Rimini Beat di Andrea Biondi (Clown Bianco Edizioni)

Recensione di Corrado Ravaioli

Nata circa un anno fa, la casa editrice ravennate Clown Bianco si è già messa in luce con alcune antologie, come quella curata tra gli altri da Gianluca Morozzi e dedicata alle serie tv dal titolo Non dirmi come va a finire e romanzi noir. Consultando il catalogo ho trovato una piacevole sorpresa: Rimini beat, di Andrea Biondi, autore riminese al suo secondo romanzo. Un felice cross-over tra il thriller e la commedia romantica.

Siamo a Rimini. Gianluca, Matteo e Flavio sono amici per la pelle, sempre uniti fino al drammatico incidente che un po’ alla volta li separa. Negli anni le loro strade si dividono e ognuno segue un percorso molto diverso. Fino a quando Gianluca, promettente avvocato ad Ancona, dopo la fine di una relazione importante decide di tornare nella sua città natale, proprio nella casa dove è cresciuto. Le circostanze lo portano a ritrovare Matteo e la sorella dell’amico, Alice, di cui era innamorato. Questo ritorno innescherà una girandola di eventi, ora romantici, ora drammatici, tali da mettere in subbuglio, nel bene e nel male, la vita dei protagonisti.

In Rimini beat, thriller e commedia sono miscelati in dosi precise. Delle due parti, quella più leggera e ironica spicca maggiormente. Intendiamoci, l’architettura del thriller è ben congegnata, ma l’ho trovata secondaria rispetto alla cura dei protagonisti e i dialoghi, spesso brillanti. Alcuni personaggi meriterebbero uno spin-off, come l’avvocato Sergio, titolare dello studio riminese che assolda Gianluca. Viveur e maneggione, non perde occasione per regalare “perle di saggezza” al suo protetto, soprattutto per quello che riguarda l’universo femminile (un esempio per tutti la storia delle borse di Balenciaga). Altrettanto spassoso il rapporto di Gianluca con il gatto “rubato” per ripicca all’ex fidanzata pur non essendo amante degli animali.

Un ruolo importante gioca anche la musica, come lascia intuire il titolo. Ogni capitolo si apre con il titolo di una canzone (per esempio Sweet dreams degli Eurythmics) ma le note sembrano permeare ogni pagina, caratterizzando molte scene.

E poi c’è Rimini, tratteggiata in modo autentico, in una veste spoglia di lustrini ma molto intima, caratteristica delle città in inverno.

Il libro di Biondi sorprende per la capacità di maneggiare la materia e gli archetipi di genere. Consigliato a chi ama Biondillo o Manzini, con le dovute proporzioni. Troverà alcuni elementi in comune. E’ un libro piacevole, diverte e appassiona alternando i toni nella giusta misura. Forse un po’ precipitoso nel finale, rispetto al ritmo del romanzo. Ma è un peccato veniale.

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