Sul comodino della Rambaldi: PIACERE, AMELIA (LES FLANEURS Editore)

PIACERE, AMELIA

di Milica Marinkovic

Milica Marinkovic è nata a Smederevo in Serbia nel 1987. Laureata in Lingue e letterature romanze e in Linguistica francese presso l’Università di Belgrado ha vinto la Bourse d’excellence Gaston Miron in Quebec ed è al suo primo romanzo.

Amelia Volpe è una giovane bibliotecaria costretta al silenzio per esigenze di lavoro.

VIETATO PARLARE dicono i cartelli appesi ai muri.

È single e vorrebbe tanto sovvertire le regole e comunicare, ma coi suoi utenti sarebbe inutile, giochicchiano da mane a sera sui computer a Candy Crush e Bouncing Ball.

Amelia odia giochi e social. È iscritta a FB da anni ma lo utilizza solo per organizzare incontri letterari dove aderiscono in tanti e non si presenta mai nessuno.

Un giorno è costretta a ricredersi, conoscendo Pierre da Montreal che oltre a essere molto fotogenico condivide i suoi stessi gusti letterari e in un sabato uggioso intreccia con lui una fitta corrispondenza che col passare dei giorni la coinvolge emotivamente.

Non si fida e mette continuamente Pierre alla prova mancando per giorni solo per vedere se la cercherà, e lui la cerca.

La corrispondenza va avanti per quattro mesi e le chat diventano sempre più hot.

Si innamorano e si ingelosiscono immaginando chissà quali tradimenti dell’altro. In effetti Amelia l’ultimo dell’anno incontra Michele che un tempo era il ragazzo più ambito della scuola, flirtano e fanno sesso mentre gli amici scattano foto da postare su FB che faranno star male Pierre.

Provano di nuovo a non scriversi ma il desiderio aumenta e decidono di incontrarsi.

A Natale Pierre preme per vederla.

Sul serio arriverà da Montreal?

E si piaceranno anche di persona?

E il sesso in una camera d’Hotel sarà altrettanto eccitante?

Amelia pensa che la felicità sia bella solo quando la si attende a lungo e gode della bellezza dell’attesa. Ama torturarsi e adesso al pensiero di incontrarlo si sente soffocare dall’ansia.

Finora traducendo da una lingua straniera lui ha trovato facile dire quel che pensa usando anche parolacce.

Quando si parla nella propria lingua si cercano sempre le parole giuste e si perde in spontaneità mentre quando non sei padrone della lingua diventi più diretto e veloce.

Un vaffanculo detto da una persona senza cultura diventa greve e detto da uno in giacca e cravatta fa tanto simpaticone (magari nel primo caso era la prima volta che lo diceva e nel secondo è abituale maleducazione).

Amelia potrà fidarsi?

Che l’attesa di saperlo sia con voi!

                                                                                  Paola Rambaldi

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