Musica Sull’Abisso – Tour

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Francesca Piovesan – A Pelle scoperta

Recensione di Martino Ciano

È una corazza soffice la nostra pelle. È un sottile foglio che nasconde fragilità incise nella carne, ma è anche facilmente violabile. Basta poco per scalfirla, per sporcarla. La pelle ha un colore cangiante ed è anche l’organo che comunica con il mondo esterno, con il corpo degli altri. Se ci pensate bene, tutto questo la rende ambivalente.

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La pelle di cui ci parla la Piovesan è un contenitore di emozioni contrastanti. I personaggi dei suoi racconti sono capaci di cambiare la loro epidermide a seconda delle situazioni. Diventa un vestito, ma esso non è sempre alla moda, anzi, a volte è vecchio, privo di stile, sgualcito, usato per celare. Spesso, la pelle che si indossa diventa qualcosa di cui vergognarsi. Nasconde la sessualità, mostra i segni dell’autolesionismo, somatizza gioie e dolori. Continua a leggere

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Solidarietà a Liliana Segre

“Gentilissima Liliana, lei è molto forte e sappia che noi, sia io che i miei compagni, l’appoggeremo in tutto”

Stamattina in classe abbiamo parlato di Liliana Segre. E anche ieri mattina. Abbiamo visto l’intervista che le ha fatto Fazio a Che tempo che fa , l’abbiamo ascoltata attentamente e abbiamo parlato di razzismo, di insulti, di coraggio.
I ragazzi le hanno scritto tanti messaggi pieni di #solidarietà

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“Mileva Einstein. Teoria sul dolore” di Slavenka Drakulić (Bottega Errante Edizioni)

Risultati immagini per “Mileva Einstein. Teoria sul dolore” dei Slavenka DrakulicRecensione di Eleonora Papp

Sembra una narrazione venuta dall’alba antica del dolore! “Mileva Einstein. Teoria sul dolore” (in croato “Mileva Einstein, teorija tuge”) in un’esposizione semplice, riporta la storia di Mileva Marić, una donna di nazionalità serba affetta da un leggero handicap fisico (una lieve zoppia), ma intellettualmente tanto dotata da essere la prima allieva ammessa al ginnasio reale di Zagabria e in seguito, nel 1894, al Politecnico di Zurigo. A quegli studi l’aveva avviata un padre benestante e moderno: “Sin da quando ero piccola, mio padre sapeva che vita mi aspettasse nel mio paese. Mi ha fatto fare l’università per allontanarmi da un ambiente in cui le donne come me non erano rispettate. L’unico modo per emanciparmi dalla mia condizione di infermità fisica era studiare”.

Mileva non poteva essere definita una bellezza sotto il profilo estetico: “Lei era una zoppa proveniente dai Balcani, ragazza per la quale i maschietti non mostravano alcun interesse”.

La studentessa, comunque, che mai aveva pensato all’amore, incontra un ragazzo più giovane di lei di quattro anni: “Lui invece era uno strambo le cui idee e i comportamenti suscitavano derisione”. Continua a leggere

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“L’estate dell’incanto” di Francesco Carofiglio (Piemme)

Risultati immagini per L’estate dell’incanto, di Francesco Carofiglio (Piemme)Recensione di Raffaella Tamba

Francesco, nato a Bari, architetto, regista e prolifico scrittore, è riuscito con questo romanzo introspettivo, delicato e struggente, a dare voce alle senzazioni più intime e crittografate dell’anima; sensazioni che spesso proviamo senza riuscire pienamente a comprendere, senza riuscire ad andare oltre quella patina di sommessa malinconia che le riveste e che è l’unica che riconosciamo. Lui, invece, ci riesce. Riesce a descrivere con le parole giuste quei risvolti emotivi così profondi e nascosti. Sembra scegliere verbi, avverbi, aggettivi, uno per uno per essere sicuro che siano le parole assolutamente perfette per esprimere un concetto, un’immagine, un’emozione, uno sguardo. E lo fa attraverso la voce narrante di Miranda, novantenne che si guarda indietro, riavvolgendo il filo della propria storia fino all’estate dell’incanto, l’estate del 1939, quando aveva 10 anni, quando ancora tutto doveva accadere: la guerra fuori e dentro di lei: “Gli ultimi ricordi di quell’estate si accalcano, sono uno specchio che va in frantumi, si moltiplicano e si disintegrano, appaiono e scompaiono, e io mi sento di nuovo perduta. Vorrei proteggere ancora quella bambina, vorrei che non si ferisse ancora, nel ricordo. La mia anima arrugginita cerca di risparmiarle il dolore, ma non ci riesce. Non ci sono mai riuscita”. Continua a leggere

