PREMI LETTERARI

Premio Condimenti 2021

Premio Libri a 180° Sant’Elpidio a Mare

SugarPrize

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“Cara Rose Gold” di Stephanie Wrobel  (Fazi Editore)                                                                                                   

Sul comodino della Rambaldi

Stephanie Wrobel – Regno Unito – Dopo aver conseguito un MFA presso l’Emerson College, ha lavorato come copywriter creativo presso varie agenzie pubblicitarie e pubblicato  racconti brevi.

“Andiamo, mamma”. Perché  lo dice in quel modo sarcastico, come se io non fossi davvero sua madre? “Vieni a vedere a che punto sono arrivata”.

Sarei dovuta andare in un motel. Sarei potuta rimanere in prigione. Mi si drizzano i peli sulle braccia. Ho la bocca arida. Premo il pulsante della cintura che si ritrae. Le mie dita raggiungono la maniglia dello sportello. Le suole delle mie scarpe trovano il predellino.

“Vieni o no?”. Rose Gold mi osserva mentre culla Adam.

Annuisco e riesco a produrre un sorriso, la sempre ben disposta Patty. Sbatto lo sportello dietro di me, mi trascino fuori dal garage, verso casa.”

Una madre che non dimentica e una figlia che non perdona.

Cara Rose Gold, salutato come esordio mistery dell’anno, è un raffinato thriller psicologico ambientato nella più cupa provincia americana.

È colpa di Rose Gold se la madre è finita in prigione, la  figlia non era obbligata a testimoniare contro di lei, e adesso Patty odia  tutti quelli che invocavano giustizia senza sapere. L’hanno fatta passare per  la madre malvagia che infierisce sulla figlia malata.

L’hanno accusata di abuso aggravato su minore e di aver avvelenato sua figlia.

I  giornali hanno dedicato intere pagine a Patty l’avvelenatrice chiedendo a gran voce di metterla in prigione e gettare le chiavi. La manipolatrice deve  essere punita e  i giudici li hanno accontentati.

(la recensione prosegue a p.2)

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Il riflesso di Giulia De Filippis

La mia coscienza si destò ancora una volta, travolta da luce estranea e inattesa, come se una coltre bruna le fosse stata negata con un gesto risoluto da artigli immaginari che la condannassero di nuovo a una caligine mentale. Era già accaduto, o meglio, accadeva di continuo, ma ogni volta, in un primo momento, un effimero senso di meraviglia, quasi una parvenza di divino risveglio, affiorava inesorabile in me, con la stessa innocenza di un pargolo da poco venuto al mondo.

Rinascevo, e, come fuoriuscendo da un buco nero, mi ritrovavo immerso in una luce che, pur nella sua fiochezza, mi investiva sferzante, nutrendosi dell’assuefazione all’oblio di ogni mio senso e particella di senno. Presto, però, la realtà tornava nella mia coscienza coi suoi intrinsechi chiaroscuri, il chiarore lattiginoso si diradava e la miseria della mia reale condizione si palesava, tristemente vivida e inopinabile, entro contorni più marcati. Era così che vivevo, ancora una volta, la disillusione di un sogno estatico che, oltre il suo fine velo, non celava altro che il frutto di un ineluttabile circolo vizioso. Quello che mi era apparso un evento eccezionale e prodigioso, una rinascita unica in se stessa, era in realtà una ripetuta ripresa di coscienza, la realizzazione di una condizione che, finché ero incapace di intendere e di volere, morto, avevo potuto ignorare. La mia anima, infatti, nonostante non mi spiegassi quale onta avesse potuto mai renderla meritevole di una tale sorte, era prigioniera di una dimensione astratta e assurda in cui non ero altro che un riflesso di specchio condannato a morire e a rinascere di continuo, a seconda di quando tu avessi voluto contemplare la versione superficiale e apparente di te. Ovvero io.

Il racconto prosegue a p. 2

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“Odissea Nerd” di Andrea Fulgheri  (Amico Libro – Le lune)                                                         

Sul comodino della Rambaldi

Odissea nerd - Andrea Fulgheri - copertina

Andrea Fulgheri – Cagliari – fa parte del direttivo dell’Accademia d’Arte Santa Caterina dove insegna scrittura creativa. Ha pubblicato: Storie Minime e Sedici e  molti racconti.

“Se durante una discussione qualunque, non ha importanza l’argomento, qualcuno nel gruppo prova a dare la spiegazione definitiva scomodando il paradosso del gatto di Shrodinger o il rasoio di Occam, ecco quello è sicuramente un nerd. Cosa, cosa? Non ne avete mai sentito parlare? Sbagliato, è solo che non siete stati attenti, come al solito. Per farvi un esempio Il gatto di Schrodinger altri non è che un esperimento mentale di meccanica quantistica nominato almeno una volta nei telefilm di: Doctor House, Doctor Who, The Big Bang Theory (strano eh?), I viaggiatori, negli albi di Dylan Dog e Spider Man, nei film The prestige, Repo Man e Dejà vu e molti altri ancora.”

