Biancaneve nel Novecento (Solferino)

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Marilù Oliva vince il Premio Condimenti 2021

Assegnato nel contesto suggestivo di Villa Salina durante l’omonimo Festival

L’autrice con la Sindaca Gottardi

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Il buio non fa paura” di Pier Lorenzo Pisano (NN Editore)

#grandangolo di Marco Valenti

Pier Lorenzo Pisano, regista e autore di cinema e teatro, arriva all’esordio letterario grazie a NN Editore, giovane casa editrice milanese che non si lascia sfuggire l’opportunità di stampare un piccolo gioiello come “Il buio non fa paura”. La creatura nata poco più di un lustro fa dall’unione tra Eugenia Dubini e Alberto Ibba, entrambi reduci da svariati anni dedicati all’editoria, si sta segnalando come una delle realtà più attente alla mutevolezza dei linguaggi in ambito letterario come conseguenza della mutazione sociale in atto.

“Il buio non fa paura” ci porta in un piccolo paese di montagna, dove tutto scorre secondo ritmi e consuetudini dettate dalla natura, vera padrona non solo del tempo, ma anche e soprattutto delle esistenze di tutti coloro che hanno scelto di sposare questa scelta di vita lontana dalla modernità. In una casa come tante, con padre, madre e tre figli piccoli tutto è come sempre. Improvvisamente però la vita dei tre ragazzini cambia in modo radicale. È sera, la mamma esce per andare nella stalla a prendere il latte ma non fa più ritorno. Nel frattempo nei boschi gli animali muoiono sotto i colpi di una bestia sanguinaria che nessuno riesce mai a vedere nonostante le battute di caccia quotidiane.

Mentre il padre, perso il contatto con la realtà, vive straziato ed estraniato isolandosi in ritualità con cui alleggerire il peso dell’assenza, i tre ragazzini scelgono di elaborare la probabile perdita delle madre con quelli che sono gli strumenti a loro disposizione. Una notte, Gabriele, il secondogenito, entra nel bosco per cercare la mamma, e finisce nell’abbraccio di una figura mostruosa, una creatura d’ombra che lo avvolge e da cui si sente protetto, come fosse realmente la mamma che va cercando. Inizia qui un’avventura che porta i tre fratellini in un mondo fantastico, dove sono loro a stabilire le regole e gli adulti non sono contemplati.

È qui, intorno alla differenza nell’elaborazione del lutto tra noi adulti e i bambini che Pier Lorenzo Pisano ha costruito il suo romanzo. “Il buio non fa paura” può essere quindi visto come una favola a tutti gli effetti, dove si mescolano credenze ancestrali e contemporaneità, dove troviamo mondi incantati squarciati dal dolore della perdita, dell’abbandono, della morte, dove ognuno, adulto o bambino che sia, reagisce nell’unico modo che conosce, creandosi una corazza per andare avanti, per non smettere di sperare, per farsi meno male possibile. È un mondo in cui i sogni prendono il posto dei desideri e dove forse, davvero, tutto è possibile. Il buio non fa più paura, anche se ha risucchiato la mamma. È proprio in quello stesso buio che Gabriele trova riparo e speranza, perché ognuno di noi, nella notte, nella difficoltà, trova quello di cui ha bisogno.

E se la bestia fosse la mamma? In fondo, la mamma è scomparsa proprio quando la bestia è apparsa. La mamma così bella, con i suoi lunghi capelli scuri scuri; scuri come l’ombra di cui è fatta la bestia, scuri come il bosco di notte, scuri come la notte che pare averla inghiottita.

(la recensione prosegue a p.2)

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“La visione del male” di Fabrizio Di Marco (Todaro Editore)                                             

La visione del male - Fabrizio Di Marco - copertina

Sul comodino della Rambaldi

Fabrizio Di Marco – Pescara – Docente di scuola secondaria – Si occupa di letteratura gialla e cinema di genere ed è autore di testi teatrali.  Ha  pubblicato i thriller: Spiando la notte e Lo scorpione d’argento.

“Seguendo le sue istruzioni, la contatto per avere ulteriori informazioni sulla ragazza nigeriana. Se si riferisce ad Amaka Okoye, scomparsa nel  maggio 2014 dalla provincia di Ferrara, sarei lieto di intervistarla al più presto.”

