Perché è giusto parlare di chi svaluta le donne

L’articolo di Marilù Oliva sulle affermazioni di Yann Moix, che abbiamo pubblicato ieri, ha riscosso molte condivisioni e ha suscitato dibattiti. Proseguiamo qui le riflessioni, riprendendo alcuni commenti apparsi su facebook, con lo scopo di approfondire ulteriormente la questione, con le risposte di una libraia molto attenta alle questioni di genere, Carmen Vella.

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Qualcuno ha replicato:

Quante storie, solo perché le affermazioni arrivavano da un uomo. E se fosse stata una donna a dichiarare di desiderare un uomo molto più giovane di lei?

Carmen Vella: Se vogliamo ribaltare la prospettiva dal punto di vista maschile, la differenza sta nel fatto che gli uomini ultracinquantenni non sono una categoria generalmente ‘discriminata’. Invecchiando non diventano via via invisibili. Per la società, indipendentemente dalla loro età, non sono mai davvero fuori gioco.
Agli uomini è concesso invecchiare, è concesso anche invecchiare male, mentre alle donne no.
È questa la differenza.
Tutto qua.
Per questo non avrebbero gli stessi motivi per offendersi. Sono due prospettive molto diverse.

Eppure il tipo ha detto una verità, di fatto è più bello il corpo di una venticinquenne

Carmen Vella: In realtà non si è solo limitato a fare il paragone tra il corpo di una 50enne è il corpo di una 25enne. Ha proprio detto che il corpo di una cinquantenne non è per nulla straordinario. Cioè, ma abbiamo deciso che dobbiamo crederci davvero? Ecco, questa affermazione assoluta io credo che sia almeno opinabile. Diventa pensiero dominante quando a dirlo è un uomo 50enne e non un uomo 25enne. Diventa pensiero dominante in una società in cui una grossa fetta di uomini 50enni lascia la propria compagna quasi coetanea per mettersi con una 25enne (e il contrario non avviene neanche lontanamente nella stessa misura), diventa pensiero dominante quando la chirurgia estetica per le ultracinquantenni sta diventando regola e non eccezione (e anche qui il contrario non avviene neanche lontanamente nella stessa misura).
Il pensiero dominante è il sottotesto che quella frase implica: “in una società dove il sesso è la misura di quasi tutto, le ultracinquantenni sono fuori gioco”.
Che poi si possa discutere sul lagnarsene o meno, sul fare dibattiti o meno, siamo d’accordo.
Ma anche non riconoscere bene queste dinamiche potrebbe essere espressione di scollamento con la realtà.

Ma quante lagne, che vittimismo…

Carmen Vella:  Non so, secondo me non è tanto il lagnarsi fine a se stesso. Ci possiamo sentire ognuna a suo modo più o meno toccate. Dovremmo pensare davvero come dice Marilù alle donne che magari sono meno risolte, o più fragili nei confronti dei condizionamenti.
Se è vero che sulle varie discriminazioni femminili il mondo andrà sempre in una direzione, forse è anche vero che qualche cosa stia cambiando. E che stia cambiando anche per il modo in cui la società sembra stia iniziando a reagire. Forse il cambiamento inizia col cercare di non far più passare inosservate alcune discriminazioni, e quindi mettere nella condizione di fare un minuto di riflessione in più prima di esternare cose che invece potrebbero ferire altre persone. Seppur ridotto, il cambiamento sta anche nel far vergognare un pochino le persone che esternano un pensiero discriminatorio (a vari livelli, più o meno gravi), soprattutto se queste persone hanno rilevanza mediatica, e soprattutto se hanno pure la faccia tosta di vantarsene.

Marilù Oliva: Infatti il verbo “lagnarsi” è usato impropriamente. Nessuno si lagna. Queste sono analisi, che trascendono dal lagnarsi. Non è un piccolo sfogo, il mio articolo. Ha la struttura di un testo argomentativo e minimizzando quest’analisi a una “lagna” gli si toglie credibilità. Quando una donna discute e critica affermazioni maschiliste, non è per lagnarsi o per fare la sfigata o perché ha il ciclo (sto estendendo il discorso ai moventi di cui spesso ci tacciano): oddio, talvolta potrà capitare. Ma spesso noi cerchiamo, con queste analisi, di andare a fondo di una questione che ci tocca profondamente, volenti o nolenti. Siccome tutto parte da un substrato culturale, parlarne significa anche scalfirlo, o almeno provarci.

Perché gli dai tanta importanza? Che te frega?

Marilù Oliva: Ogni volta che scrivo un pezzo – ogni volta, giuro, qualunque sia l’argomento, sia che io parli di massimi sistemi sia di sciocchezze – c’è qualcuno che mi dice: ma perché gli dai importanza? Se gli ho dedicato un articolo, evidentemente per me la questione (non il personaggio, attenzione), ma la questione merita uno spunto di riflessione. Nella fattispecie, queste dichiarazioni meritano una piccola analisi, secondo il mio punto di vista, perché si inseriscono in un dibattito più ampio che sto analizzando da anni, quello sulla svalutazione delle donne, che potete trovare su Libroguerriero alla voce: “questione femminile”. Lì si parla di tante cose: dal gender gap, al #metoo, a questioni che contribuiscono a questo sistema culturale e che sembrano talvolta bazzecole ma sono invece degli indicatori. Infine, se ci sono state tutte queste condivisioni all’articolo, forse non ho fatto male a parlarne.

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Una risposta a Perché è giusto parlare di chi svaluta le donne

  1. piera carroli ha detto:

    mi preoccupa che nessuno obiettato sull’andare a letto con 25enni, cioè figlie? quando guardo un bel giovane 25enne penso a mio figlio non a un possibile amante… boh
    questo Yann Moix, di cui non avevo mai sentito parlare, ha forse paura di invecchiare e morire? Vedere il proprio corpo riflesso nella donna della sua età? noooo, questo non l’ammetterebbe mai, deve invece illudersi di sentirsi piaciuto anche da una giovane (chissà poi…) e dare addosso agli altri esseri umani del genere donna per sentirsi più ruspante, che pena

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