APPUNTAMENTI 2017

(Foto sopra di Carlotta Perondini) A Monzambano con Elsa Riccadonna

20 agosto – Senigallia

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“Identità bruciate” di Daniela Rispoli (Giraldi)

Recensione di Claudio Guerra

Bologna la grassa, Bologna la dotta, Bologna la rossa. Dei tre appellativi che accompagnano da tempo immemorabile la città all’ombra delle Due Torri, quest’ultimo potrebbe essere il più ambiguo da spiegare, restando indecisi fra un colore politico, metaforico, o l’effettivo colore del mattone, materiale principe usato per gli edifici, ripreso poi da intonaci esterni e tendaggi.

Perché Bologna è in fondo una città ambigua, lo cantava anche Guccini nel suo brano omonimo, e da qualche lustro in qua è divenuta anche una città nera. Anzi, noir. Quella particolare nuance di giallo, dove il bianco non esiste. E a volte neppure il grigio.

Bologna è anche uno dei personaggi di questo romanzo. L’unico al quale non venga intestato un capitolo nel quale sia fulcro e voce narrante. Gli viene data la copertina, con uno scorcio notturno dell’interno di un portico. Un breve tratto dell’interminabile portico che ascende alla basilica sulla cima della collina che domina la città. Ma basta scostarla questa copertina, cominciare a scorrere le pagine, che quella che si intraprende è invece una concitata discesa all’inferno. Continua a leggere

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La donna senza passato di Anna Ekberg (Nord)

 Recensione di Patrizia Debicke

Louise Andersen non sa molto del suo passato, al di là del suo nome. Ma è certa di avere quarant’anni e di chiamarsi Louise Andersen per la borsa con i documenti che i soccorritori le hanno trovato a fianco tre anni prima, dopo essere caduta e aver battuto la testa in un battello in navigazione per il porto di Ronne, di una minuscola isola danese. Il colpo era stato molto duro e si era risvegliata in ospedale, in stato confusionale. Poi, dimessa, si era istallata nell’isola, dove aveva trovato un lavoro in una caffetteria e si era rimboccata le maniche per costruirsi una nuova vita. Si era dimostrata volenterosa e capace e, quando la proprietaria aveva scelto di ritirarsi, gliel’aveva affidato in gestione. Più o meno sei mesi dopo il suo arrivo a Christiansø aveva conosciuto Joachim, uno scrittore dai capelli brizzolati, di dieci anni più vecchio di lei e reduce da un divorzio ma tra loro era scoccata subito una speciale scintilla. Erano fatti l’uno per l’altra e, da quel momento, Joachim si era trasferito nel suo piccolo appartamento sopra il locale… Ma zac! Tutto è destinato a cambiare all’improvviso, quando un bell’uomo bussa alla porta del locale e dichiara che lei, Louise, è Helene Söderberg, sua moglie misteriosamente scomparsa tre anni prima dopo una caduta da cavallo. Avrebbero anche due figli: un maschio di otto anni e una bambina di cinque e Helene sarebbe l’unica figlia ed erede di un’importante dinastia danese di imprenditori marittimi. Continua a leggere

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Sul comodino della Rambaldi: “Piuttosto il diavolo” di IAN RANKIN (Longanesi)

Ian Rankin, classe 1960, dopo essersi laureato all’Università di Edimburgo ha lavorato come vendemmiatore, porcaro, ispettore del fisco, ricercatore sull’alcolismo, giornalista musicale e musicista punk. I suoi thriller ambientati ad Edimburgo con John Rebus, un poliziotto collerico, tenace e solitario, sono diventati dei classici. Vincitore di numerosi premi letterari è tradotto in 36 lingue e la serie John Rebus, totalizza da sola il 10% delle vendite dei gialli nel Regno Unito. Dalle sue storie sono state tratte quattro serie televisive.

Sono dedicati a Rebus i romanzi: Cerchi e croci, Morte grezza, Dietro a nebbia, Fine partita, Casi sepolti, Una questione di sangue, Indagini incrociate, Dietro quel delitto, Partitura finale, Corpi nella nebbia, L’ombra dei peccatori, Una morte impossibile, Rebus indecifrabili e Come cani selvaggi, tutti titoli pubblicati in Italia da Longanesi.
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“L’animale notturno” di Andrea Piva (Giunti)

di Claudio Guerra

Una delle domande classiche che ci si pone quando si affronta la lettura di un lavoro dichiaratamente di fantasia è “quanto c’è invece di autobiografico questo testo ?”. Formulata con le piccole o grandi debite variazioni. Tant’è che in molte presentazioni l’ho sentita rivolgere dal relatore all’autore con la blanda ironia riservata a un cliché abusato.

Qui è l’esatto contrario. Cosa c’è di non autobiografico in questo romanzo? Visto quello che salta agli occhi comparando biografia e sinossi, poste ai lembi opposti della copertina. In spregio alle dichiarazioni di prassi riportate nella pagina del colophon, all’inizio del volume.

