Michel Bussi, “Mai dimenticare” (edizioni e/o, 2017)

Recensione di Piera Carroli

Tit. orig. N’oublier jamais (Presses de la Cité, 2014)

“Incontrate una bella ragazza sul ciglio di una scogliera?

Non tendete la mano!

Potrebbero credere che l’avete spinta!”

Il nocciolo del romanzo e la soluzione del puzzle appaiono ancor prima che inizi? Giriamo pagina e troviamo una relazione della Gendarmeria Nazionale di Etretat (Normandia) che avvisa la Gendarmeria delle Vittime di Catastrofi (UGIVC) che il 12 luglio del 2014 a ovest di Yport, in riva alla Manica, è crollata una falesia e dentro c’erano le ossa di tre scheletri (p. 13) – il cui grado di decomposizione risale ad epoche diverse. La lettera accenna anche a un macabro fatto di cronaca accaduto da poco nella stessa zona di cui verremo a conoscenza in seguito. Visto che polizia locale si trova in difficoltà ad identificare i tre scheletri nonché a determinarne le cause della morte, chiede aiuto al direttore regionale.

E così inizia il quarto caleidoscopico romanzo di Bussi, volta-pagine, mozzafiato e sorprendente fino all’ultima pagina.

Scusate i cliché, ma il testo, strutturato a scatola cinese o bambola russa, ci porta sempre più indietro – mai dimenticare!) in una mise-en-abyme, un abisso che risulta sia narrativo sia geografico sia psicologico e anche logistico.

A me non piacciono i gialli a indovinello – questo supera il livello tecnico e meccanico a vari livelli, la storia e i preconcetti, il sospetto dell’altro. Il protagonista e voce narrante principale del romanzo è Jamal Salaoui, dalla prospettiva di André, proprietario dell’albergo, è “un giovane magrebino disabile” (p.16) “che si arrampica sulla falesia più alta d’Europa” (p. 17.). Il primo capitolo inizia “Cinque mesi prima, 19 febbraio, 2014” dall’invio della relazione della Gendarmeria territoriale. Se il narratore onnisciente riporta in terza persona i punti di vista degli altri personaggi, anche quella di Jamal, e narra gli eventi, la prospettiva del protagonista la troviamo nel suo diario, nella Parte prima – Istruttoria. (pp.23-181).

Un testo di questo tipo richiede una struttura molto precisa, organizzata in parti (5 in tutto), capitoli titolati e stili diversi che si addicano al tipo di testo scelto: relazione-lettera, diario, istruttoria, verbali, ecc. ma anche al personaggio dal cui punto di vista emerge la narrazione.

Un marchingegno molto complesso, ai limiti della credulità e della paranoia, che potrebbe crollare come un castello di carte, e che a volte ha ‘testato’ la mia pazienza, e che alla fine mi ha deluso – e non vi dico perché – ma che funziona e che corre verso il precipizio ad un ritmo vertiginoso – da dove iniziò la storia. Richiami di Vertigo, di Poe, intertestualità e intercultura.

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Una risposta a Michel Bussi, “Mai dimenticare” (edizioni e/o, 2017)

  1. patrizia debicke ha detto:

    da leggere

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