Parlare con un perfetto sconosciuto in chat può sembrare un modo difficile per capire chi si ha di fronte. Ma Giovanni sapeva per esperienza che non era così. La certezza di restare anonimi può spingerci a raccontare di noi stessi molto di più di quanto faremmo altrimenti, e la parola scritta rivela moltissimo del nostro bagaglio personale e culturale… una chat può svelare di qualcuno più di una conversazione faccia a faccia, così come la sua pagina Facebook può dirci molte più cose del suo curriculum vitae.”

Fabrizio di Marco ha  talento da vendere nel creare storie ciniche e spietate in una Bologna affascinante e cattivissima.

A 60 anni nella vita devi aver già scelto da che parte stare.

20.4.2011 – Strada Provinciale tra Firenze e Bologna – per assaltare un furgone blindato servono 10 persone, ma Totò ha ideato un buon piano e possono farcela in 7. Mentre Mario fugge, una volante della polizia si precipita verso l’autostrada del Sole.

Mario non vede sua figlia Veronica da tre mesi. “Un giorno o l’altro potresti fare una brutta fine” gli ha detto l’ultima volta che l’ha sentita.

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“Giù le mani dal malloppo” di Albert Simonin (Time Crime)

Recensione di Patrizia Debicke

“Ci sono libri che segnano il tempo e Giù mani dal malloppo  è da annoverare senz’altro  tra questi. Con Giù le mani dal malloppo infatti Albert Simonin ha inventato il mito di un personaggio  paragonabile a quelli d’oltre Atlantico, vedi il Philip Marowe, celeberrimo investigatore  privato disilluso o il  cowboy solitario John Wayne, che riuscivano a  sublimare la realtà fino quasi  a sostituirla.
Albert Simonin (1905-1980) è stato lo scrittore e sceneggiatore francese, autore di romanzi polizieschi, intrisi di umorismo e umanità, ambientati in mezzo ai mafiosi francesi o meglio romanzi  noir, come si preferisce definirli in Italia, che ha introdotto nella letteratura  il tono semigiocoso della parlata o meglio  del gergo  in uso tra la malavita francese. Insomma ha lanciato uno stile slang  solo suo , colorato e metaforico.
La sua trilogia di enorme successo (Touchez pas au grisbi, Le cave se rebiffe e Grisbi or not Grisbi ora Les Tontons flingueurs) è stata anche  un vero boom sul  grande schermo con la regia di Jacques Becker ( e in veste di protagonisti Jean Gabin e Lino Ventura nei  ruoli principali).
Touchez pas au grisbi, in italiano  “Giù le mani dal malloppo!” il primo libro della trilogia di Simonin  (pubblicato la prima volta addirittura  nel 1953) rese il suo autore immediatamente famoso e , in particolare gli concesse  la conquista dell’ambito  premio Deux Magots .
Azzeccata e imperdibile creazione letteraria,  fu  quella del principale personaggio della serie,  Max il Bugiardo, lo stagionato mafioso di “Giù le mani dal malloppo!” di Simonin, romanzo subito trasposto sullo schermo, ma del quale anticiperemo solo poche parole sulla  trama per non togliere agli appassionati del genere il piacere della lettura, della scoperta o della riscoperta.
Max, il Bugiardo, a suo dire, consolidato  mafioso locale  per evitare il superlavoro che , dopo anni di ardita militanza è arrivato quasi al vertice  degli uomini di polso delle bande parigine, vive barcamenandosi alla grande,  ma la morte di Piccolo Fredo, rimetterà  tutto in discussione.
Piccolo Fredo infatti, alla testa di una banda avversaria in crescita,  da giorni andava vantandosi di voler far fuori  il rivale Riton malvivente della vecchia scuola  e, quando  la polizia lotrova  cadavere  e con la gola squarciata presumibilmente con un rasoio, per forza il primo ad essere sospettato sarà proprio  Riton, suo nemico giurato ma anche compagno di furti e fraterno amico  di Max il Bugiardo.

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“Le italiane. Il paese salvato dalle donne” di Aldo Cazzullo (Solferino)

#grandangolo di Marco Valenti

Le Italiane - Cazzullo Aldo | Libro Solferino 04/2021 - HOEPLI.it

Aldo Cazzullo, inviato speciale ed editorialista del Corriere della Sera dal 2003, ha raccontato i principali avvenimenti degli ultimi venticinque anni vivendoli nella stragrande maggioranza dei casi in prima persona. In molti di questi la figura delle donne era (e quindi resta, da un punto di vista storico) fondamentale, centrale, determinante. Ragione che lo ha spinto a realizzare questo suo ultimo “Le Italiane, il paese salvato dalle donne” (Solferino), con cui porta alla ribalta alcune tra le figure che hanno a loro modo scritto la storia moderna del nostro paese.

