Operazione sale e pepe, di Roberto Centazzo (TEA)

Recensione di Raffaella Tamba

Terzo episodio della serie Squadra Speciale Minestrina in Brodo, frutto di un’originale ed intelligente idea di Roberto Centazzo, scrittore di romanzi gialli per passione e formazione (laureato in giurisprudenza, Ispettore capo di Polizia, esperto di tecniche investigative), questo romanzo ha una grande qualità, quella di farsi sentire vicino alla gente. Protagonisti, vittime, ‘cattivi’, non sono figure esasperatamente positive o negative, non credibili, fantomatiche. Sono persone dell’ambiente reale, del quotidiano che i lettori vivono ogni giorno. Il realismo di questo romanzo, nel senso più classico del termine, ne fa un’opera di sicuro apprezzamento da parte non solo degli appassionati lettori di gialli, che vi troveranno un intrigo ben tracciato, stimolante, ricco di suspense e colpi di scena, ma anche di lettori attratti da storie vere e romanzi a sfondo sociale.

Un tocco di humor spigliato e colloquiale arricchisce il ritratto dei protagonisti di affabilità e simpatia. Ma l’umorismo forma la cornice esterna del romanzo: l’autore ha, tra gli altri, un grande talento narrativo, quello di saper gestire più registri, adattando la scrittura alle scene: il tono leggero viene riservato alle scene di contorno, mentre le scene di pathos sono descritte con un tono serio, consapevole e profondamente umano.

I tre protagonisti, Ferruccio Pammattone detto Semolino, Eugenio Mignogne detto Kukident e Luc Santoro detto Maalox, sono ex poliziotti in pensione da qualche anno; nonostante i loro irresistibili soprannomi che sottolineano per ciascuno un segno, forse l’unico, dell’età che hanno raggiunto, mantengono un’energia fisica e intellettuale eccellente, tanto che il questore non esita a richiamarli ufficiosamente in causa per affiancare il giovane e inesperto vice-dirigente della Squadra Mobile della Polizia di Genova di fronte ad una nuova ondata di microcriminalità. Si tratta di furti e truffe ai danni di anziani, abilmente condotte da persone senza scrupoli che approfittano dell’età, della solitudine, della debolezza psichica o emotiva di questa vasta fetta di società (si parla di reati a loro danno che rimangono impuniti per il 90%).

Quattro sono i casi per i quali viene chiesto l’aiuto della soprannominata Squadra Speciale Minestrina in Brodo. Tre sono classici furti domestici, condotti secondo tecniche altrettanto classiche: ragazzine che adescano anziani, donne che si fingono impiegate del gas, della società elettrica, dell’Inps e professionisti che si introducono negli appartamenti di cui si sono procurati le chiavi sui mezzi pubblici. Classiche situazioni, alle quali tutti noi siamo abituati a stare attenti ogni giorno.

Il quarto caso, invece, è qualcosa di completamente diverso, che sembra quasi una burla da commedia dell’arte: un furto di sandali effettuato ripetutamente, nello stesso modo, alla stessa ora del giorno, sullo stesso tipo di calzatura; tuttavia, a conferma del realismo che, come detto, pervade la serie gialla di Centazzo, anche questo caso, volutamente presentato come ridicolo, acquista alla fine una sfumatura amara.

Ma c’è una quinta storia, la più sentita da uno dei tre amici, Santoro, perché colpisce una donna anziana della quale aveva frequentato la casa per anni, da bambino, perché era il miglior amico del figlio e un po’ anche perché era innamorato di sua sorella. La vicenda di quella donna, Amalia, vedova ottantenne, si profila come una storia autonoma nel romanzo: fragile, sola, triste, diventa la facile preda di una profittatrice senza scrupoli. E Santoro, a quel punto, spinto da rabbia, rimorso e, forse, dall’eco lontana ma crescente dell’antica passione per la figlia, si impegna nell’indagine come un eroe d’altri tempi. Il mal di stomaco non sembra esistere, esplodono l’irruenza, la passione, la determinazione della giovinezza ed i due amici gli si affiancano fedeli fino alla conclusione del caso. Alle loro capacità personali sarà necessario però l’aiuto delle moderne tecnologie, offerte da Boero, il consulente esterno, l’esperto informatico ed elettronico (quasi l’elemento magico, il mago onnipotente, della fiaba antica). Sicuro di sé e delle proprie mille risorse, offre alla Squadra Speciale Minestrina in Brodo, aiuto competente e decisivo.

La ‘specialità’ della loro squadra è data dall’amicizia che li lega, frutto di una vita professionale fatta di “pulviscolo di sogni, rabbia, aspirazioni, fallimenti, conquiste, disinganni, progressi, dispiaceri”, un insieme di ricordi ed esperienze che li aveva plasmati come un’unica entità, li aveva formati e dotati di una sensibilità capace di continuare a farli crescere: l’età e la pensione non sono per loro un cancello chiuso, sul quale si depositi la “polvere di tempo”, sono piuttosto per loro trampolini di lancio sui quali sono ancora in grado di salire, “per rivivere l’attimo in cui tutto può ancora accadere”.

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Una risposta a Operazione sale e pepe, di Roberto Centazzo (TEA)

  1. patrizia debicke ha detto:

    Roberto è Roberto

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