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“Benvenuti nell’Antropocene” di John Greene  (Rizzoli)                                                                           

Benvenuti nell'Antropocene. Velociraptor, internet e la cometa di Halley:  guida a un pianeta uomo-centrico - John Green - Libro - Rizzoli - Saggi  stranieri | IBS

Sul comodino della Rambaldi

John Green – Indianapolis – autore di best-seller tra cui Cercando Alaska, Tartarughe all’infinito e Colpa delle stelle. I suoi libri hanno ricevuto premi e riconoscimenti e sono tradotti in 55 lingue. Col fratello Hank ha prodotto anche video online di grande successo, tra cui Vlogbrothers e il canale educational Crash Course.

“Quando penso a quanto mi è piaciuto l’Antropocene finora, mi viene in mente la frase di Robert Frost: “Come un pezzo di ghiaccio su una stufa rovente, la poesia deve cavalcare il suo sciogliersi”. Vale per la poesia e vale anche per noi. Come ghiaccio su una stufa rovente, dobbiamo cavalcare una terra che si sta sciogliendo, con la consapevolezza di essere i responsabili del suo sciogliersi. Una specie che ha scoperto sempre nuovi mezzi per crescere ora deve scoprire modi per decrescere. Altre volte ricordo che io non sopravviverò, naturalmente. Presto o tardi, sarò il tutto che è parte di tutto il resto. Ma fino a quel momento, quanto è sbalorditivo respirare su un pianeta che respira.”

L’Antropocene è l’attuale era geologica in cui l’opera dell’uomo ha profondamente ridisegnato e influenzato il pianeta. In questo libro John Green recensisce, con una valutazione da 1 a 5 stelle, diversi aspetti del nostro pianeta – dalla tastiera QWERTY al velociraptor, passando per: internet,   miti dello sport,  videogiochi, bevande gassate  e cometa di Halley, fino ai Pinguini del Madagascar. È un libro complesso, ricco di dettagli ed è anche un modo diverso  di guardare il mondo che ci circonda.

L’autore, dopo aver creato un sentiero dietro casa, viene colpito da una labirintite che lo costringe a  letto per settimane. In quei giorni soffre di attacchi di panico e non è in grado di far nulla, ma ha molto tempo per pensare. Di solito recensisce  e  analizza romanzi per conto di una rivista che prevedono valutazioni  da 1 a 5 stelle. Sistema  introdotto da Amazon. Ha recensito dalla Diet Dr Pepper alle oche del Canada. Tutto è  oggetto di recensioni. Tutto viene classificato da 1 a 5 stelle, persino le panchine del parco.

(la recensione prosegue a p.2)

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Barbero nega il patriarcato

di Marilù Oliva

“Le donne risultano svantaggiate sul lavoro perché non hanno abbastanza aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi”. (Alessandro Barbero)

Così dopo aver smontato l’esistenza dello ius primae noctis (basandosi sul fatto che non esistono documenti concreti su un’usanza di cui resta testimonianza in letteratura e perfino nell’arte), il professor Barbero nega le insidie del patriarcato.

Il professor Alessandro Barbero (Ansa)

Gentile professor Barbero, io sono abbastanza certa che se lei fosse stato donna difficilmente avrebbe avuto le opportunità e il seguito su cui ora può contare. Difficilmente avrebbe fatto altrettanta strada in accademia e nel mondo editoriale, certo non sarebbe stato accolto con tanta attenzione. E forse ci sarebbe andato più cauto con le scempiaggini.

Lo so perché conosco molte donne in gamba che non riescono ad affermarsi nonostante le loro qualità o faticano a ritagliarsi uno spazio professionale all’altezza della loro preparazione e dei loro sogni) in questo mondo sessista e anche un po’ corrotto.

Lo so perché conosco donne valide e talentuose che, anzi: proprio per questo vengono ostacolate. Perché una donna che sa il fatto suo e svolge egregiamente il proprio lavoro può risultare fastidiosa.Lo so perché lo vedo ogni giorno e l’ho sudato sulla mia pelle fin dagli esordi, quando nella mia stessa casa editrice pagarano il doppio di me un autore che, a parità di curriculum, aveva scritto un libellino inutile, ma aveva il merito di essere maschio (e a un maschio si devono concedere migliori condizioni contrattuali, è una tacita legge purtroppo ancora in vigore).