C’è bisogno oggi, duemilaventuno, di un libro che parli in modo esclusivo delle donne?

Se pensiamo che fino al 1981 ancora non era stato cancellato il famigerato “delitto d’onore” non credo che ci sia molto altro da aggiungere su quanto la figura della donna sia (stata) scarsamente considerata a livello istituzionale, siamo, in questo senso, un paese pachidermicamente refrattario ai cambiamenti. Soprattutto se consideriamo l’Italia all’interno di un contesto continentale. Laddove gli altri paesi hanno figure femminili nei ruoli chiave, cui affidare decisioni di politica internazionale. È sotto gli occhi di tutti la nostra arretratezza a livello europeo. Non possiamo fare finta di nulla, dobbiamo per forza di cose ammettere come l’Italia ancora non sia in grado di stare al passo con gli altri paesi europei. Per non parlare degli USA, dove il vice di Biden, attuale presidente in carica, non solo è una donna ma è anche di colore.

Nelle quasi trecento pagine trovano spazio le “centenarie” come Franca Valeri e Rita Levi Montalcini, le “giovani” di oggi, mediaticamente sovraesposte, come Chiara Ferragni e Bebe Vio, le “donne di potere” come Nilde Iotti e Miuccia Prada, le giornaliste/scrittrici come Oriana Fallaci, Alda Merini, Inge Feltrinelli, Elvira Sellerio, Fernanda Pivano e Dacia Maraini. Senza scordare le attrici (Sandrelli, Bellucci), le sportive (Pellegrini, Vezzali) e le cantanti (Nannini e Pausini).

Siamo nel duemilaventuno, e dobbiamo essere onesti. È inutile, se non ridicolo, negare che siano le donne a tenere le redini di una società che cerca di portare avanti i propri ideali, di rincorrere i propri sogni. Sono loro che tramandano, da generazioni, la voglia di andare in una direzione ben precisa, inclusiva, meno rumorosa e più accogliente. Per tutti indistintamente. Ci sono ovviamente alcune piccole e isolate eccezioni, ma fanno parte di quella minoranza che ha deciso di continuare a vivere mentalmente legate ad un passato che la storia ha dimostrato essere fallimentare. Sono poche e rumorose, mediaticamente a loro agio, ma rappresentano un futuro che non vedrà mai sorgere il sole. Sono già (state) sconfitte.

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“Ali di vetro” di Katrine Engberg  (Marsilio Farfalle)          

Ali di vetro - Katrine Engberg - copertina

Sul comodino della Rambaldi

Katrine Engberg – Copenaghen – ex ballerina e coreografa con un passato in televisione e teatro. Una delle più belle sorprese del poliziesco nordico degli ultimi tempi. La sua serie, di cui Ali di vetro è il secondo episodio pubblicato in Italia, è venduta in 26 paesi.

“La società si era trasformata. Una lavatrice si rompeva due mesi dopo la scadenza della garanzia, le case erano fatte di lana di roccia e gesso, e il dolore si scacciava con un analgesico senza valutare cosa l’avesse provocato. Trattamento dei sintomi. Era il trionfo dell’indolenza, e il fallimento del sistema…

“Hai fatto colazione?” Isak annuì distrattamente. Sembrava una domanda innocente, ma in realtà era essenziale. Isak poteva benissimo scordarsi di mangiare e, se capitava, l’antipsicotico che prendeva gli dava la nausea. L’ultima volta che aveva vomitato il Seroquel, era andato a camminare nel parco e non si era fatto vedere per ore; più tardi erano state ritrovate quattro anatre del laghetto con le teste staccate.”

Mentre la pioggia cade fitta su Copenaghen un’infermiera calcola il peso dell’anziano addormentato prima di iniettargli una fiala di Ajmalina. Una  doppia dose può ucciderlo. È stanca dopo l’ennesimo doppio turno. Sul  lavoro non  gode di grandi simpatie, non ha più  voglia di discutere e  presto mostrerà a tutti cosa è in grado di fare. Farà  appena in tempo a nascondere la siringa prima che si attivi l’allarme del monitor. Il bello dell’Ajmalina è che fa effetto subito e l’arresto cardiaco sopraggiunge quasi istantaneamente.

Frederik s’è alzato all’alba per consegnare giornali nel centro storico,  ama il suo lavoro anche sotto la pioggia. Ma appena appoggia la bici alla fontana al centro della piazza, si accorge della donna nuda che galleggia nell’acqua a faccia in giù.

