RubriCate: La notte del coccodrillo di Simone Buchholz (emons, GIALLI TEDESCHI)

Recensione di Caterina Falconi

La procuratrice Chas Riley, in seguito all’ultima indagine condotta con la dura intransigenza di un uomo, è guardata con sospetto dai superiori e relegata in un ruolo marginale creato appositamente per lei: la protezione delle vittime di violenza. Nonostante le attestazioni di stima immutata dagli ex collaboratori, vive con gran turbamento l’esclusione dal proprio mondo. Eppure non deraglia né deroga alle proprie responsabilità e con oblativa costanza si reca quotidianamente all’ospedale St. Georg, per sedere al capezzale di un misterioso e splendido cinquantenne austriaco pestato quasi a morte da tre piccoli spacciatori. Un uomo diffidente e restio a raccontare cosa gli sia accaduto, ma allo stesso tempo colpito dalla gentilezza e dall’onestà della bionda procuratrice che saprà estorcergli, accudendolo nelle piccole trasgressioni nosocomiali, come offrirgli della birra e portarlo a fumare, preziose informazioni sul traffico di stupefacenti provenienti da Lipsia, e in particolare sul rischio dell’immissione ad Amburgo di una nuova e mortale droga, il Krokodil. Poche informazioni, briciole in realtà, ma sufficienti a Riley per rimettersi alle calcagna di pericolosi malfattori che ancora una volta sembrano orbitare attorno all’intoccabile Malaj Gjergj, detto l’Albanese, impunito e feroce gangster, capo di un’estesa organizzazione criminale che oltretutto ricicla l’introito dei traffici illeciti.

Proprio l’Albanese pare essere diventato il cruccio ossessivo di Georg Faller, mentore della procuratrice, intenzionato a vivere una seconda primavera da sbirro. Mentre il commissario Vito Calabretta, con il cuore spezzato di recente in un naufragio sentimentale, latita dalle indagini o vi partecipa a spizzichi e bocconi. Per non parlare di Sberla, amante della pm, forse nuovamente implicato in affari poco chiari.

Dunque è una combriccola a prima vista disfunzionale, quella che orbita attorno a Chas Riley, i cui componenti paiono in stallo e distratti dalle rispettive monomanie. Eppure, al momento opportuno, uniti da un’annosa e profonda amicizia, i vecchi collaboratori della procuratrice, soliti incontrarsi e fare famiglia nel bar di Sberla o nel locale di Carla e Rocco, tornano ad essere una squadra affiatata. Così come i nuovi alleati, agenti e funzionari della narcotici e della magistratura tedesca, tutti uomini possenti e veloci di pensiero e d’azione, si incastrano nel team di Chastity Riley come le ultime espansioni di un formidabile ingranaggio.

Ed è proprio la riflessiva pm, affidabile, generosa, empatica e professionale, l’elemento aggregante e propellente nelle indagini e nelle operazioni antidroga. Un personaggio che rifugge dalle ostentazioni e pare animato da una sua ruvida dolcezza, da un inscalfibile senso del dovere.

Alla pm solerte e arguta fa da contrappunto la donna malinconica e problematica, selettiva e generosa negli affetti, sempre pronta a spendersi in nome dell’amicizia, perplessa sulla soglia dell’amore. Una bella persona, in definitiva, anche a detta del possente informatore austriaco ricoverato per fratture multiple nell’ospedale st. Georg. Una capace di uscire dal ruolo e di adottare strategie informali, come coccolare i testimoni per cavare delle informazioni, e allo stesso tempo di affrontare, pistola in pugno, le situazioni più pericolose.

Colpisce, in questo romanzo, la lingua dell’autrice. Una lingua limpida ed essenziale come gli scorci della Germania occidentale descritti con efficace nitore, che sa farsi anche cupa e angosciante quando narra del degrado di certe periferie dell’est dove la produzione di droghe micidiali diventa quasi fonte di sussistenza. Una prosa onesta e plausibile che coinvolge il lettore e lo fa affezionare.

Colpisce anche e molto la scarsità dei dialoghi nel romanzo, la reticenza allo scambio verbale tra i personaggi che contrasta con la ricchezza delle riflessioni di Chas Riley. Si ha quasi la sensazione di origliare i pensieri dentro la testa della protagonista, e di osservare, installati dietro i suoi occhi, quanto accade nelle pagine. Questo monologare così sommesso e gradevole caratterizza anche i capitoli che inframmezzano l’andamento diacronico della narrazione con flashback quasi girati da una telecamera interna a ciascun personaggio. Una tecnica originale e tipicamente autoriale che ha come inevitabile effetto quello di irretire il lettore in un invischiamento emotivo.

Insomma un romanzo, “La notte del coccodrillo” della tedesca Simone Buchholz (nella foto sopra), che conquista e rapisce. Ordito con l’infallibile ed incantevole precisione di un grande orologio a carillon.

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