fermata.

Le aveva riconosciute. Queste erano le bambole rotte. I weirdos. I freaks. Queste erano le persone che appartenevano a tutta la sua vita. Alla fine le aveva trovate. Finalmente aveva trovato il suo posto]. Continua a leggere

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C’erano una volta i Festival di Cinema

di Elena Araldi

Social network, giornali, tv, radio. Dal Festival di Cannes rimbomba ovunque la première delle prime due puntate di “Twin Peaks”, terza stagione, giunta sul (grande) schermo a distanza di 25 anni dalla fine della seconda serie sul piccolo schermo.

Sulle piattaforme virtuali dilaga un’isteria collettiva su spoiler e visioni.

Un’attesa, quella della terza stagione di “Twin Peaks”, che si è estesa agli scaffali delle librerie, agli eventi a tema organizzati nelle città, alla messa in onda delle prime due puntate, in contemporanea con gli Stati Uniti, su Sky Atlantic HD.

Ora, torniamo indietro di qualche mese, prendiamo il vaporetto da Venezia e approdiamo al Lido per il Festival 2016. Uno degli eventi più attesi in assoluto è stata la proiezione delle prime due puntate della nuova serie di Paolo Sorrentino “The Young Pope”. Continua a leggere

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Cristina Aicardi ci racconta MilanoNera

PORTALE:  MILANONERA

I tuoi dati biografici fondamentali. 

Vivo in Brianza e lavoro nella ditta di famiglia. Ho due figli ormai adulti che guardano con occhio complice e benevolo la mia smodata passione per la lettura. In fondo tutto questo è colpa loro: non avrebbero dovuto iscrivermi a Facebook. È nato tutto da lì, per una serie di incontri e casi fortunati.

Qual è il tuo ruolo dentro a MilanoNera? 

Da tre anni sono il caporedattore. Mi occupo della gestione pratica del sito: tengo i contatti con le case editrici, coordino i redattori smistando i libri e sono responsabile della messa online di tutti i contenuti che appaiono giornalmente.

Qual è la sua filosofia di fondo o il suo motore?

La passione per la lettura e la voglia di condividerla.

Se MilanoNera avesse un motto sarebbe…

A tutto noir. Solo il meglio però.

Come nasce MilanoNera? Quando è stato fondato? Da chi? E da allora come è cambiato?

Milanonera è stato il primo portale italiano dedicato alla letteratura gialla, thriller e noir. Fondato da Paolo Roversi nel 2006, dal 2008 è registrato come testata giornalistica presso il tribunale di Milano. Milanonera è nata dalla passione di Paolo per la lettura e la scrittura e da ormai 11 anni si occupa di recensioni, articoli, interviste e segnalazioni di nuove uscite , di eventi o festival. Continua a leggere

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La migliore amica di Claire Douglas (Edizioni Nord)

Recensione di Patrizia Debicke

Pubblicato da Penguin nel 2016 con il titolo di Local Girl Missing, La migliore amica è arrivata in libreria per il tipi della Nord.

Anche in questo caso, come nel precedente primo romanzo Sorelle, che ha visto la Douglas sfondare sul mercato anglosassone nel 2015, ci troviamo di fronte a una storia che si dipana fra presente e passato, con due figure femminili al centro della narrazione. Anzi due personaggi principali, le due protagoniste e voci narranti.

La prima della due, quella del presente (2016), è Francesca Howe, Frankie (figlia di un intraprendente albergatore inglese e di una italiana), ricca donna d’affari che vive a Londra in una splendida casa e amministra gli alberghi della sua famiglia. Con un matrimonio fallito alle spalle e non realizzata sentimentalmente, vive una insoddisfacente relazione senza domani. Sarà forse anche per questo motivo che quando il passato, nelle vesti di Daniel, fratello della sua migliore amica, chiede il suo aiuto per identificare i resti umani che potrebbero essere della sorella, misteriosamente scomparsa in mare diciannove anni prima, pensa di lasciare il lavoro per qualche giorno, salire in macchina e raggiungerlo a Oldcliffe, una balneare cittadina costiera del Somerset non lontano da Bristol. Continua a leggere

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Alessandro Manzoni è pop! (e, soprattutto: non è obbligatorio)

