Biancaneve nel Novecento (Solferino)

 

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“La sposa del mare” di Amity Gaige (NN Editore)

La sposa del mare - Amity Gaige - Libro - NN Editore - | IBS

Sul comodino della Rambaldi

Amity Gaige è una delle maggiori scrittrici americane viventi. Scrive per The Guardian, The New York Times e The Los Angeles Times. Il suo Il sogno di Schroder (Einaudi) ha riscosso grande successo di pubblico e critica.

La sposa del mare è il suo ultimo romanzo.

“Come da programma, in settembre, ci dicemmo addio all’aeroporto di Cleveland. Cercammo di sdrammatizzare. Scherzammo. Dicemmo: meglio lasciare perdere gli abbracci, sennò diventerà troppo difficile. Così ci salutammo con uno spintone. Vaffanculo dissi io. Sparisci, disse lui. Togliti dai piedi. Sorridevo energicamente per non piangere.

Seguii con lo sguardo il suo zaino finché non scomparì nella folla. Ma in Inghilterra, quando mi resi conto di ciò che avevo fatto, la perdita di Michael mi sembrò una morte.”

È la storia di un matrimonio. Diviso tra abitudini e pensieri opposti che si fanno sempre più sentire. Traumi mai superati. Michael non si è mai ripreso dalla morte del padre, Juliet, segnata da un vecchio abuso, è caduta in depressione dopo la nascita dei figli Sybil e George.

Marito e moglie si attraggono e si respingono e sembrano incapaci di andare avanti.

Sarà questa la normalità a cui dovrebbero abituarsi?

E  gli altri come fanno?

Quello che li ha entusiasmati quando si  sono conosciuti ora li separa. 

Non  vedendo il mondo allo stesso modo non si trovano d’accordo su niente.

L’amore c’è ancora?

(la recensione prosegue a p.2)

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“La moglie di Dante” di Marina Marazza (Solferino)

Recensione di Patrizia Debicke

La moglie di Dante - Marina Marazza - copertina

L’autobiografia senza veli di una ragazza, poi donna. La storia di  Gemma Donati, coniugata Alighieri.
Come moglie di un gigante italiano che come facente parte  di una celeberrima  famiglia fiorentina del XIII secolo, avrebbe meritato di più. E invece di Gemma Donati  non se ne parla, salvo  in rare occasioni relegate a momenti di approfondimento critico e accademico. Lei è  la donna che Dante sposò ma di cui  non scrisse  mai.  Quella che sicuramente fu sua moglie e madre dei suoi figli.
Intanto  chi era  questa fiorentina che portava il nome fatale dei Donati, la feroce famiglia guidata  da Corso, il più celebre esponente del partito dei Neri fiorentini?  Moglie retta  e madre dei figli di un uomo non ricco quale era il Sommo Poeta, continuamente  assillato da sofferti e cervellotici cambi di rotta. Ma colui che riuscì a comporre e a esaltare quasi cinematograficamente la cronaca dei suoi tempi, l’uomo che ancora tutto il mondo invidia a Firenze.  Dante Alighieri apparteneva alla piccola nobiltà rurale guelfa di fazione, ma non compare tra le grandi famiglie. Di pochi mezzi e abbastanza senz’arte ne’ parte – basta  vedere a parte gli studi le sue successive  scelte lavorative –  Dante  farà sempre patire la moglie sia per  gli affanni di una condizione appena  dignitosa, sia per le indubbie spigolosità di un carettere sospettoso e puntiglioso. Per il resto infatti sempre sognatore, tristemente esaltato. Un’anima in pena e, in più, spesso vittima  di attacchi di epilessia che lo piegavano. Unico suo guerresco vanto la partecipazione come feditore  alla vittoriosa battaglia di Campaldino.

E poi com’era fisicamente il vero Dante? Oggi le immagini ce lo restituiscono col volto  magro, glabro  ingruganato e accusatore e invece Boccaccio ne tratteggiò il ritratto:  “Fu adunque questo nostro poeta di mediocre statura, e, poi che alla matura età fu pervenuto, andò alquanto curvetto, e era il suo andare grave e mansueto, d’onestissimi panni sempre vestito in quell’abito che era alla sua maturità convenevole. Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso.” (Do atto alla Marazza – nella foto, sotto – di avergli giustamente ridato la barba, sempre dimenticata dall’iconografia).


