Sul comodino della Rambaldi: “Più di così si muore” di Sabina Macchiavelli (Giraldi)

Risultati immagini per "Più di così si muore" di Sabina MacchiavelliSabina Macchiavelli – Bologna – Vive tra i monti dell’appennino modenese e si occupa di cultura come organizzatrice di eventi e insegnante di lingue straniere. Conduce laboratori di scrittura creativa per bambini e adulti, è autrice di audio documentari e studiosa di docufiction radiofonica per la quale ha ottenuto un dottorato presso la University of South Wales di Cardiff. Ha pubblicato racconti e saggi in riviste e antologie.

Nel 2013 è uscita per Einaudi la raccolta di racconti E a chi resta, arrivederci, scritta con il padre Loriano.

Questo è il suo primo romanzo.

Anche a Bologna capita a volte che si fatichi a dormire. Telefono. Abat-jour. Sveglia: 3.50.

Pronto…” il fiato, roco di sonno, si impasta nella gola.

Severino, sono io. Donato” La voce arriva da lontano. Severino torna a guardare l’orologio: le 3 e 51.

Donato? Cosa c’è? Cos’è successo?”

Non è successo… tranquillo, niente di grave. Io sto bene. Tu stai bene? Babbo sta bene?… La mamma?”

Senti mi telefoni alle 4 di mattina per sapere come stiamo? Sei deficiente o cosa?”…

I Pascali sono una grande famiglia che nei giorni di festa si ritrova a Cà dei gobbi, una casa colonica ristrutturata con gli intonaci rosa, ai confini col modenese, in un borgo che sembra un paesaggio da fiaba.

Il lettore passa dalla veranda sul retro, attraversando il salone delle feste per raggiungere la festosa tavolata coi fratelli: Donato, Lieta e Severino, con Estebana, la moglie venezuelana di Donato, il figlio Manuel, il cognato Geoffrey con la figlia BJ e nonno Adelmo. Manca solo nonna Clelia che è ricoverata in ospedale da due settimane per degli accertamenti dopo una crisi respiratoria.

Sono preoccupati per lei, ma sono anche certi di averla affidata nelle mani sicure del primario.

Il clima è cordiale e tutto sembra andare per il meglio. Dopo il ritrovo ognuno torna da dove è venuto, fino al giorno in cui Donato sveglia i fratelli con un’inspiegabile telefonata dal Sudamerica alle quattro del mattino. Farfuglia, è ubriaco, sembra che chiami solo per salutare, senza rendersi conto del fuso orario.

I familiari si infastidiscono per la mancanza di riguardo, ma presto si renderanno conto che quella era l’ultima telefonata di Donato, che da quel momento sembra svanito nel nulla.

Non l’ha mai fatto, Donato, di stare via tanto senza dare notizie. Anzi, l’ha già fatto. Quando è andato in Sudamerica e al ritorno ha presentato ai fratelli basiti la moglie venezuelana. È un gran cialtrone. E un’altra volta è partito in Nicaragua senza dire niente a nessuno, quando è rientrato ha farfugliato qualcosa sulla gestione di un ristorante italiano e su un investimento della famiglia di Estebana e la faccenda si è chiusa lì.

È un cialtrone e un incosciente scatenato

I fratelli lo hanno sempre considerato un irresponsabile per via dei suoi investimenti azzardati all’estero, ma dal momento che non ne hanno più notizie iniziano seriamente a preoccuparsi.

Al ritrovo a Cà dei Gobbi in ottobre ancora non è tornato.

Una storia dove rurale e contemporaneo si incontrano.

Una famiglia moderna imparentata con dei gallesi riunita dal filo di una scomparsa.

Quando Estebana annuncerà la morte di Donato, per Lieta e Severino comincerà un percorso doloroso di ripensamenti e accuse reciproche che riporterà a galla malesseri a lungo sopiti.

E da quel momento niente sarà più come prima.

Nota: la copertina è stata realizzata dalla vincitrice tra i ragazzi della classe 4AGC dell’Istituto Aldini Valeriani, a seguito di concorso interno. Un bel progetto curato dal professor Gastone Cantarini, seguito anche dalla professoressa Marilù Oliva e caldeggiato dall’editore Giraldi. In calce al romanzo sono presenti anche le copertine degli altri allievi, tutte molto belle.

Che la bella scrittura di Sabina Macchiavelli sia con voi!

Paola Rambaldi 

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