Odissea Nerd è una raccolta di personaggi interessanti coinvolti in storie bizzarre e ricca di citazioni dagli anni ‘70 fino ai giorni nostri, con una copertina che  omaggia l’Alan Ford del grande Magnus. Un libro che parla di creatività, passione e cultura.

Lo stesso Andrea Fulgheri si sentiva un nerd ancor prima che i nerd venissero di moda.

Il nerd è un giovane di modesta prestanza fisica,  spesso  insignificante e solitario, che compensa  scarsa avvenenza e frustrazioni con un’ossessiva inclinazione per le nuove tecnologie. Le sue competenze informatiche e scientifiche l’hanno  trasformato in un eroe, e nei film  risulta spesso decisivo nel risolvere situazioni delicate. Il termine NERD sembra  sia apparso per la prima volta nel 1950 in un libro del Dr Seuss, un’altra teoria sostiene che derivi dal pupazzo Mortimer Snerd e un’altra ancora  dall’acronico della ditta  Northern Electric Research and Development i cui dipendenti usavano una protezione contro le macchie d’inchiostro con stampato NERD.

Al giorno d’oggi il nerd non è più lo sfigato mostrato nei film anni ’80, con apparecchio ai denti, che finiva per risolvere difficili enigmi e punire il cattivo. Dagli anni ‘90 ha preso connotazioni  positive e viene usato per descrivere una persona tecnicamente preparata.

Lo stesso Bill Gates  è stato spesso definito un nerd.

(la recensione prosegue a p.2)

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Libroguerriero Party e non solo…

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“Manuale di Marketing romagnolo” di Paolo Cevoli  (Solferino)                                                                 

Sul comodino della Rambaldi

Paolo Cevoli – Riccione – dopo aver lavorato  per anni alla pensione Cinzia, gestita dai  genitori, debutta a Zelig col personaggio dell’assessore Palmiro Cangini. Attualmente opera come manager e imprenditore nel settore della ristorazione ed è impegnato in teatro e nelle serie web.

“Mai lamentarsi. Mai. Never complain, never explain: mai lamentarsi e mai dare spiegazioni.

C’è sempre qualcosa di bello anche nella sfiga più totale. Il buio non esiste. Esiste l’assenza di luce. Il freddo non esiste. L’inverno è la stagione ideale per prepararsi all’estate. Esiste solo l’estate. Con un lungo preambolo primaverile e la coda autunnale. Qualcuno vede il bicchiere mezzo vuoto, qualcuno mezzo pieno. Qualcuno non vede neanche il bicchiere. Il mio babbo diceva: “E biccir l’è sempra pin.”

Paolo Cevoli e il suo Manuale di Marketing Romagnolo

Le tre virtù cardinali romagnole?: sburaggine, patachismo e ignorantezza.

In questo libro Paolo Cevoli spiega il successo dei romagnoli. Per ottenerlo occorre mettersi  in piedi davanti a uno specchio con una mano sulla spalla e dire: “Che sburone che sono!” questo è infatti uno dei principali esercizi pratici per diventare esperti di Marketing romagnolo.

Una tecnica di vendita infallibile.

L’unica su cui non si era ancora prodotto un manuale.

Paolo Cevoli ha iniziato lavorando d’estate come  cameriere alla pensione Cinzia dei suoi genitori, prima di diventare manager e imprenditore e di intraprendere la carriera di comico a Zelig.

Un palco che gli ha insegnato tanto.

(la recensione prosegue a p.2)

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Recensioni al massimo: Falsa testimonianza

Falsa testimonianza - Karin Slaughter - copertina

di Massimo Ricciuti

Titolo: Falsa testimonianza

Autore: Karin Slaughter

Traduzione: Anna Ricci

Editore: HarperCollins

Anno: 2021

Leigh Collier vive ad Atlanta, dove esercita la professione di avvocato in un grande studio legale. Il suo mondo è rappresentato dalla figlia Maddy, che ha appena compiuto sedici anni e dal marito Walter, da cui si appresta a divorziare. Un’esistenza apparentemente tranquilla, come tante altre. Il passato, però, non fa sconti e si ripresenta alla porta di Leigh quando le viene affidato l’incarico di difendere un giovane e ricco uomo, accusato di svariate violenze sessuali. La donna si trova così catapultata indietro nel tempo di ben ventitré anni, quando da diciassettenne tutta la sua vita era cambiata nel corso di un’interminabile e drammatica notte. Colui che dovrà rappresentare in tribunale si chiama, ora, Andrew, ma un tempo era solo un bambino di nome Trevor e sembra conoscere tutto di quella notte. Com’è possibile? E perché ha voluto proprio lei a difenderlo?

