La riscrittura del mito e le donne

E se Didone non si fosse uccisa e avesse proseguito il viaggio al posto di Enea?

Il viaggio di Ulisse raccontato dalle donne che incontrò

Quattro incontri con gli dei, per conoscere meglio le loro vicissitudini e i loro segreti

Pubblicato in editoria, femminicidio, Nessuna più, presentazioni, racconti, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , | 7 commenti

“Il confine del mondo è verticale” di Simone Parcot (Edizioni di Atlantide)

#grandangolo di Marco Valenti

Simon Parcot, scrittore e insegnante di filosofia francese arriva al suo primo romanzo sulla scia di un’esperienza di vita che lo ha portato a dare del tu al mondo ad ogni latitudine. Himalaya, Caucaso, Balcani e Nordafrica, Sahara, Polo Nord sono solo alcune delle lande che ha raggiunto e toccato con mano nelle sue peregrinazioni. Il suo “Il confine del mondo è verticale” non poteva quindi avere genesi migliore.

Il romanzo ci porta in un paese d’alta quota sommerso dalle nevi, dominato da una montagna sacra, di cui mai nessuno ha visto la vetta, chiusa e protetta dalle nuvole. La “Cordata” un gruppo di soccorritori esperti pronto a portare in salvo tutti coloro che si avventurano in altura, è chiamato questa volta a raggiungere l’ultimo rifugio prima del monte, dove vive Padre Salomone, un vecchio sacerdote ossessionato dal quarzo anima, un prezioso minerale che si dice si trovi sulle pareti rocciose del luogo. Questa sarà l’occasione per Gaspard, il capo cordata, per tentare la scalata alla montagna sacra. Da tempo infatti medita l’ascesa spinto da una vera e propria iniziazione spirituale che lo possa portare a confrontarsi con quel luogo mistico in cui nessuno si è mai avventurato. Un luogo che rappresenta appunto, il vero confine, verticale, tra il mondo che viviamo e l’empireo. Un confine più metafisico che realmente legato all’altura.

Tre uomini, una donna e due cani. Questa la composizione della Cordata che attraverso una tempesta di neve riesce a raggiungere quella che per molti di loro è la meta del viaggio ma che per Gaspard è solo l’inizio del percorso. Una cordata “borderline” fatta di personaggio che tra loro non potrebbero essere più diversi. Uniti però dalle leggi dell’alpinismo e dal rispetto per la natura, vera padrona di quei luoghi.

“Il confine del mondo è verticale” ci racconta una storia che unisce la magia e l’amore per l’alpinismo con il fantastico e la filosofia, per un romanzo avvincente che ci aiuta guardarci dentro, in cerca di quelle che sono davvero le nostre aspettative. Per dare finalmente risposta a domande che da troppo tempo fingiamo di non vedere, ma che sappiamo reali e concrete.

Ci sarebbero tante altre cose da dire, ma non indugio oltre, non voglio svelare nient’altro. Il romanzo è un qualcosa di talmente prezioso, a cui mi sono immediatamente affezionato. La mia paura è quella, cercando di scavare ulteriormente in profondità, di rischiare di sminuirlo in alcuni suoi frangenti nel momento in cui ne esalto taluni altri aspetti. Per cui fatevi un favore, compratevene una copia e leggetelo, solo così capirete cosa cerco di dirvi.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

I Mostri di Firenze e il Patto segreto di Michele Giuttari

Recensione di Gabriele Basilica

Michele Giuttari – dopo “Compagni di sangue (1998)”, “Il Mostro anatomia di un’indagine (2006)”, “Confesso che ho indagato (2015)” – torna nelle librerie per Morlacchi Editore con il libro “I Mostri di Firenze e il Patto segreto” per ripercorrere tutta la vicenda del Mostro inserendo fatti, dettagli, particolari e indiscrezioni sconosciuti a molti, soprattutto in riferimento all’ultimo segmento investigativo relativo ai mandanti.