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“Senza di te” di Ivo Tiberio Ginevra (I Buoni Cugini Editori)

Ginevra Ivo Tiberio: Senza di te. Romanzo

#grandangolo di Marco Valenti

Il megadirettore galattico de I Buoni Cugini Editori torna in libreria e ci regala il nuovo episodio della saga di Falzone e Bertolazzi. Il passare del tempo pare non aver avuto effetti sul nostro duo preferito. Come un buon vino, magari siciliano, che migliora con il trascorrere degli anni, i nostri tornano in grande forma per l’ennesimo capitolo della serialità a loro dedicata. È un noir o un romanzo d’amore? è stata la domanda che mi sono posto non appena ho finito “Senza di te”. La risposta non ha tardato ad arrivare, ed è stata ovviamente “ma cu minchia si ‘nni futti”. È un buon libro, intrigante, divertente e ricco di sfumature che portano lontano, se si ha la voglia di riflettere, soprattutto sui “non detti” del romanzo che emergono pagina dopo pagina.

Ivo Tiberio Ginevra nisseno di nascita, ma palermitano (e tifoso rosanero) a tutti gli effetti, è il titolare (insieme alla moglie, precisiamolo, non si sa mai…) della casa editrice I Buoni Cugini Editori con cui pubblica volumi troppo presto “scomparsi” e caduti del dimenticatoio della collettività, ma anche romanzi gialli ma dagli importanti risvolti sociali legati al territorio, come quelli dell’amico Vincenzo Ieracitano, o quelli che scrive in prima persona. “Senza di te” non fa eccezione a quanto detto. C’è la Sicilia, rappresentata dall’immaginaria cittadina di Scrafani, a fare da sfondo alle vicende del commissario Falzone. E con essa tutto il carico di dinamiche legate all’isola e alla sua storia recente e passata. Si parte da una serie di omicidi mascherati da suicidi per arrivare all’ingombrante ombra della mafia quando iniziano a cadere prima un magistrato, poi un maresciallo dei Carabinieri ed infine il figlio di un boss mafioso locale. Una bella “camurria” per Falzone che si sente sprofondare in un pantano da cui non sarà facile uscire.

Il commissario Falzone è in preda ad una crisi senza precedenti, il suo matrimonio è naufragato, vive solo come meglio può, al lavoro non va poi molto meglio, anche in questura si sente sempre più solo, alla depressione si somma anche quella “solitudine da carenza di amore”, In un quadro come questo ritrovarsi ad indagare su una serie di suicidi non sembra essere il massimo, del resto quando hai “il deserto nel cuore” il lavoro non può sostituire quello che manca, e il baratro si fa sempre più vicino e sempre più profondo. Lasciarsi andare verso l’estrema decisione è questione di attimi.

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“Storie del borgo senza tempo” di Romano De Marco (Fernandel)

Nel paese del cacciatore di anime

Recensione di Domenica Affortunato

“Storie del borgo senza tempo – Nel paese del cacciatore di anime” è il nuovo romanzo di Romano De Marco, appena uscito per l’editore Fernandel.

De Marco è uno scrittore tra i più importanti nel panorama del genere noir italiano e i suoi affezionati lettori, davanti al suo ultimo romanzo, potrebbero pensare di trovarsi catapultati in qualche scena del crimine a cercare di risolvere un altro difficile caso: e invece no!

De Marco ci stupirà piacevolmente con un piccolo cambio di rotta per quel che concerne il genere letterario.

Torneremo a Peccioli, piccolo e ridente borgo Toscano di circa 5 mila anime, che abbiamo già potuto conoscere nel suo precedente romanzo “Il cacciatore di anime”: ne apprezzeremo i luoghi, le bellezze artistiche e culturali, l’ordine, la pulizia e la tranquillità.

Conosceremo meglio alcuni personaggi secondari: l’autore ne affronterà con grande maestria ed introspezione i lati psicologici, sociologici ed antropologici di ciascuno con entusiasmanti e immancabili colpi di scena.

Senza dubbio questo è un libro che induce a fare profonde riflessioni sulla vita, sull’amicizia, sull’amore e ti sbatte davanti allo specchio il tuo “io”: Cosa c’è di più difficile e faticoso nella vita di tutti noi, se non il problema di fare i conti con sé stessi e abbozzare un bilancio del proprio percorso personale?

E’ un testo profondo che ti penetra dentro, ti analizza, ti risucchia come in un vortice, questo perché qualsiasi lettore potrebbe rivedersi in uno dei suoi personaggi e vivere/rivivere in maniera sconvolgente ed emozionante la propria storia.