Falsa testimonianza è il ventunesimo romanzo di Karin Slaughter, autrice prolifica nota soprattutto per la serie di Grant County e per quella dedicata al personaggio di Will Trent. Qui le protagoniste sono due donne, due sorelle, Leigh e Callie, la cui vita è stata, a dir poco, travagliata. Cresciute da Phil, madre snaturata e menefreghista che non è cambiata con il tempo, le due hanno dovuto ben presto imparare a cavarsela da sole.

(la recensione prosegue a p.2)

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“America non torna più” di Giulio Perrone  (HarperCollins)                                                           

Sul comodino della Rambaldi

america non torna più

Giulio Perrone – Roma – Fondatore della casa editrice che porta il suo nome ha pubblicato i romanzi: L’esatto contrario, Consigli pratici per uccidere mia suocera e L’amore fin che resta.

“Tu, che ridi e mi batti soddisfatto una mano sulla spalla, a sottintendere che ce n’è di strada da fare.

Sì è anche questione di buona sorte, casualità, qualcuno direbbe culo.

E ora? Tra mezz’ora esatta passerai sotto i raggi.

A te diranno: ernia molto, molto seria alla schiena. A noi: tumore.

A te: che ti aspetta una lunga riabilitazione. A noi: che ti restano tre mesi.

A te: che il tempo sanerà ogni cosa e che… l’estate prossima dove te ne andrai in barca?

A noi: che dobbiamo capire come farti passare al meglio il Natale perché sarà l’ultimo…

A 56 anni la grinta non ti servirà a nulla. Cattiva sorte, casualità, qualcuno direbbe sfiga.”

America non torna più è un profondo confronto tra padre e figlio. Con un padre che disapprova tutto  e  rimprovera al figlio di non impegnarsi, di non metterci grinta e di pensare solo al divertimento. Eppure anche il genitore ha fatto notti brave in gioventù con gli amici Verme, Godzilla e America.  Diego soprannominato Verme perché troppo sdolcinato con le ragazze, Fabrizio chiamato Godzilla per via di mole e modi, e  America, cugino degli altri due, che non c’è mai, che beve, si stona e ama vivere all’estremo nutrendo sogni che un giorno si riveleranno fatali. Già, ma che fine ha fatto America?

Giulio Perrone si cimenta in un romanzo autobiografico fatto di domande scomode e risposte dolorose che racconta il difficile rapporto col padre fatto di silenzi, incomprensioni, differenze e somiglianze, fino alla  malattia.

Quando il genitore si ammala  si presta a fargli la barba  senza sentimento in vista dell’ultima  riunione di famiglia a cui parteciperanno anche il fratellastro di Roma, la  sorella di Milano e il famoso messicano, che torna apposta dal Messico per l’occasione, che si chiama Renato Perrone e che somiglia tanto a Giulio.

(la recensione prosegue a p.2)

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Libroguerriero Party

Per prenotarvi scrivere a libroguerriero@gmail.com

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“La ragazza dei colori” di  Cristina Caboni (Garzanti)

La libreria di Gabriella

La ragazza dei colori

“Ci sarà un posto per lui in Paradiso? Ride di quella parola. Lui lo ha conosciuto in terra, il Paradiso. La sua donna, il suo amore. (….) Lei è il suo amore, la metà della sua anima. Il resto non ha importanza”.

E’ in queste parole, in questi pensieri, gli ultimi di una vita che sta per finire, che si racchiude l’essenza del rapporto tra Letizia Marcovaldi ed Orlando Morosini. Un amore intenso nato in un periodo difficile come quello della Seconda guerra e che supera molte controversie ed anche la presenza di un dolore immenso che ha colpito la stessa Letizia quando era ancora una giovane maestra ma che finisce per segnare la sua esistenza. Solo l’amore di Orlando la salva dal baratro a cui forse è destinata.

Proprio Orlando, infatti, dopo la sua morte, riesce a far venire tutti i nodi al pettine grazie anche alla nipote Stella che seguendo gli indizi lasciati dall’amato zio prima della sua morte, ha un ruolo fondamentale nella salvezza interiore della zia Letizia.