Vittorio, come l’autore, ha esordito nel cinema lavorando alla sceneggiatura di un film che raccontasse alcuni aspetti della sua terra d’origine. La Calabria lui, la Puglia il Piva. Anche il suo film ha ottenuto un certo successo, probabilmente in virtù del fraterno rapporto di collaborazione con il regista. Almeno fino al momento in cui non riesce a trattenere la sua irruenza e, in uno scambio di opposte vedute, finisce con lo spaccare letteralmente la faccia al suo sodale. La rottura del naso del regista coincide con la rottura dei ponti con il mondo del cinema. Ci pensa l’ex amico a far bruciare anche quelli che manco sapeva esistessero, uno per uno. Continua a leggere

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WULF DORN

ATTIVITA’: scrittore
SEGNI PARTICOLARI: ha una fissazione per gli abiti neri.
Su di lui: 48 anni, sposato, ama le buone storie, il cinema, la musica e la vita di campagna.

LO TROVATE: su Twitter e Instagram (account personali) e anche sulla sua homepage www.WulfDorn.com e su Facebook ( entrambi i siti sono seguiti dal suo webmaster)

Le tue origini e la tua città.
Sono nato in una piccola città della Germania sudoccidentale. Mio padre lavorava per un canale televisivo, mia madre era una segretaria.
Finite le superiori, ho studiato lingue e poi ho lavorato per una compagnia specializzata in tecnologia. Quattro anni più tardi, decisi che volevo cambare e diventare un terapista-psichiatrico. Avevo realizzato che la mente umana mi affascinava e interessava molto di più dei dati di vendita.
Questa si è rivelata essere la scelta giusta per me , dato che ho poi svolto questa professione per quasi venti anni.
La lettura è sempre stata una parte molto importante della mia vita.
A 12 anni iniziai scrivendo dei racconti e più tardi passai ai romanzi, ma ci sono voluti anni prima di arrivare alla prima pubblicazione. Per quasi 10 anni scrivevo per riviste e antologie fino a quando, nel 2008, “La psichiatra” è diventato un bestseller internazionale.
Oggi sono uno scrittore a tempo pieno e vivo in una cittadina non lontana da dove sono nato. Negli anni ho vissuto in parecchi posti, anche all’estero, ma la voglia è stata sempre quella di tornare nel luogo da cui provengo. È un bel posto, si sta bene, c’è tutto…tranne il mare.
E questo è il motivo per il quale mia moglie ed io adoriamo passare le vacanze in Italia, e naturalmente anche perchè gli italiani sono molto simpatici e ovviamente anche per il cibo (ride ..ndt) Continua a leggere

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Intervista doppia – Oliva/Berselli

Berselli/Oliva: intervista doppia

gialloecucina

Oliva intervista Berselli

  1. Le Siamesi si consuma in un week end, anche se è l’epilogo di vite portate in qualche modo all’eccesso, a partire da Ludovica, la giovane e cinica protagonista che accetta un invito dove le verrà chiesto qualcosa di molto, molto insolito e pericoloso. Come l’hai costruita? Quale tipo di personaggio volevi?

Le siamesi parla di otto ragazzi e di un sabato sera di follia, di sfide contro la morte e di situazioni che diventano non più gestibili. Ludovica per certi versi rappresenta un personaggio paradigmatico nel mio universo narrativo. Contro le regole, incapace di accettare l’età adulta, con un forte disagio esistenziale nonostante la vita le abbia dato tutto, bellezza, ricchezza, successo. L’idea era proprio quella di costruire un noir intorno a un personaggio disturbante, che desse fastidio al lettoreL'immagine può contenere: 1 persona

  1. Il tema del senso di appartenenza (inappagato per i protagonisti) e dell’inadeguatezza scorre in sottofondo. La ricerca…

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“La legge del drago” di Lorenzo Visconti, Amazon

Recensione di Patrizia Debicke

La legge del Drago” è il primo capitolo della serie Dragon, una serie tv che si legge sul tablet, edita da Amazon Publishing. Un primo capitolo a cui, è già annunciato, a luglio farà seguito il secondo dal titolo “Le piume del Drago”.

Lorenzo Visconti, che poi è lo pseudonimo di Paolo Roversi, scrittore, giornalista e sceneggiatore tv, ben noto al pubblico italiano per il suo Radeschi in sella al vespone giallo, perfetto interprete di tante avventure e per i suoi romanzi su Milano Criminale, ci regala stavolta un moderno e movimentato hard-boiled all’americana in salsa meneghina. Siamo sempre a Milano infatti e il protagonista, Lorenzo Visconti detto il Drago, è un ex pugile, un ex ispettore e un ex carcerato che ormai pensa di aver più nulla da perdere e molto invece per cui doversi vendicare. Incastrato malamente di proposito, ha passato otto mesi al “gabbio”, costretto a battersi ogni giorno come un leone. Tornato in libertà per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva ma in attesa di processo – con il suo avvocato ben poco ottimista in merito – non si fida più di nessuno e vorrebbe solo far luce sull’indagine che l’ha fregato e scoprire chi l’ha tradito.

Il nostro Drago, (nomignolo indovinato preso dalla bella canzone di Gaber: Il mio nome era Cerutti Gino) è un personaggio decisamente particolare. Uomo disilluso, amaro, che conosce bene la sua città e i suoi tanti problemi, esplosi soprattutto durante la frenesia edificatrice del pre-Expo, fra cantieri, grattacieli e malaffare. Continua a leggere

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