E invece  com’era Gemma? Un plauso all’occhio e alla creatività  di  Marina Marazza, che ce la presenta nelle prime pagine  tredicenne, rosso crinita, svelta di modi e cervello fino. Graziosa da vedere, piedi lunghi e corpo slanciato. Ben inserita nella famiglia di origine  ma con da sempre un amoroso pur se vano  pensiero rivolto al perfido e seducente cugino Corso Donati, il barone biondo e splendido come un san Michele, il crudele condottiero che per decenni fece il bello e il cattivo tempo a Firenze.  

(la recensione prosegue a p.2)

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“Le piccole libertà” di Lorenza Gentile (Feltrinelli)

Le piccole libertà - Lorenza Gentile - Libro - Feltrinelli - I narratori |  IBS

Sul comodino della Rambaldi

Lorenza Gentile – Milano – Laureata alla Goldsmiths University di Londra ha frequentato la scuola internazionale di Arti Drammatiche Jacques Lecoq di Parigi. Nel 2011 ha lavorato nella celebre libreria parigina Shakespeare and Company da cui è nata l’ispirazione per questo romanzo.

I suoi romanzi Teo e La felicità è una storia semplice hanno ricevuto molti premi e  riconoscimenti.

“Victor appoggia il libro in bilico sul bordo della panchina, mi dice: “E tu vieni con me”.

Non posso andare da nessuna parte, io. È un giorno che sono seduta qui ad aspettare, ho fame, sonno, sete, voglia di urlare, di piangere, di prendermela con mia zia, con me stessa, con mio padre, con quel pacco, col tailleur che è così stretto, con le décolleté che mi segnano i piedi.

“Stiamo via poco,” mi fa lui, con il guinzaglio in mano. “Lasciamo il trolley dentro. Tu hai aspettato, adesso aspetterà tua zia. È deciso.” Colette scodinzola verso di me con la lingua fuori, mi alzo, non so mai  come comportarmi con i cani. In realtà neanche con gli umani, perché dico: “Se proprio insisti…”.

Sulla scrivania di Oliva ci sono  un pacco e una busta.  Zia Vivienne chiede di raggiungerla a Parigi, presso la storica libreria Shakespeare and Company, per importanti comunicazioni che la riguardano. All’appuntamento, la nipote, dovrà portare il pacco senza aprirlo. Nella busta c’è  anche un biglietto per una cuccetta di seconda classe per Parigi.

Oliva non vede Zia Vivienne da 16 anni.

(la recensione prosegue qui sotto, a p. 2)

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“Le magnifiche” di Daniela Musini (Piemme)

Le magnifiche. 33 vite di donne che hanno fatto la storia d'Italia - Daniela  Musini - Libro - Piemme - Storica | IBS

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Daniela Musini – Città Sant’Angelo – Pescara – Scrittrice, pianista, attrice e autrice teatrale è da sempre appassionata di personaggi carismatici di donne – ha pubblicato la biografia: Lucrezia Borgia. Misteri, intrighi e delitti e il saggio: I 100 piaceri di D’Annunzio. Passioni, fulgori e voluttà. Ha vinto 36 premi letterari nazionali e 16 premi alla carriera.

“Per molte di loro la vita fu luminosa e lastricata di successi, per altre ardua e permeata di dolore; tantissime furono amate e venerate, numerose invece quelle osteggiate e denigrate, ma tutte le trentatré donne di questo libro hanno una cosa in comune: sono state protagoniste e non semplici spettatrici del loro tempo. Rifulgenti o torbide, cuori puri o anime prave, hanno lasciato tutte un’impronta indelebile nella storia, nella cultura, nell’arte e nel costume del nostro paese. Sono loro: sono Le magnifiche.”

Ecco trentatré ritratti di donne, diversissime tra loro, che hanno lasciato il segno.

Donne forti, artefici del proprio destino, spesso  sole, che non si sono mai arrese.  

Cleopatra, Messalina, la papessa Giovanna, Matilde di Canossa, Eloisa, Chiara d’Assisi, Cecilia Gallerani (la dama con l’ermellino), Lucrezia Borgia, Imperia, La Fornarina di Raffaello, Caterina de’ Medici, Marianna de Leyva (la vera storia della monaca di Monza), Artemisia Gentileschi, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia (la prima donna laureata), Maria Carolina, Paolina Bonaparte, Anita Garibaldi, Rosa Vercellana, La contessa di Castiglione, Margherita di Savoia, Matilde Serao, Eleonora Duse, Maria Montessori, Grazia Deledda, Donna Franca Florio, Lina Cavalieri, Sibilla Aleramo, Luisa Spagnoli, la marchesa Luisa Casati Stampa, Francesca Bertini, Paola Borboni, Wanda Osiris e Maria Callas.