Lo so perché quelle professioniste determinate (attenzione: non “aggressive”, ma semplicemente sicure di sè, decise a perseguire una meta), non vengono mai classificate “ambiziose” (come si fa con i maschi), bensì “arriviste”. E’ molto più comodo: è un modo subdolo per cercare di metterle fuori gioco.E il brutto di tutto questo, sa qual è, professore Barbero? Che se ti azzardi a dire qualcosa, sei fregata. Subito ti tacciano di lagnarti, di essere la solita femminista rompicoglioni. Ma questa condizione di impotenza per cui devi sempre subire e startene zitta ci ha stancate. Quindi diciamolo, che stavolta il professore ha sparato una sciocchezza. Cominciamo a dare dei segnali forti di fronte alle solite scempiaggini.

Come sempre immagino che arriverà qualche fenomeno a dirmi: “Ma perché ne parli? Così gli fai pubblicità”. La questione è che è necessario parlarne perché questa è solo la punta di un iceberg ben profondo ed è abbattere l’iceberg che mi interessa, partendo dalle manifestazioni che ci irritano e deprimono purtroppo sempre più spesso.So che c’è la fame nel mondo e che ci sono i talebani in Afghanistan, ma intanto anche qui in Italia abbiamo un po’ di cose da sistemare e non sarebbe male partire da quelle.

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“Solo una canzone” di Roberto Livi (Marcos y Marcos)

Recensione di Patrizia Debicke

Solo una canzone - Roberto Livi - copertina

La canzone è quella mitizzata che il protagonista, di cui leggiamo subito lo smarrito elenco di ideali perduti , difficoltà e pensieri, vorrebbe comporre da sempre. Una canzone annunciata e che tutti ormai, sua moglie Ave per prima, si aspettano da lui. In fondo poi forse gli potrebbe bastare solo una canzone, per rimettere in moto tutto quanto e ripartire o meglio ricominciare. Ma quella sua canzone è una fantasia , una realtà o piuttosto un’ineluttabile condanna? 
Finora ha buttato giù quattro battute, un’intera strofa ed  è già da tanto, mentre era rimasto da solo in trattoria , o durante una  gita sul lungo mare,vicino all’acqua,  o tra le gole dei monti e poteva tranquillamente strimpellare con la chitarra, ma il ritornello, l’indispensabile seconda parte, il seguito,  non gli riesce proprio. Non trova lo spunto.  Si sente un mezzo fallito e  di umor nero come tutti i vestiti che possiede e indossa.
Il gestore di La Luna nel pozzo ha  ereditato dai genitori l’obbligo  di mandare avanti un’ esercizio pubblico. Ma non gli piace ed è tutto meno che il classico ristoratore marchigiano, sempre pronto a chiacchierare, a scherzare con i clienti e a servirli. Anche perché è  sopraffatto delle loro pessime recensioni online. Tanto che,  con il crack che incombe minaccioso all’orizzonte,  ha paura di quei clienti. Soprattutto con una  trattoria che giorno dopo giorno continua a perdere soldi e ormai  è a un passo dalla chiusura.  Lui, quei clienti, vorrebbe poterli allontanare e finalmente  chiudere.  Da tempo infatti si è ridotto a fare il cameriere, ad avere sempre male ai piedi, a essere libero soltanto di martedì e a servire piatti surgelati.  Unica concessione culinaria: le tagliatelle tirate a mano  dalla Gianna, la ex vice cuoca salita di grado ma  durerà ancora  per poco.  Insomma la sua azienda sta andando a rotoli, e lui non cerca certo  di farla andare meglio.
Si sente un artista mancato.  Avrebbe sempre desiderato sognare, viaggiare, andare lontano e invece è incatenato là, dalla  Luna nel pozzo e si è stufato dall’Ave, la moglie che ha sposato, la rotonda paleontologa, la donna dalla testa concreta che quando parla sembra un fiume in piena.  Il loro rapporto ormai è arrivato agli sgoccioli. A letto non funziona più.  Lei poi litiga sempre e gli rinfaccia  persino il suo sogno di scrivere una canzone. Insomma si dia una mossa e lo faccia infine  a tutti i costi e purchessia, lo sprona, perché anche uno schifo di sicuro è sempre  meglio di niente.