Un testo molto atteso da chi ha sempre seguito Giuttari nei suoi precedenti libri che affrontavano i vari aspetti della vicenda – dai “compagni di merende” fino ai mandanti –  ma anche perfetto per chi si avvicina per la prima volta a questa orribile storia, perché l’autore è una garanzia: con uno stile preciso, acuto e ricco di dettagli descrive in maniera oggettiva  tutta la vicenda giudiziaria.

«Il famoso caso del cosiddetto Mostro di Firenze è la storia vera di undici anni di sangue sulle splendide colline che circondano una delle più belle città del mondo. Nel tempo gli investigatori sono stati molti e tra di loro anch’io per dodici anni dal 1995 al 2007. Prima quale capo della squadra mobile, poi responsabile del Gides (Gruppo investigativo delitti seriali Firenze-Perugia)»

Lo scrittore affronta la vicenda dagli inizi a partire dallo studio del serial killer fornita dall’FBI che puntava, però, l’attenzione verso l’ipotesi del killer solitario “scandagliando inizialmente il mondo dei guardoni dediti a osservare le coppie appartate in luoghi isolati”; successivamente si sofferma sulla pista sarda seguita per sette anni fino al dicembre 1989 (pista nata per il duplice omicidio di una coppia Antonio Lo Bianco e Barbara Locci la notte del 22 agosto 1968), fino al 1984 con la creazione della squadra Antimostro (SAM) che individuò in Pietro Pacciani “rozzo contadino dal cervello fine, l’unico serial killer responsabile di tutti i delitti compreso quello del 1968”.

Con Pacciani, Giuttari scopre un mondo sommerso fatto di guardoni, prostitute quali Gabriella e Filippa, maghi (Salvatore), frequentazioni e amici quali Giancarlo Lotti, Fernando, Mario Vanni famoso perché in uno dei primi interrogatori si affrettò a rispondere di aver frequentato Pacciani solo per “fare le merende”. Emerge, inoltre, la storia del “dottore….al quale Pacciani consegnava le parti asportate dal corpo delle donne uccise”, particolare che fece ipotizzare uno scenario investigativo più ampio e complesso a cui nessuno aveva pensato.

Scenari questi che portano a diversi responsabili coinvolti nella responsabilità dei duplici omicidi e Giuttari fu il primo a intuire e poi a verificare che in realtà era necessario indagare sui mostri di Firenze. Teoria confermata dalle sentenze dei processi: nel processo di appello del 1996 Pacciani fu assolto con formula piena per non aver commessi i duplici omicidi, nel secondo processo d’appello di marzo 1998 Vanni (ergastolo), Lotti (trent’anni) e Pacciani (morto stranamente all’improvviso a pochi giorni dalla sentenza) furono condannati per gli ultimi quattro duplici omicidi. Sentenza poi confermata nel processo d’appello del maggio 1999.

Sentenza che se un lato chiudeva gli scenari sugli esecutori materiali  ne apriva altri “sulla possibile compartecipazione ai delitti di un mandante”. A suffragare tale ipotesi c’erano le dichiarazioni di Lotti che parlava del famoso “dottore” che pagava per avere i feticci e la situazione economica di Pacciani incompatibile con il suo lavoro da contadino.

«L’indagine permise di delineare il legame che univa esoterismo, magia, orge, perversioni sessuali, pedofilia. Legame ancora più chiaro quando si accertò che sull’esoterismo quale possibile movente nei delitti del Mostro di Firenze un organismo istituzionale si era già espressi già a partire dal 1984».