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“Canzoni per fare l’amore” di Filippo Casaccia (De Ferrari)

SOTTOTITOLO: Storia pop erotico politica di Eugenio (figlio unico di piacente madre vedova) in fuga dalla Genova borghese

 Recensione di Nuela Celli

Avete nostalgia degli anni Ottanta, dei motorini rombanti, dei paninari e dei Camperos, delle feste a suon di Duran Duran, Level 42 e Madonna nel massimo della forma? Avete svolto la maturità e fatto l’amore per la prima volta in quegli anni? Ecco, questo libro sarà un viaggio che vi farà rivivere la vostra adolescenza con il dono di un pizzico di maturità in più e maggiore consapevolezza. Se invece non li avete vissuti, è ora di immergersi nella loro travolgente leggerezza e nelle tinte nette di un’epoca dove c’erano ben poche sfumature e tanta incoscienza.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante cielo e il seguente testo "FILIPPO CASACCIA Canzoni per fare l'amore Storia pop erotico politica di Eugenio (figlio unico di piacente madre vedova) in fuga dalla Genova borghese"

‘Canzoni per fare l’amore’ racconta la storia di un ragazzo della Genova bene orfano di padre, con una madre gallerista che non ha mai rinunciato alla sua vita per lui, un po’ scostante e sempre in giro, che si avvicina alla maturità negli anni Ottanta, tra fervore politico fatto più di reminiscenze ideologiche che di sostanza, ridotto a motivo di polemiche manichee, feste pomeridiane e un imbarazzato affacciarsi verso la vita sentimentale/sessuale.

Ironico, fresco, esatto nella rievocazione di un periodo che, condividendolo con l’autore, fa venire un mix di brividi, nostalgia e tenerezza: i famosi e non troppo profondi, esagerati anni Ottanta. E poi l’attrazione per l’altro sesso, la timidezza, l’imbranataggine delle prime cotte platoniche, le fughe per inesperienza e infine l’amore, o quantomeno una simulazione d’amore, estasiante, quello per Annalisa, che con il suo carisma fatto di bellezza ed impegno, sempre un passo avanti, irrompe nel testo sin da subito. Il contesto è quello un po’ patinato dei licei genovesi, con tanti ragazzi che vivono una condizione dove tutto scorre più facile e disinvolto, e dove non mancano le case libere per le feste, i letti anziché le panchine, i superalcolici e i soldi per il cinema e le uscite senza ansia da tasche vuote.

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“Una vita migliore” di Susan Allott (HarperCollins)

allott susan - una vita migliore

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Susan Allott – scrittrice britannica, che ha vissuto e lavorato in Australia alla fine degli anni ’90, sopraffatta dalla nostalgia è tornata in Inghilterra ma solo per sposare un australiano.

Una vita migliore è il suo romanzo d’esordio.

“Non ci sono bambini lì dentro” disse. Gli tremava la mano sulla chiave d’accensione. Voleva piangere anche lui, adesso che era fuori di lì, lontano dal vecchio e dalla sua disperazione, dal suo dolore. Non aveva alcun motivo di piangere. In confronto a lui, eppure gli doleva la gola e gli occhi minacciavano di traboccare. Era un bastardo, un codardo maledetto. Non riusciva neanche a guardare la bambina lì dietro

“Ho cambiato idea” disse lei, girandosi sul sedile “Voglio il nonno.”

“Tuo nonno dice che devi fare la brava bambina” lo disse senza girarsi “Dice che devi stare seduta tranquilla e non dare fastidio”. Fece retromarcia per qualche metro e una gran nube di polvere si levò intorno a loro.”

Londra 1997 – Dopo tanti anni di distacco dalla famiglia, Isla Green, viene svegliata alle due di notte da una telefonata dall’Australia. Suo padre, Joe Green, sta per essere arrestato. È  sospettato della sparizione e dell’omicidio di Mandy, una vicina di casa scomparsa 30 anni fa.

È stato l’ultimo a vederla.  Joe è un violento, beve troppo, e sostiene che Mandy, prima di sparire nel nulla, sia partita per un breve viaggio col marito, ma nessuno gli crede.

Nel 1967 gli inglesi Louisa e Joe con la figlia Isla di 4 anni e Mandy col marito Steve vivono in due  villette vicine affacciate sulla spiaggia.

