Quando incontri un libro sbagliato

di Marilù Oliva

Fino a ieri circolavano le copertine di un progetto Newton Compton  di cui ha parlato qui Susanna Raule. Si tratta di due raccolte di opere rivolte: una alle ragazze (copertina rosa, con autrici considerate sentimentali) e una ai ragazzi (copertina verdone, con autori considerati di avventura). L’operazione editoriale è risalente al 2013, ma tuttora disponibile in e-book in tutti gli store online e questa presenza ce la rende ancora attuale. L’articolo argomentato di Susanna Raule non intendeva assolutamente protrarre una caccia alla streghe contro il singolo editore, come si evince dai toni pacati e dal finale aperto: sia perché Newton Compton ha in catalogo anche diversi libri interessanti sotto il profilo della parità di genere (penso al bellissimo volume che Matteo Strukul ha scritto per la saga dei Medici, dedicato a Caterina de’ Medici) sia perché quello non è l’unico editore che ha fatto in tal senso uno scivolone. E la data di pubblicazione, che comunque va esplicitata, non rende il progetto editoriale meno responsabile: qualcuno l’ha ideato, ha pensato alla divisione per generi, al colore, a convogliare per le ragazze libri considerati melensi/sentimentali e per i ragazzi testi più dinamici e avventurosi. Cinque possono essere molti, per quanto riguarda il tempo di permanenza nelle librerie, ma possono essere anche pochi, se si pensa al tempo di sedimentazione nel nostro immaginario.

Per fare un esempio che risale comunque a qualche anno fa, mi ricollego a un mio pezzo su Carmilla (che qui sotto riprendo) in cui ho cercato di spiegare, tra le altre cose, come i volumi scolastici delle superiori abbiano contribuito a formare dei futuri lettori pieni di pregiudizi. Come? Ghettizzando la letteratura. 

Sui testi scolastici non è mai soffiato reale vento di rinnovamento per quanto riguarda la proposta antologica, semmai una brezza timida (passi importanti, in merito, sono stati fatti ad esempio da Zanichelli e Loescher). Chi di noi conosce Paola Masino, Marchesa Colombi, Maria Messina, Anna Maria Mozzoni, Ada Negri, Emma Perodi, Flavia Steno o la mantovana Annie Vivanti? Forse pochi eruditi o qualcuno che ci si è imbattuto per caso. Non le conosciamo perché non ce le hanno insegnate a scuola. Perché le antologie sono soprattutto al maschile. Scrive Roberto Russo su Booksblog:

«A fronte di questa tradizione culturale ampia e affermata sotto ogni cielo, si nota che le donne scrittrici spesso sono relegate a un ruolo marginale»

Alle scrittrici sono dedicate pochissime pagine, spesso ghettizzate nella sezione “Scrittura al femminile”, come avviene nel manuale del triennio Tempi e immagini della letteratura: nella parte letteraria compare soltanto la Ginzburg. Abbiamo anche Elsa Morante, Sibilla Aleramo, nomi significativi: però solo in un capitolo a parte, verso la fine, condensate in poche pagine (il libro annovera 1.100 pagine). Quest’attitudine a ghettizzare l’arte delle donne si dispiega in maniera spontanea, quasi involontaria (è un maschilismo introiettato, non meditato, profondissimo), nel caso dei manuali è ancora più pericolosa, perché essi sono destinati a formare i futuri adulti. Come è possibile far crescere persone che abbiano il senso dell’uguaglianza di genere se perfino nei libri che loro studiano viene trascurata la produzione delle donne o relegata in secondo piano? Senza contare le autrici ancora viventi: è veramente difficile – accade nei manuali del biennio, ma di rado – imbattersi nel nome di una scrittrice italiana e addirittura non deceduta.

Insomma, non è solo una questione di pubblicazione recente o di qualche anno fa: è una questione di percorsi che attraversano le epoche e costruiscono (o de-costruiscono) le percezioni. Occorre proseguire, rilevare, non lasciar correre ogni volta, anche se si passa per pedanti. La strada da compiere è lunga, piena di ostacoli, di ostruzionismi, di depistaggi. E, talvolta, anche di libri sbagliati.

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5 risposte a Quando incontri un libro sbagliato

  1. patrizia debicke ha detto:

    Bene, giusto

  2. Cinemastino ha detto:

    Questo succede mediamente anche all’estero? Mi vengono in mente le sorelle Bronte, e non so (non credo) che nei testi italiani di letteratura del liceo (nel mio non c’erano) le scrittrici italiane siano trattate con la stessa attenzione, eppure La Storia di Morante non mi sembra un libriccino a caso 😀

    • Libroguerriero ha detto:

      Sull’estero non ti so rispondere a livello di antologie. Posso dirti che le scrittrici, nel mondo anglosassone, sono trattate alla stregua degli uomini. Ma non accade, ad esempio, nei paesi mediterranei. Un’autrice spagnola mi raccontava delle sue battaglie quotidiane contro una mentalità maschilista che vede ad oggi le autrici svalutate, pagate meno e considerate di meno pregio (in effetti: quante autrici spagnole conosciamo? molte meno rispetto a quelle inglesi, a pensarci bene).

      • Cinemastino ha detto:

        E forse anche meno delle sudamericane, per rimanere sulla lingua spagnola (mi era venuta in mente Isabel Allende ma poi mi sono reso conto che non è spagnola…).

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