Su pagina99 è uscito un articolo, firmato da Marco Filoni, che, riprendendo un appello lanciato da alcuni docenti e scrittori, auspica che Manzoni non sia più un testo obbligatorio. Recita infatti lo strillo:

I “Promessi sposi” sono testo obbligatorio dal 1870

In realtà non è così. “I promessi sposi”, che in precedenza si studiavano in seconda superiore, non sono più obbligatori da un pezzo. Tant’è che diversi docenti ne hanno sospeso l’adozione. Su questo articolo pesa quindi un grande errore di fondo. Paladini del divertimento letterario: informatevi prima di cominciare le vostre battaglie! I docenti non sono più vincolati agli autori, soprattutto al biennio (Linee Guida del 2010).

Che poi sia lecito, da parte di un docente, valutare di proporre altri testi alle classi, nulla da eccepire. La scelta programmatica è un momento delicatissimo per gli insegnanti, che può cambiare di anno in anno e si basa sostanzialmente sul tentativo di calibrare le possibilità reali degli allievi con le indicazioni ministeriali.

L’articolo prosegue ammiccando al lettore sulla morbosità presunta del libro che ha segnato la storia del romanzo italiano, quello che, assieme alla Commedia, ci invidiano in tutto il mondo:

«Siate sinceri: (quando pensate a Manzoni, ndr) pensate a un misto di noia e fastidio? Bene, la cosa non deve preoccuparvi. Fatti salvi gli studiosi, rientrate nella quasi totalità della popolazione italiana che, a scuola, ha letto le pagine dei Promessi sposi. Lo chiamano “effetto-Manzoni” e, secondo molti, sarebbe alla base di una successiva ripulsa verso la letteratura di molti giovani».

Possiamo essere o meno d’accordo. Io non sono d’accordo, ma non è questo il punto. Mi sembra anche un po’ presuntuoso liquidare così vent’anni di revisione, studio e dedizione che hanno dato un contributo fondamentale alla realizzazione dell’italiano che parliamo oggi.
Riepilogando: che Manzoni non debba essere obbligatorio, è giustissimo. Ma di fatto non lo è.
Che Manzoni sia noioso, beh… permettetemi un anacoluto: andiamoci cauti.Per smentire questa frase che non si basa su alcun dato scientifico (“quasi totalità della popolazione italiana “) vorrei che l’autore dell’articolo parlasse coi tanti allievi (non solo miei) entusiasti dei Promessi Sposi. Con quelli che l’hanno riletto d’estate senza che nessuno glielo abbia imposto come compito. Con alcuni amici di facebook di cui vi ripropongo qui sotto lo screenshot.

E vorrei, concludendo, che leggesse alcune testimonianze. Tra cui – curioso! – quella del grande Camilleri che, giustamente sostiene la non-obbligatorietà (siamo tutti contrari alle costrizioni, certo) ma intanto ecco cosa ricorda:

«Da ragazzo, non lo nascondo, non sopportavo l’autore de I promessi sposi. La lettura che ci veniva propinata a scuola lo rendeva odioso, noioso. Qualche anno dopo aver finito gli studi, mi capitò inopinatamente fra le mani una copia de La colonna infame. La lessi, ne rimasi incuriosito, colpito, addirittura turbato. Iniziò così la mia comprensione dell’opera manzoniana, i personaggi de I promessi sposi assunsero una dimensione diversa, non acriticamente rasserenante».

E quella di Pier Paolo Pasolini, in Descrizioni di descrizioni (1979), ha fatto fare ai personaggi un salto di ruolo, paragonandoli a carte da gioco pronte a essere mescolate e riordinate a seconda di uno schema preciso e all’insegna di norme prestabilite:

«I personaggi del Manzoni sono diventati  più ancora che quelli di Dante o dell’Ariosto  qualcosa come  i personaggi delle carte da gioco: si riconoscono per un ghirigoro codificato e fissato per sempre da regole accettate da tutti ormai involontariamente. Si parla di «Lucia», di «don Abbondio», di «fra Cristoforo», dell’«Innominato», come appunto, mescolando  disinvoltamente un mazzo di carte». 

Quanti don Abbondio conosciamo? Quanti piccoli gradassi simili a don Rodrigo, magari leoni da testiera? Manzoni è pop, ragazzi, oltre a essere attualissimo, bando alle ciance!

 

 

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