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“Dante in love” di Giuseppe Conte (Giunti)

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Giuseppe Conte – Imperia – scrittore, poeta, librettista, drammaturgo, traduttore e critico letterario ha pubblicato libri in versi come: L’oceano e il Ragazzo, Ferite e riofioriture, saggi e libri di viaggi come: Terre del mito, e romanzi come: Primavera incendiata, Fedeli d’amore, Il terzo ufficiale, La casa delle onde, L’adultera, Sesso e apocalisse a Instanbul, I senza cuore. Traduttore di Shelley, Whitman e D. H. Lawrence, ha tenuto letture e conferenze in 33 paesi del mondo. È autore di opere teatrali e libretti d’opera e ha collaborato con la RAI e con diversi quotidiani. Le suo opere sono state tradotte in tante lingue. Ha  vissuto per molti anni in Francia. Attualmente vive in Riviera.

“Mi chiamavo Dante, il fiorentino, il poeta. Sulla terra mi chiamano ancora oggi così. Alighieri viene da aliger, che significa “alato”. Ho volato alto, è vero. E ora come ombra volo ogni anno, una sera come questa, dal cielo alla terra e dalla terra al cielo. Migro come le gru e le rondini. Ma non in cerca della primavera e del sole. La notte tra il 13 e il 14 settembre dell’anno del Signore 1321, la mia anima si è staccata tremante e infreddolita dal corpo, e tutta la mia umana sofferenza ha avuto fine. Avevo sofferto su quel letto di Ravenna, squassato da brividi di freddo con la febbre altissima, le braccia che colavano di sudore, il cuore che batteva sempre più veloce in petto. Avevo preso la malaria mentre attraversavo le valli di Comacchio, tra paludi e foschia.”

A Firenze il sole è appena  tramontato  e col buio  demoni e spiriti escono dal sonno per mescolarsi agli umani e visitarne i sogni. Un  tempo in città si accendevano le torce, gli uomini tornavano dal lavoro e i marinai, nel fissare le stelle,  avvertivano la mancanza di casa.

Anche stasera, mentre si accendono i primi lampioni, Dante  siede ai piedi del suo Battistero. C’è  molta gente, al contrario di un anno fa quando un’oscura minaccia sembrava aver reso l’aria irrespirabile. La gente non usciva e si vedevano solo negozi chiusi,  insegne spente e un gran  via vai di ambulanze.

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La mia storia suona il Rock

“La mia storia suona il Rock – Da Elvis ai DJ Set, suoni, musiche e canzoni tra mode e movimenti” di Luca Pollini (Tempesta Editore)

#grandangolo di Marco Valenti

Non è semplice parlare di musica cercando di racchiudere tutto in un unico singolo volume. Occore un backgrond culturale di un certo spessore per potersi districare in mezzo ad un mondo che è per sua natura in costante ed inarrestabile evoluzione, in perenne sperimentazione. La scelta iniziale è quella che determina il percorso da seguire. Mettere la musica e i musicisti al centro della narrazione e lasciare tutto il resto in secondo piano o raccontare la storia attraverso la musica? Luca Pollini sceglie la seconda strada e ci presenta “La mia storia suona il rock” (Tempesta Editore), 340 pagine attraverso cui racconta quella che è stata la nostra stroria recente, partendo dagli anni sessanta e dal mito di Elvis per arrivare fino ai giorni nostri, alla musica liquida, ai file digitali, allo streaming, all’intangibilità dei dischi.

La musica vista come aggregazione e come linguaggio nuovo, volto al cambiamento sociale, e non più come mero intrattenimento. Come identificazione ed appartenenza, come collante. Ma anche come strumento di protesta, di lotta e di denuncia sociale. La musica come manifesto giovanile di una generazione che ha deciso di dare un taglio ad un passato (ed un presente) in cui non si riconosce più.

Una musica che nel corso degli anni cambia, diventando industria, ma anche moda, perdendo il suo ardore rivoluzionario originario. Soprattutto ai giorni nostri, in cui si assiste ad un graduale e quasi totale disimpegno sociale per quella che è la componente mainstream del fenomeno. Restano delle sacche di resistenza, ma sono solo ad appannaggio dei meno visibili, di quelli dimenticati, degli eterni reietti, che spinti ancora dalla voglia di denuncia sociale, credono ancora che un mondo migliore sia possibile. Resta quello che ci piace chiamare “underground”.