(la recensione prosegue a p.2)

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“Cara Rose Gold” di Stephanie Wrobel  (Fazi Editore)                                                                                                   

Sul comodino della Rambaldi

Stephanie Wrobel – Regno Unito – Dopo aver conseguito un MFA presso l’Emerson College, ha lavorato come copywriter creativo presso varie agenzie pubblicitarie e pubblicato  racconti brevi.

“Andiamo, mamma”. Perché  lo dice in quel modo sarcastico, come se io non fossi davvero sua madre? “Vieni a vedere a che punto sono arrivata”.

Sarei dovuta andare in un motel. Sarei potuta rimanere in prigione. Mi si drizzano i peli sulle braccia. Ho la bocca arida. Premo il pulsante della cintura che si ritrae. Le mie dita raggiungono la maniglia dello sportello. Le suole delle mie scarpe trovano il predellino.

“Vieni o no?”. Rose Gold mi osserva mentre culla Adam.

Annuisco e riesco a produrre un sorriso, la sempre ben disposta Patty. Sbatto lo sportello dietro di me, mi trascino fuori dal garage, verso casa.”

Una madre che non dimentica e una figlia che non perdona.

Cara Rose Gold, salutato come esordio mistery dell’anno, è un raffinato thriller psicologico ambientato nella più cupa provincia americana.

È colpa di Rose Gold se la madre è finita in prigione, la  figlia non era obbligata a testimoniare contro di lei, e adesso Patty odia  tutti quelli che invocavano giustizia senza sapere. L’hanno fatta passare per  la madre malvagia che infierisce sulla figlia malata.

L’hanno accusata di abuso aggravato su minore e di aver avvelenato sua figlia.

I  giornali hanno dedicato intere pagine a Patty l’avvelenatrice chiedendo a gran voce di metterla in prigione e gettare le chiavi. La manipolatrice deve  essere punita e  i giudici li hanno accontentati.

(la recensione prosegue a p.2)

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Il riflesso di Giulia De Filippis

La mia coscienza si destò ancora una volta, travolta da luce estranea e inattesa, come se una coltre bruna le fosse stata negata con un gesto risoluto da artigli immaginari che la condannassero di nuovo a una caligine mentale. Era già accaduto, o meglio, accadeva di continuo, ma ogni volta, in un primo momento, un effimero senso di meraviglia, quasi una parvenza di divino risveglio, affiorava inesorabile in me, con la stessa innocenza di un pargolo da poco venuto al mondo.

Rinascevo, e, come fuoriuscendo da un buco nero, mi ritrovavo immerso in una luce che, pur nella sua fiochezza, mi investiva sferzante, nutrendosi dell’assuefazione all’oblio di ogni mio senso e particella di senno. Presto, però, la realtà tornava nella mia coscienza coi suoi intrinsechi chiaroscuri, il chiarore lattiginoso si diradava e la miseria della mia reale condizione si palesava, tristemente vivida e inopinabile, entro contorni più marcati. Era così che vivevo, ancora una volta, la disillusione di un sogno estatico che, oltre il suo fine velo, non celava altro che il frutto di un ineluttabile circolo vizioso. Quello che mi era apparso un evento eccezionale e prodigioso, una rinascita unica in se stessa, era in realtà una ripetuta ripresa di coscienza, la realizzazione di una condizione che, finché ero incapace di intendere e di volere, morto, avevo potuto ignorare. La mia anima, infatti, nonostante non mi spiegassi quale onta avesse potuto mai renderla meritevole di una tale sorte, era prigioniera di una dimensione astratta e assurda in cui non ero altro che un riflesso di specchio condannato a morire e a rinascere di continuo, a seconda di quando tu avessi voluto contemplare la versione superficiale e apparente di te. Ovvero io.

Il racconto prosegue a p. 2

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“Odissea Nerd” di Andrea Fulgheri  (Amico Libro – Le lune)                                                         

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Odissea nerd - Andrea Fulgheri - copertina

Andrea Fulgheri – Cagliari – fa parte del direttivo dell’Accademia d’Arte Santa Caterina dove insegna scrittura creativa. Ha pubblicato: Storie Minime e Sedici e  molti racconti.