Nel secondo filone investigativo, quello dei mandanti, lo scrittore illustra uno scenario in cui emergono ostruzioni, comportamenti ed episodi “quanto mai inquietanti, mai accaduti in anni e anni di indagini tanto complesse quanto rischiose”, minacce di morte, lettere anonime ed intimidazioni personali. Come responsabile del Gides, Giuttari, indagando sulla morte del medico perugino Narducci – “morte misteriosa come quella di Pacciani” – si trova difronte ad ostacoli imprevisti, come finti tecnici Telecom. Avvenne anche che qualcuno si introdusse nel suo uffici, mettendo sottosopra i faldoni delle indagini, fino allo tzunami giudiziario che di fatto bloccò l’indagine e impedì a Giuttari di concludere il suo lavoro.

Un libro assolutamente da leggere perché dà un’idea oggettiva e definitiva della storia, oltre a dipanarla con chiarezza nella sua complessità, e che inoltre inserisce nuovi elementi sulla storia quali l’Anonimo Fiorentino, la morte di Elisabetta Ciabani, il passaggio della pistola che sparò nel 68. Un’opera che, in sostanza, consente di avere un’idea chiara sulla storia definitiva non del Mostro di Firenze ma dei “Mostri di Firenze”:

«Le indagini dopo quasi cinquant’anni hanno consentito di ottenere solo un esito giudiziario parziale con una sentenza definitiva…Un punto fermo, però. Fondamentale essendo stato deciso con assoluta certezza in appena tre anni di processi che almeno gli ultimi quattro delitti furono realizzati da più assassini e non da un serial killer solitario, come prima sia era ritenuto».    

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

“Di rosso e di luce” di Valeria Corciolani (Rizzoli)

Recensione di Patrizia Debicke

Ben tornata, Edna Silvera, storica dell’arte e restauratrice di grande talento, la cinquantina passata, ex docente universitaria a tempo pieno ora consulente quando e se ne ha voglia,  e come sempre insofferente a tante  regole lavorative e di vita.
Lei che ha scelto di vivere fuori dalla cittadina civiltà e si vorrebbe beare con la sua inossidabile rurale squadra domestica formata dal gatto Cagliostro, quasi  guardiano dell’harem formato dalle sue sette “holliwoodiane” galline  . Eh già perché come le definireste altrimenti sette starnazzanti  pennute femmine  che ha chiamato  Garbo, Marylin, Bette Davis, Rita Haywoord ecc… Simidilliaca sistemazione che gli consente di contare anche sull’amicizia e protezione di Leonardo, vicino di casa, bello come un adone, dotato da un gigantesco fisico da cestista, motocicletta dotato, hacker collaudato  e ciliegina sulla torta pure grande e generoso  cuoco.
E ma guarda un po’, anche se Edna  si allontana dal suo piccolo dominio campestre dell’entroterra, la sua squadra si allarga  anche a  una viziatissima e prepotente  madre , il Signore ci guardi, ma finalmente tenuta a freno da una Hitleriana badante, procurata dal condizionato (ovverosia remunerato  a suon di preziose stampe) ma efficace appoggio dell’elegantissimo , rotondo, vicino di casa Ottavio, critico musicale e collezionista d’arte,  ma anche  insostituibile amico e  colonna in tutti i sensi.
Ah e poi come dimenticare Orietta,  amica assessore, con le sue goffaggini ma i suoi preziosi consigli e  la spericolata guida da ferrarista e ultimo ma non ultimo il piacente Schiaffino, suo ex flirt in tempi lontani che forse vorrebbe ancora…
Troppa carne al fuoco? Nossignori perché  in questo librio ci sarà anche molto di più.
Stavolta infatti  la smodata e infinita  passione di Edna per Hyeronimus Bosch, principale scopo della sua vita, riuscirà persino a smuoverla dal suo incrollabile monacale romitaggio e finalmente accettare l’invito del  miliardario Cavalier Petracchi a visitare il suo Museale Scrigno e soprattutto  la nuova acquisizione della museale eccezionale  collezione di antichità: la riproduzione di un Bosch creduto scomparso. 