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I ragazzi e le regazze dicono di Biancaneve nel Novecento…

Ecco alcuni stralci delle bellissime e profonde risposte che gli allievi e le allieve di V ginnasio, sezione F, del Liceo Minghetti di Bologna hanno dato al questionario ideato e somministrato loro dalla docente Eleonora Papp

Gianluca F.

Una caratteristica che mi ha molto affascinato del romanzo di Marilù Oliva, oltre alla struttura narrativa che ricorda quella del libro dedicato alle protagoniste femminili dell’Odissea, è il modo in cui l’autrice compie una carrellata degli avvenimenti che hanno segnato la storia di Bologna e non solo dagli anni Ottanta in avanti, facendoli diventare una sorta di sfondo sul quale si svolge la vicenda del romanzo. Vengono così ricordati l’aereo decollato da Bologna ed inabissatosi ad Ustica il 27 giugno 1980, così come lo scoppio della bomba alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e gli omicidi compiuti dalla banda della Uno Bianca, formata da poliziotti trasformatisi in criminali ed assassini, che trucidarono senza pietà persone innocenti tra civili, persone normali che si erano trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato, ed i carabinieri del Pilastro, giovani che svolgevano il proprio lavoro. Vengono inoltre raccontati nel romanzo fatti storici precedenti, risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, come il bombardamento da parte dell’aereonautica americana il 24 agosto 1944 e la liberazione dal campo di concentramento di Buchenwald di oltre ventimila uomini e donne e mille bambini l’11 aprile 1945

Margherita V.

Una bambina e un’anziana signora sono le due voci narranti che si contrappongono e s’intersecano per tutto il libro. La bambina, Bianca, parla della sua piccola vita e degli incomprensibili conflitti che scuotono la sua famiglia e le procurano ferite. Non c’è felicità nella sua famiglia. Bianca vive a Bologna, una città descritta nelle sue pieghe più nascoste, in tutta la sua moderna complessità. Lili, l’anziana signora, vive a Roma, ma il suo dramma si è consumato altrove. I suoi ricordi sono precisi, dettagliati: indelebili. Sono il racconto della più grande tragedia: i campi di concentramento nazisti; a Buchenwald, nel bordello dove vengono rinchiuse le giovani deportate. Lili racconta ciò che accadeva là dentro e lo fa dalla sua prospettiva di sopravvissuta. Di vittima che non riesce più a uscire dalla prigione del suo dolore.

Riccardo T.

Nelle ultime pagine del romanzo, Bianca ci svela una sua considerazione: in fondo Biancaneve e la sua matrigna sono due facce della stessa medaglia. Candi era passata da un ruolo all’altro così come era accaduto a Lili. Entrambe erano state prima vittima e poi carnefice, entrambe erano state sopraffatte dal dolore, dal male ricevuto e solo in un secondo momento avevano cercato la salvezza attraverso il ricordo e la memoria. Questa è la storia un po’ di tutta l’umanità, nessuno escluso; oggi si è Biancaneve e domani si è la matrigna malvagia.

(prosegue a p. 2)

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“I buoni vicini” di: Sarah Langan (SEM Editore)

Sul comodino della Rambaldi

Sarah Langan – Los Angeles – è autrice di tre romanzi pluripremiati e ha vinto per tre volte il Bram Stoker Award. I buoni vicini è il suo primo  romanzo tradotto in Italia.

“Lo scorso sabato mattina una tredicenne del posto è caduta nella dolina di Sterling Park. Sono state allertate immediatamente le squadre di soccorso. Kirsten Brandt, portavoce del Centro per la gestione delle emergenze della contea di Nassau, ha dichiarato: “La stiamo cercando e continueremo a farlo. Al momento non posso dirvi altro”. La dolina di Sterling Park è profonda più di 50 metri e raggiunge la falda freatica di Long Island… se la ragazzina ha battuto la testa o qualcosa del genere, è molto probabile che ormai sia lontana da qui”.

Ecco un romanzo che mi ha conquistata,  anche se la storia della famiglia bullizzata  dal vicinato non è una novità, Sarah Langan con I buoni vicini riesce a mantenere la tensione elevata per tutta la narrazione, nonostante il dramma esploda solo a pagina 120. Per non parlare del livello di ferocia a cui arrivano i  protagonisti a partire dai dialoghi dei bambini nell’area giochi, dove i falsi  pettegolezzi  messi in giro dai genitori,  finiranno per mettere a repentaglio le vite della famiglia Wilde.

(la recensione prosegue qui sotto, a p. 2)

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