Sono certa che il lettore verrà colpito, ad esempio, da personalità come Agnese, direttrice di una Fondazione guidata da sole donne. Donna in carriera assorta nella sua ritualità e razionalità: il controllo di sé stessa e la sua lucidità mentale, però, saranno minati improvvisamente.

Per non parlare di Gino, un fruttivendolo introverso, che ci commuoverà con gesti che fanno vibrare l’anima, mentre Remo, ventottenne appartenente alle forze dell’ordine, dovrà fare i conti con il suo passato.

Invece Serse, medico ed ex professore universitario, ci darà una lezione sulla vulnerabilità dei sentimenti. Ed infine Teresa, donna matura con la passione per la scrittura dovrà decidere se scendere a compromessi per raggiungere il suo sogno.Ci troveremo faccia a faccia con storie di vita quotidiana che termineranno con una sbalorditivo finale: “La festa del ritorno”.

Romano De Marco riesce a catturare il lettore con una scrittura squisitamente semplice, chiara e allo stesso tempo pungente. Infatti, con estrema empatia e pochi fronzoli, racconta di personaggi in età matura che affrontano la quotidianità con la sistematicità, la pragmaticità e la saggezza che solo l’esperienza del proprio vissuto ti può donare.

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“Come navi nella notte” di  Tullio Avoledo (Marsilio)

Recensione di Nuela Celli

Marco Ferrari è uno scrittore di gialli, il suo personaggio va forte e i suoi libri sono tradotti in diversi paesi del mondo. Vive a Friburgo, una città, come ripete più volte, che ama proiettarsi nel futuro e pensa che questo possa essere un posto migliore del presente. In un momento storico tanto delicato, che si è appena lasciato alle spalle la ‘Situazione’, ovvero il Covid-19, con terribili anni di isolamento, varianti sempre più aggressive e un numero impressionante di morti, la Germania sembra essere un luogo accogliente e rassicurante per il nostro protagonista, mentre l’Italia, da cui si è allontanato da tempo, ha visto le proprie libertà ridursi in modo notevole sotto lo strapotere burocratico, ma soprattutto economico e tecnologico, della Cina. Quest’ultima, con una specie di Piano Marshall in versione orientale, chiamato Sfera di Solidarietà e Amicizia tra i Popoli, ha salvato l’Europa dal baratro della crisi, colonizzandola capillarmente, dal web, al mercato, fino alle cariche pubbliche. La Germania resiste, isola di libertà.

E allora perché oltrepassare il confine e condannarsi a constatare quanto tutto sia cambiato? Ma soprattutto, perché tornare nel luogo da cui è fuggito?

Magda, la sua compagna di vita e reporter nei posti più pericolosi del pianeta, lo capisce a fatica. Anche lei sta per partire, Marco non ne è felice, e carica la sua modernissima Tesla, Model X, di malumore. Sia perché la donna che ama non fa che mettere in pericolo la sua vita, sia perché tornare nel Bel paese significa riaprire vecchie ferite. Vedere quanto tutto sia mutato, e non in meglio, lo angoscia, così come ridare forza ai vecchi incubi. L’irruzione, le manganellate, le grida, l’amara consapevolezza di trovarsi dalla parte sbagliata della barricata. Erano i lontani anni del G8 a Genova, e in quella famigerata scuola la polizia tradì molti dei suoi principi. Marco Ferrari, durante il processo che ne seguì e che lo vide imputato insieme ai suoi colleghi, disse la verità, ascoltando la propria coscienza, e adesso, in quello che era il suo paese, è considerato soltanto un traditore.

Ma non sono questi gli unici motivi per il suo umore torvo. È anche stanco. Di cosa? Sarebbe meglio chiedergli di chi. Ma di lui, certo, di Gianni Venier, il commissario che lo ha reso benestante e famoso, e che adesso lo sta intrappolando proprio come fece Sherlock Holmes con Arhtur Conan Doyle, verso il quale ha iniziato a nutrire un rapporto di indulgenza e irritazione. 

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Sugarcon-X

Dal 22 al 26 settembre ai Giardini dell’Arena di Padova si terrà la Sugarcon-X, la Sugarpulp Convention del decennale

Torna la Sugarcon-X per festeggiare il decennale del primo storico Sugarpulp Festival.

Sugarcon-X, il visual dell'edizione 2021

Una grande festa che durerà cinque giorni!

Il programma prosegue a pag. 2

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