E’ proprio da questo immenso amore che si apre il libro, molto delicato, di Cristina Caboni “La ragazza dei colori” edito dalla Garzanti. La Caboni, sarda, di Cagliari, si occupa dell’azienda apistica di famiglia, ed è una autrice di grandi successi letterari pubblicati anche all’estero e  con il suo ultimo romanzo ci consegna un testo scritto con semplicità ma carico di forti sentimenti ed emozioni. L’autrice ci racconta di Stella, nipote adorata di Letizia ed Orlando che, a causa di dissapori con i suoi precedenti datori di lavoro, decide di cambiare vita e di intraprendere un nuovo percorso di vita, non prima di aver fatto tappa dalla zia Letizia. L’incontro con un uomo misterioso, Alexander, ed un ritrovamento altrettanto sorprendente, stravolgono i suoi piani iniziali e portano a risvolti impensati all’inizio del racconto.

L’arrivo di Stella nella villa dove ha trascorso la sua infanzia e dove ci sono tutti i suoi ricordi, è per lei solo l’inizio di una caccia al tesoro che la porta al ritrovamento di alcuni disegni che la colpiscono nel vivo facendola riavvicinare al mondo della pittura e dei colori che sono la linea conduttrice di tutta la sua vita. Questi disegni, però, stravolgono la vita di Letizia e Stella si prodiga strenuamente per scoprire la verità, il perché di tanto dolore. Inizia così un percorso che mette in luce le diverse “vite” di Stella e, in un certo senso, anche della zia: la vita dei colori, della pittura, dell’arte, della ricerca, della scoperta, dell’amore perso e poi ritrovato.

(la recensione prosegue a p.2)

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“Nato da nessuna donna” di Franck Bouysse (Neri Pozza)

Recensione di Raffaella Tamba

Nato da nessuna donna - Franck Bouysse - copertina

Con un tratto scorrevole come un sussurro, il tono di una cronaca più che quello di un diario, dalle pagine di questo romanzo di Franck Bouysse (insegnante di biologia a Limoges e scrittore insignito nel 2015 del Premio Michel Lebrun) emerge una rappresentazione drammaticamente intensa della vita, esplorata fin nel più profondo del suo potenziale di malvagità ma, quasi per contrappasso, con una scelta originale e suggestiva, quella di dare al suo romanzo una sfumatura di fiaba, richiamandone gli elementi più caratteristici dissimulati nella realtà.

Gabriel, il curato del paese, riceve da una giovane donna in confessione una richiesta strana, quella di prelevare il diario segreto di una donna morta in un manicomio: il diario che custodiva la confidenza della sua vita e che nessun altro avrebbe dovuto trovare. La giovane, depositaria di quel mistero, lo affidava a chi sicuramente ne avrebbe fatto l’uso migliore. E lui, uomo di fede, non resta insensibile ad una preghiera così umana che tocca le corde di oscure colpe e terribili espiazioni. Recupera il diario e si immerge in una lettura che lo porta a sprofondare nell’abisso di una storia inconcepibilmente cruda e disperata, dalla quale riemerge con un solo desiderio, quello di provare, se possibile, a ricucirne gli strappi ancora esistenti.

I numerosi e nascosti richiami al filone della fiaba si rivelano a poco a poco: già l’inizio della storia della protagonista, Rose, prima figlia di quattro sorelle contadine che, quattordicenne, viene venduta dal padre ad un ricco signorotto, ci richiama subito alla mente Pollicino, Hansel e Gretel, rappresentazioni di una realtà di stenti e miseria che porta i genitori ad abbandonare i figli per l’impossibilità di mantenerli. Altrettanto evocativo è il termine castello con il quale Rose indica la villa del suo padrone, dove è trattata come una serva (Cenerentola). Il bosco che circonda il castello è solo apparentemente attraente ma l’unica volta che Rose vi cercherà la fuga, non la troverà. Unica figura umana in quel contesto è quella di Edmond, fratello del padrone, che tenta, i primi gironi di convincerla a fuggire, come se volesse metterla in guardia da un pericolo che però non può o non vuole spingersi più avanti a rivelare.

Ogni capitolo si concentra su un protagonista come se l’autore avesse voluto dedicare all’introspezione psico-emozionale di ogni personaggio un’attenzione particolare, un’osservazione dalla sua prospettiva. Dà voce al loro io più segreto e profondo, la coscienza che ciascuno ha, chiara, nitida, incontestabile ma non inconfessabile. Le figure più umane, semplici e positive della storia sanno rivelarsi con trasparenza e abnegazione, senza nascondersi, senza falsi pudori, senza simulazioni. E per quello di loro che più di ogni altro cela in sé rimorsi e rimpianti, Edmond, l’autore usa una forma di prosa che sfuma nella poesia: frasi breve, brevissime, che terminano sempre col punto e a capo, locuzioni esclamative ripetute come ritornelli che riecheggiano ballate malinconiche.

(la recensione prosegue a p.2)

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