(la recensione prosegue a p. 2)

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

I libri di Marilù Oliva

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

“Dolce da Morire” di Cristina Aicardi e Ferdinando Pastori (Laurana)

Recensione di Patrizia Debicke

Olga Cazzaniga Peroni è una brianzola finta bionda  intorno ai cinquanta , schietta o meglio forse poco diplomatica,  dotata di sana e salace  ironia,  e tuttavia  afflitta da poca stima in se stessa. Perché vi chiederete? Tanto per cominciare la sua diffidenza nei confronti della bilancia, accompagnata da un sano e robusto appetito con preferenza per le ghiottonerie, le crea un innaturale stato di apprensione che la porta a trascurarsi, ignorando le sue riposanti e procaci  forme che nasconde implacabilmente sotto camicioni informi.  E tuttavia il timore che il fidanzato della nipote, un certo Attilio De Stefani di professione antiquario, di trent’anni più vecchio della ragazza, una cosettina delicata che come fortunato hobby professionale fa e benissimo la pasticcera, possa rivelarsi un cacciatore di dote, la costringerà  a fissare un appuntamento con un detective privato  e ad affrontare  le insidie dell’attraversamento cittadino  e la difficoltà del parcheggio milanese. Ma per sua consolidata abitudine, nonostante il caos del traffico, è in anticipo, fatto che la costringerà a una sosta in pasticceria per un confronto con un irresistibile  bombolone alla crema. Poi mentre raggiunge ansimando il secondo piano e  l’ Agenzia  Investigativa Reali …   Un gatto manigoldo…  Ah, ah! Lo so, questo è un giallo, ora vorreste sapere se il gatto riuscirà a fermare la nostra irruenta eroina. Nossignori, nonostante un ruzzolone da manuale e conseguente mastodontico  livido in arrivo sul suo posteriore rotondo q.b. , Olga entrerà dolorante nel modernissimo e griffato ufficio dell’agenzia, stringendo i denti e dopo un rapido e malefico terzo grado ( o quasi) in cui spiegherà perché e percome il florido patrimonio della nipote possa essere a  grave rischio, assumerà Franco Reali, un gran bell’uomo, occhi verdi, nel fiore degli anni e in perfetta forma fisica, che si guadagna (più o meno)  la vita come investigatore privato. Detto fatto e subito un assegno da 4.000 euro come anticipo passerà di mano, con entrambi, magari senza neppure volerlo riconoscere,  piacevolmente sopresi e intrigati dai loro rispettivi  interlocutori. 
Ma andiamo per gradi perché se quello che per Reali avrebbe dovuto  essere un normale incarico di routine, all’inizio  lo sarà per lo meno in modo inaspettato.  

(la recensione prosegue a p. 2)

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Libroguerriero Party – 15 anni

Vi aspettiamo alle 18!

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

“I miei giorni alla libreria della felicità” di Cali Keys (Newton Compton Editori)              

Sul comodino della Rambaldi

Cali Keys – Ha lavorato nella  comunicazione prima di realizzare il sogno di diventare  scrittrice. Nel 2017 ha vinto in Diva Award per la categoria romance e da allora non ha più smesso di scrivere. Ha vissuto in California, a Parigi e in Svizzera.

“Malgrado l’abbattimento e l’atroce mancanza di motivazione, una vocina che cerco di ignorare si fa sempre più insistente. Provo a metterla a tacere, ma il tentativo sfocia in un dialogo assurdo tra me e…  sono partiti.

“Ma devo dirti una cosa importante!”.

“Shhhhhh! Puoi chiudere la bocca?”.

“Lucie, sai benissimo che cosa ti piacerebbe fare…”.

“Zitta, ho detto! Non esisti neanche! Sei solo nella mia testa!”

“E allora? Sono la voce della tua coscienza!”.

“Me ne frego, io della coscienza! Sciò!”

“Ascolta il tuo cuore”. Il mio cuore non esiste più, si è squarciato in mille pezzi che si sbriciolano di giorno in giorno. Ormai non è altro che una macchina che pompa sangue per tenermi in vita contro il mio volere”.