“Se durante una discussione qualunque, non ha importanza l’argomento, qualcuno nel gruppo prova a dare la spiegazione definitiva scomodando il paradosso del gatto di Shrodinger o il rasoio di Occam, ecco quello è sicuramente un nerd. Cosa, cosa? Non ne avete mai sentito parlare? Sbagliato, è solo che non siete stati attenti, come al solito. Per farvi un esempio Il gatto di Schrodinger altri non è che un esperimento mentale di meccanica quantistica nominato almeno una volta nei telefilm di: Doctor House, Doctor Who, The Big Bang Theory (strano eh?), I viaggiatori, negli albi di Dylan Dog e Spider Man, nei film The prestige, Repo Man e Dejà vu e molti altri ancora.”

Odissea Nerd è una raccolta di personaggi interessanti coinvolti in storie bizzarre e ricca di citazioni dagli anni ‘70 fino ai giorni nostri, con una copertina che  omaggia l’Alan Ford del grande Magnus. Un libro che parla di creatività, passione e cultura.

Lo stesso Andrea Fulgheri si sentiva un nerd ancor prima che i nerd venissero di moda.

Il nerd è un giovane di modesta prestanza fisica,  spesso  insignificante e solitario, che compensa  scarsa avvenenza e frustrazioni con un’ossessiva inclinazione per le nuove tecnologie. Le sue competenze informatiche e scientifiche l’hanno  trasformato in un eroe, e nei film  risulta spesso decisivo nel risolvere situazioni delicate. Il termine NERD sembra  sia apparso per la prima volta nel 1950 in un libro del Dr Seuss, un’altra teoria sostiene che derivi dal pupazzo Mortimer Snerd e un’altra ancora  dall’acronico della ditta  Northern Electric Research and Development i cui dipendenti usavano una protezione contro le macchie d’inchiostro con stampato NERD.

Al giorno d’oggi il nerd non è più lo sfigato mostrato nei film anni ’80, con apparecchio ai denti, che finiva per risolvere difficili enigmi e punire il cattivo. Dagli anni ‘90 ha preso connotazioni  positive e viene usato per descrivere una persona tecnicamente preparata.

Lo stesso Bill Gates  è stato spesso definito un nerd.

(la recensione prosegue a p.2)

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Libroguerriero Party e non solo…

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“Manuale di Marketing romagnolo” di Paolo Cevoli  (Solferino)                                                                 

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Paolo Cevoli – Riccione – dopo aver lavorato  per anni alla pensione Cinzia, gestita dai  genitori, debutta a Zelig col personaggio dell’assessore Palmiro Cangini. Attualmente opera come manager e imprenditore nel settore della ristorazione ed è impegnato in teatro e nelle serie web.

“Mai lamentarsi. Mai. Never complain, never explain: mai lamentarsi e mai dare spiegazioni.

C’è sempre qualcosa di bello anche nella sfiga più totale. Il buio non esiste. Esiste l’assenza di luce. Il freddo non esiste. L’inverno è la stagione ideale per prepararsi all’estate. Esiste solo l’estate. Con un lungo preambolo primaverile e la coda autunnale. Qualcuno vede il bicchiere mezzo vuoto, qualcuno mezzo pieno. Qualcuno non vede neanche il bicchiere. Il mio babbo diceva: “E biccir l’è sempra pin.”

Paolo Cevoli e il suo Manuale di Marketing Romagnolo

Le tre virtù cardinali romagnole?: sburaggine, patachismo e ignorantezza.

In questo libro Paolo Cevoli spiega il successo dei romagnoli. Per ottenerlo occorre mettersi  in piedi davanti a uno specchio con una mano sulla spalla e dire: “Che sburone che sono!” questo è infatti uno dei principali esercizi pratici per diventare esperti di Marketing romagnolo.

Una tecnica di vendita infallibile.

L’unica su cui non si era ancora prodotto un manuale.

