“Mistero Caravaggio” di Annalisa Stancanelli (Mursia)

Recensione di Raffaella Tamba

Un thriller mozzafiato dedicato ad uno dei personaggi più amati dall’autrice (che su di lui ha scritto anche una documentatissima e scorrevole moderna biografia) e più fervidi di suggestione. Su alcuni brani della vita di Caravaggio resistono ancora misteri che Annalisa Stancanelli ha cercato in parte di chiarire, con quanto poteva tramite le sue ricerche, e in parte di sfruttare per creare una trama avvincente: ossessione per la bellezza che tracima la razionalità, l’etica, la legge.

Il prologo introduce un elemento-chiave della storia, amore-morte, che è non solo amore per l’altro, ma, altrettanto travolgente, amore per l’arte, per la bellezza assoluta e irraggiungibile. Eva Braun sta contemplando Il ritratto di una cortigiana, che le sembra rappresentare il suo sentimento di amore profondo e nascosto per l’uomo accanto al quale ha passato la vita. Hitler sta a sua volta ammirando pensoso Il Cristo sul monte degli olivi che “gli ricordava il tradimento di Goering (…). Era un continuo monito a guardarsi le spalle”. E amore-morte nella stessa tragica ineluttabilità sono il fil rouge del romanzo nella terza ambientazione, quella dei giorni nostri che segue la storia del più famoso dei dipinti caravaggeschi perduto, Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, trafugato nel 1969 dall’Oratorio di San Lorenzo di Palermo.

Il primo capitolo segue come il  riflettore di una ripresa cinematografica la scena di un crepuscolo milanese: “Il chiosco di fiori affacciato sulla Darsena stava chiudendo. Sotto il ponte del Naviglio Grande i cigni annoiati giravano in tondo starnazzando. Il tramonto di una bella giornata di fine primavera lasciava nel cielo una scia rossastra con sprazzi gialli, simile a un lenzuolo di morbida seta”.  Johanna Claesen, olandese, proprietaria di una galleria d’arte nella Darsena, ha passato tutta la vita fra “soldi, viaggi, bugie, rischi” ed ora è finalmente riuscita ad ottenere per vie traverse un dipinto straordinario che rappresenta un angelo. Sa che si dice sia maledetto e porti morte a chi ne venga in possesso, “ma era un angelo di Caravaggio e non si poteva resistergli”. Era un particolare di un dipinto più grande, la Natività, trafugata mezzo secolo prima a Palermo.

(la recensione prosegue a p.2)

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