Lucie Chevalier, 35 anni, lavora  in un centro per l’impiego, ha una famiglia felice, e ama i libri. È  convinta che  il libro giusto al momento giusto possa cambiarti  la vita e sogna di scriverne uno, fino a che non resta travolta da un’immane tragedia famigliare, di quelle  da cui è difficile riprendersi. In quel momento, nonostante ami e sia riamata dal  fidanzato Lionel si rende conto che difficilmente, insieme, saranno in grado di affrontare il dramma e decide di prendere le distanze, abbandonando tutto. Un allontanamento potrebbe aiutare entrambi ad affrontare meglio  il dolore e  Lionel  non fa niente per trattenerla.

(la recensione prosegue a p. 2)

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

“Flashback di Cristina Comencini” (Feltrinelli, 2022)

Recensione di Piera Carroli

Tra le varie biblioteche che visito regolarmente c’è la Trisi di Lugo, fornitissima, e con personale simpatico e disponibile. È anche l’unica ad avere un Box fuori, apparso ai tempi del Covid, davvero utile e innovativo (in Australia tutte le biblioteche hanno uno sportello esterno nel quale si possono riportare i libri anche fuori orario). A Lugo abitano le mie sorelle, altro motivo per andarci spesso. E ogni volta che ci passo trovo libri che attirano la mia attenzione, a volte è il titolo che mi colpisce, oppure un autore che conosco, o la copertina, come in questo caso.

Mi ha attratto subito lo sfondo blu lapislazzulo con al centro un viso di donna reso indistinguibile dall’intensità e velocità del movimento dello scuotere, negare, negarsi? Ho pensato al girotondo, alla sensazione che tutto girasse quando ci buttavamo esauste sull’erba, un ottovolante naturale. Gira il mondo gira la terra. La libertà del volo anche da stese a terra. Una felicità frizzante, elettrica.

Cristina Comencini, oltre ad essere una regista e drammaturga affermata, è anche narratrice. Arrivata a casa, come sempre, ho aperto le prime pagine di tutti i libri presi in prestito. Sono rimasta di sasso quando ho letto:

Mi è successo quattro volte, la chiamano amnesia globale transitoria (p. 11).

È un’interruzione: per qualche minuto non sai chi sei né che ci fai al mondo. Anzi non sai proprio cosa sia il mondo… Sono fenomeni inspiegabili o che hanno tante possibili ragioni e nessuna chiara. Momenti di assenza che non lasciano tracce, se non una stanchezza nelle ore successive, un sottile piacere e anche di raccontare ciò che si è visto (p. 11).

GTA (Global Transient Amnesia) – che angoscia. Quante volte ho iniziato racconti su questa esperienza, per me ancora traumatica, Comencini ne ha avuto il coraggio, l’ammiro per questo. E la ringrazio, perché finalmente riesco a scriverne contemporaneamente al mio tentativo di recensire Flashback, significativo innanzitutto a livello personale, e forse, a non aver più paura di ricadere in quel buco nero. Similarmente a Comencini, anche a me capitò dopo la separazione, e un lungo periodo di intenso stress emotivo.

Si tratta di “una sindrome clinica di pertinenza neurologica caratterizzata dall’incapacità di immagazzinare nuove memorie. Tale caratteristica, denominata amnesia anterograda, non va a toccare i ricordi contenuti e inscritti nel cervello fino a quel momento , ma impedisce di trattenerni di nuovi. […] Pertanto, chi ne è colpito si trova in una situazione di ‘eterno presente’ […] (MedicalFacts).

(la recensione prosegue a p. 2)

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

“Spiegami questa strada – Fuckcancer Choir – Il coro di chi lotta contro il cancro” AA.VV.