Paolo Cevoli ha iniziato lavorando d’estate come  cameriere alla pensione Cinzia dei suoi genitori, prima di diventare manager e imprenditore e di intraprendere la carriera di comico a Zelig.

Un palco che gli ha insegnato tanto.

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Recensioni al massimo: Falsa testimonianza

Falsa testimonianza - Karin Slaughter - copertina

di Massimo Ricciuti

Titolo: Falsa testimonianza

Autore: Karin Slaughter

Traduzione: Anna Ricci

Editore: HarperCollins

Anno: 2021

Leigh Collier vive ad Atlanta, dove esercita la professione di avvocato in un grande studio legale. Il suo mondo è rappresentato dalla figlia Maddy, che ha appena compiuto sedici anni e dal marito Walter, da cui si appresta a divorziare. Un’esistenza apparentemente tranquilla, come tante altre. Il passato, però, non fa sconti e si ripresenta alla porta di Leigh quando le viene affidato l’incarico di difendere un giovane e ricco uomo, accusato di svariate violenze sessuali. La donna si trova così catapultata indietro nel tempo di ben ventitré anni, quando da diciassettenne tutta la sua vita era cambiata nel corso di un’interminabile e drammatica notte. Colui che dovrà rappresentare in tribunale si chiama, ora, Andrew, ma un tempo era solo un bambino di nome Trevor e sembra conoscere tutto di quella notte. Com’è possibile? E perché ha voluto proprio lei a difenderlo?

Falsa testimonianza è il ventunesimo romanzo di Karin Slaughter, autrice prolifica nota soprattutto per la serie di Grant County e per quella dedicata al personaggio di Will Trent. Qui le protagoniste sono due donne, due sorelle, Leigh e Callie, la cui vita è stata, a dir poco, travagliata. Cresciute da Phil, madre snaturata e menefreghista che non è cambiata con il tempo, le due hanno dovuto ben presto imparare a cavarsela da sole.

(la recensione prosegue a p.2)

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“America non torna più” di Giulio Perrone  (HarperCollins)                                                           

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america non torna più

Giulio Perrone – Roma – Fondatore della casa editrice che porta il suo nome ha pubblicato i romanzi: L’esatto contrario, Consigli pratici per uccidere mia suocera e L’amore fin che resta.

“Tu, che ridi e mi batti soddisfatto una mano sulla spalla, a sottintendere che ce n’è di strada da fare.

Sì è anche questione di buona sorte, casualità, qualcuno direbbe culo.

E ora? Tra mezz’ora esatta passerai sotto i raggi.

A te diranno: ernia molto, molto seria alla schiena. A noi: tumore.

A te: che ti aspetta una lunga riabilitazione. A noi: che ti restano tre mesi.

A te: che il tempo sanerà ogni cosa e che… l’estate prossima dove te ne andrai in barca?

A noi: che dobbiamo capire come farti passare al meglio il Natale perché sarà l’ultimo…

A 56 anni la grinta non ti servirà a nulla. Cattiva sorte, casualità, qualcuno direbbe sfiga.”

America non torna più è un profondo confronto tra padre e figlio. Con un padre che disapprova tutto  e  rimprovera al figlio di non impegnarsi, di non metterci grinta e di pensare solo al divertimento. Eppure anche il genitore ha fatto notti brave in gioventù con gli amici Verme, Godzilla e America.  Diego soprannominato Verme perché troppo sdolcinato con le ragazze, Fabrizio chiamato Godzilla per via di mole e modi, e  America, cugino degli altri due, che non c’è mai, che beve, si stona e ama vivere all’estremo nutrendo sogni che un giorno si riveleranno fatali. Già, ma che fine ha fatto America?

Giulio Perrone si cimenta in un romanzo autobiografico fatto di domande scomode e risposte dolorose che racconta il difficile rapporto col padre fatto di silenzi, incomprensioni, differenze e somiglianze, fino alla  malattia.

Quando il genitore si ammala  si presta a fargli la barba  senza sentimento in vista dell’ultima  riunione di famiglia a cui parteciperanno anche il fratellastro di Roma, la  sorella di Milano e il famoso messicano, che torna apposta dal Messico per l’occasione, che si chiama Renato Perrone e che somiglia tanto a Giulio.

(la recensione prosegue a p.2)

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