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GRANDANDOLO: “Appartamento 401” di Shuichi Yoshida [Feltrinelli]

Risultati immagini per "Appartamento 401" di Shuichi Yoshida [Feltrinelli]Recensione di Marco Valenti

Il mio primo incontro con Yoshida Shuichi risale allo scorso anno quando una cara amica pensò bene di regalarmi “L’uomo che voleva uccidermi”, volume che in un attimo entrò nel ristretto ambito dei preferiti, al punto di farmi attendere con impazienza il successivo. È proprio con questa mal celata impazienza che mi sono finalmente avvicinato al recentissimo “Appartamento 401”, uscito alcuni mesi fa per Feltrinelli. Che poi, a dirla tutta, si tratta della ristampa [la prima per l’Italia] del suo libro di debutto del 2002, ma questo è solo un dettaglio secondario. L’importante è avere tra le mani qualcosa da leggere.

Detto che la mia passione per gli scrittori [ma più in generale per la cultura] del Sol Levante è cosa che si perde nella notte dei tempi, non posso non convenire con chi leggendo questa recensione possa tacciarmi di faziosità. Cercherò quindi di essere il più imparziale possibile.

L’appartamento 401 è il mondo in cui vivono [ed in alcuni casi vegetano] quattro giovani giapponesi. Siamo nel quartiere Setagaya a Tokyo, a due passi dall’ordinatissimo caos di Shibuya, in un’oasi di tranquillità e pace, nonostante il distretto sia uno dei più popolosi. Continua a leggere

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“Il bambino con gli occhi vuoti” di Francesca Pizzi (Robin)

Risultati immagini per "Il bambino con gli occhi vuoti" di Francesca PizziRecensione di Raffaella Tamba

Romanzo d’esordio di Francesca Pizzi, avvocato bolognese, incentrato sulla ricerca della consapevolezza di sè e degli altri, sullo sforzo di cambiare, sull’accettazione di un passato doloroso o di un presente difficile da capire.

I tre protagonisti esprimono ciascuno un conflitto interiore che riusciranno, alla fine, a risolvere grazie ad interazioni reciproche. Giulia è la ragazza che ha un passato sereno, una famiglia unita, disponibilità economiche che le hanno consentito di realizzare il suo sogno di vivere a Londra (lo stesso sogno dell’autrice!). Daniel, il suo compagno, è l’uomo che invece ha sofferto, che ha attraversato tutto l’abisso delle tentazioni adolescenziali più oscure, dalla droga, alla violenza, ai rapporti effimeri ed inutili. Infine, Amanda, è la donna che vive il proprio presente di depravazione e squallore, vittima di un episodio del passato che l’ha traumatizzata e svuotata. Amanda, dalla sua condizione di desolazione e fine imminente, rappresenta per Giulia e per Daniel, l’angelo catartico, lo strumento di rinascita, per entrambi, ad una fiducia più costruttiva derivante dalla consapevolezza da parte di Giulia e dall’accettazione da parte di Daniel della sofferenza vissuta. Continua a leggere

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“Il giallo Pasolini. Il romanzo di un delitto italiano” di Massimo Lugli (Newton Compton)

Recensione di Patrizia Debicke

In una nuova e coinvolgente ricostruzione giornalistica che cavalca i faziosi inizi degli anni 70, permeati da quella inconfondibile esplosione di violenza e passione politica che infiammavano gli animi, covando intrighi sotto le ceneri, con i diversi schieramenti che si contrapponevano frontalmente. Erano gli anni dei capelli lunghi, dell’eschimo e dei camperos, con le redazioni dei giornali impestate dalle nuvole di fumo, mentre fuori impazzavano gli scontri di piazza, la malavita sguazzava nelle borgate e la dolce vita imperava nei quartieri alti. Gli stessi anni in cui le bande criminali, con il dilagare del Clan dei Marsigliesi, insanguinavano quotidianamente le strade di Roma. Marco Corvino, per nascita appartenente ai quartieri alti e per scelta personale iscritto a PC – dopo la drammatica cattura di uno spietato killer, il Carezzevole che l’ha visto implicato in prima persona – alle prime armi come cronista è stato assunto in prova per tre mesi al Paese Sera, quotidiano di sinistra della capitale. Ma finche non sarà in pianta stabile deve piegarsi alla gavetta peggio di una matricola, accettando tutti i compiti più sgraditi agli altri e imparare i vari trucchi e il necessario distacco del mestiere. Continua a leggere

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