Sul comodino della Rambaldi

Federica Grosso, oncologa che canta benissimo, aveva già deciso di diventare medico a otto anni e ha sempre vissuto il suo lavoro come una missione, umanizzandolo ogni giorno. Con Stefania Crivellari ha creato il FuckCancer Choir. Federica e Stefania sono due donne decise che portano  a termine gli obiettivi che si prefiggono. Impegnate da sempre nella raccolta fondi per la ricerca hanno avuto successo fin dal primo  concerto e Antonella Clerici le ha supportate prendendo a cuore la loro iniziativa.

“Nel giro di un mese ho riunito un gruppetto di pazienti tutto sommato pronti a mettersi in gioco per qualcosa che avevo descritto solo a grandi linee. Credo che la maggior parte di loro non pensasse di entrare a fare parte di un coro nel vero senso della parola: il primo obiettivo era di preparare un unico brano, L’amico è di Dario Baldan Bembo, da cantare durante la seconda edizione del nostro concerto di beneficenza. Molti partecipanti pensavano che quello sarebbe stato l’inizio e la fine della propria esperienza di cantanti, ma io avevo ben altri piani. Da quella prima esperienza sul palco, emozionati, incerti, quasi incoscienti dell’importanza anche solo simbolica di quell’atto, il coro è cresciuto e si è evoluto.”

Le dottoresse Stefania Crivellari e Federica Grosso, dopo aver ideato questo coro sui generis dove cantano pazienti oncologici, parenti e staff medico,  hanno allestito un musical per portare in scena il dolore e la rinascita dalla malattia.

Musica e arte hanno sempre rappresentato ottime  terapie al dolore e in questo caso tra pazienti, familiari e operatori sanitari è subito fiorita una bella sinergia.   

(la recensione prosegue a p. 2)

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

“Corpi dimenticati” di Jørn Lier Horst (Rizzoli)                               

Sul comodino della Rambaldi

Jørn Lier Horst – dopo aver lavorato come poliziotto a Larvik, la cittadina in cui ambienta i suoi romanzi, ha intrapreso la carriera di scrittore. I suoi libri hanno venduto più di dieci milioni di copie in tutto il mondo.

“L’ufficio di Christine Thiis era in fondo al corridoio. Wisting trovò la porta aperta ed entrò.

“Secondo me è uno straniero” disse, avvicinandosi alla finestra. Il cielo era grigio e aveva ricominciato a nevicare. Grandi fiocchi cadevano fitti e rapidi. Christine Thiis si appoggiò allo schienale della sedia e incrociò le braccia.

“È venuto fuori qualcosa di più concreto durante l’autopsia?”

“No. Ci diranno in giornata, ma al momento sappiamo solo che era un maschio adulto che indossava scarpe e vestiti comprati all’estero.”

“E con una grossa ferita alla testa.”

9 dicembre – Larvik – 100 km da Oslo – nevica fortissimo e il meteo prevede altro gelo siberiano in arrivo. Il sessantunenne Viggo Hansen viene ritrovato morto, dopo 4 mesi, sulla poltrona di casa sua. Il corpo appare disidratato, mummificato, come rimpicciolito, la  TV è ancora accesa e  sul tavolino ci sono un piatto di avanzi, un bicchiere e una rivista di programmi televisivi aperta sulla pagina dell’11 agosto, con sottolineata una puntata di The FBI Files, la trasmissione che ripropone vecchi casi dell’FBI.

Sul cadavere non si evidenziano  segni di violenza e tutto fa pensare a una morte per cause naturali, ma l’ispettore William Wisting non ne è  convinto. In più di trent’anni di onorato servizio ha  visto di tutto e stavolta qualcosa non  quadra, anche se non comprende cosa, e vuol vederci chiaro. Viggo Hansen era un suo vicino di casa. Un tipo strano privo di amici e parenti che se ne stava  per i fatti suoi. Non a caso nessuno si è accorto della sua sparizione e il cadavere è stato scoperto  solo per via di una bolletta della luce impagata, quando l’operatore  si è presentato per tagliare i cavi.

(la recensione prosegue a p. 2)

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento