Le migliori e peggiori serie del 2017

Potevamo arrivare all’anno nuovo senza la lista delle migliori serie tv del 2017, dal momento che su Libroguerriero abbiamo addirittura 3 sezioni dedicate? Ecco le visioni più e meno consigliate da parte dei nostri esperti Romano De Marco e Corrado Ravaioli. Piccolo avvertimento: si tratta di un elenco chiaramente soggettivo ma stilato da gente competente, e parziale, rispetto al mare magnum dell’offerta complessiva attuale. Può darsi benissimo che fra i titoli “non visti” si nascondano dei capolavori veri e propri, che non mancheremo di segnalare appena li scopriremo.

Ma andiamo in ordine alfabetico.

Ecco la classifica stilata da ROMANO DE MARCO

TOP 3

RAY DONOVAN 5

Che volete farci, per me, ormai, Ray è una garanzia. C’è trippa per gatti in questa serie, personaggi tridimensionali, conflitti profondi, ambientazioni vincenti, scelte narrative intelligenti e addirittura coraggiose (soprattutto in questa quinta stagione). La sceneggiatura non si avvolge su se stessa, cerca nuove strade che non siano quelle del mantenimento degli alti indici di ascolto con un profilo basso e il proverbiale allungamento del brodo. Sì, mi sento di poter dire che Ray Donovan, attualmente, è la mia serie televisiva preferita. La più solida, la più professionale, la più divertente.

BILLIONS 2

Sembrava che la serie di Brian Koppelman avesse dato tutto quello che poteva nella prima stagione, che lasciava presagire un seguito fiacco. Niente di più sbagliato. Nelle dodici puntate del secondo round fra il miliardario Bobby Axelrod e il procuratore Chuck Rhoades, le cose si fanno addirittura più interessanti e i due istrioni Paul Giamatti e Damian Lewis, sfoggiano una verve eccezionale, calandosi nei panni di due dei più grandi bastardi mai apparsi in una serie televisiva. Si combattono colpo su colpo in un crescendo di sottili strategie e colpi di scena inaspettati, fino al sorprendente finale che lascia l’acquolina in bocca nell’attesa della imminente terza stagione.

1993

So bene che questa scelta farà storcere il naso a molti. Eppure, ho trovato ottima la seconda stagione della serie ideata da Stefano Accorsi (che ne è anche il principale interprete) per il semplice fatto che riesce a raccontare (in forma romanzata) un recente pezzo della storia d’Italia parzialmente rimossa persino da chi l’ha vissuta in prima persona (come noi cinquantenni). Per me (che, confesso, sono ancora in attesa di vedere Gomorra 3) è il miglior prodotto italiano di quest’anno. E poi c’è Miriam Leone bellissima…

MENZIONE SPECIALE

PREACHER

Il solo pensare che dal fumetto più blasfemo della storia (opera maxima del genio folle Garth Ennis) potessero trarre una serie TV, sembrava un’idea strampalata. Eppure ci sono riusciti. Quei due pazzi furiosi di Seth Rogen (attore, regista, produttore) e Evan Goldberg (produttore e regista) non si sono fatti scrupoli. Anche se, francamente, non capisco come abbiano potuto aggirare la bigotta censura americana… Dominic Cooper si cala perfettamente nei panni del predicatore Jesse Custer e con lui, dimostra di essere all’altezza tutto l’eterogeneo cast (nel quale spicca un grande Jackie Earle Haley, visto anche nei panni di Rorschach in Watchmen). I primi episodi faticano a decollare, ma una volta preso il volo… è come essere sulle montagne russe. E nella seconda stagione (che inaugura il viaggio di Jesse in giro per gli states alla ricerca di Dio, in compagnia del vampiro Cassidy e della ex fidanzata Tulip) si prevedono scintille. Non per niente, sulle loro tracce è stato sguinzagliato “il santo degli assassini”. Come dite? Non avete idea di cosa io stia parlando? Recuperate il fumetto (ripubblicato di recente in volumi) o guardate la serie. Resterete a bocca aperta…

DELUSIONE

SUBURRA

Non ci siamo. Debole rispetto a Gomorra (serie con la quale è logico che scatti il paragone) debole rispetto all’omonimo film a cui è ispirata (del quale, si dice, sia il prequel, anche se i conti non tornano…). Debole rispetto a tanti altri prodotti di genere, nostrani ed esteri, a causa di una sceneggiatura raffazzonata e piena di buchi, di interpretazioni poco convincenti e sopra le righe, di una voglia troppo dichiarata di costruire, in fretta e furia, una sorta di mitologia della criminalità organizzata romana (della quale, a dispetto di altri, non sto affatto negando l’esistenza…) per contrapporla a quella di stampo partenopeo rappresentata dalla già citata serie Gomorra. Anche se molti degli attori sono quelli del film omonimo, alcuni personaggi chiave non possono giovare delle ottime interpretazioni della versione cinematografica (primo fra tutti “Samurai” che sul grande schermo era interpretato da Claudio Amendola) e fanno traballare tutta la baracca. Aggiungeteci una Claudia Gerini fuori parte, l’inserimento nella storia di un personaggio inutile e per niente credibile (quello di “Lele” interpretato dal pur bravo Eduardo Valdarnini) e una regia a tratti imbarazzante, ed eccovi servito quello che per me è un vero e proprio flop. Basti dire che sono andato a rivedermi il film (che al cinema avevo giudicato appena sufficiente) e mi è parso quasi un capolavoro, con Amendola, Favino e Germano mattatori e la solida regia di Stefano Sollima, ormai sbarcato anche negli stati uniti (a breve il suo “Soldado” seguito di “Sicario” con Benicio Del Toro e Josh Brolin). Questa nuova produzione europea di Netflix (dopo il disastro di “Marseille”) lascia intendere che il colosso della TV in streaming debba iniziare a scegliere con più accuratezza i suoi team produttivi.

CERTEZZE

LONGMIRE 5

La serie “western contemporanea” ispirata ai romanzi di Craig Johnson, continua a non deludere grazie a una trama solida, interpretazioni ottime, ambientazioni spettacolari e una regia di qualità. Semplicemente un gran buon prodotto e un indimenticabile personaggio, lo sceriffo Walt Longmire che deve faticare sempre di più a mantenere l’ordine nella sua contea e a non incrinare il fragile equilibrio con la comunità locale di nativi americani. Questa quinta stagione vede ribaltarsi alcuni assunti della serie (come il conflitto fra Walt e il miliardario indiano Jacob Nighthorse) e si conclude con un cliffhanger che lascia l’acquolina in bocca per la sesta serie che, a quanto pare, sarà anche quella conclusiva. Per il solo fatto che nel cast vi sia il mitico Lou Diamond Phillips, una serie da non perdere assolutamente! (o da recuperare, per chi non la conosce…)

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E ora la classifica di CORRADO RAVAIOLI:

Top 3

GODLESS

Serie quasi perfetta, capace di rinnovare il western dando finalmente un ruolo di primo piano ai personaggi femminili. Dietro la macchina da presa troviamo Scott Frank, che ha scritto anche la storia (è sceneggiatore, tra le altre cose, di Minority Report e Logan). Sul cast, di altissimo livello, non si può fare a meno di ricordare Jeff Daniels, il villain di turno. Cattivo con la sua rigida morale distorta, ruba la scena a tutti. Serie consigliata a chi ama le storie western (chi l’avrebbe detto) e i principali elementi che caratterizzato il genere: paesaggi mozzafiato, fucili e pistole, ritmo lento spezzato al punto giusto da qualche frustata di violenza. Il tutto filtrato attraverso uno sguardo più contemporaneo.

THE DEUCE

David Simon e George Pelacanos (due storici autori di The Wire) tornano in pista e il risultato convince. Fine degli anni ’70, New York. The Deuce è la strada dove lavorano le protagoniste della serie, prostitute vessate quotidianamente dai loro papponi impellicciati. La storia di ognuna di loro s’intreccia con quelle di altri personaggi, tutti borderline, appartenenti a un lato nascosto della grande mela. Quello dei primi film porno, delle avanguardie teatrali, dei bordelli gestiti dalla malavita. Tra gli attori spicca James Franco, che interpreta due gemelli, il primo affabile barista, l’altro giocatore perseguitato dai debiti. E sul fronte femminile, Maggie Gyllenhaal, che figura tra i produttori: nella serie è Eileen, coraggiosa professionista del sesso che tenta di entrare nel mondo del cinema hard. Complessivamente emerge un grande affresco, sporco e violento di un periodo rivoluzionario per i costumi della società americana.

MINDHUNTER

Il maestro Fincher si cimenta nella serialità importando le caratteristiche del suo cinema, per contenuti e forma. La serie racconta la nascita dei primi profiler dell’FBI e il termine serial killer alla fine degli anni ’70. In viaggio da uno stato all’altro in cerca di nuovi casi, troviamo una coppia di agenti difficili da dimenticare. L’avvio è lento ma affascina gradualmente l’evoluzione psicologica dei protagonisti, così come le sfida dialettica con gli assassini seriali, peraltro tutti realmente esistiti. Siamo su livelli davvero alti.

MENZIONI  SPECIALI

THE SINNER

Ne ho parlato poco tempo fa. Jessica Biel dà corpo a un’interpretazione memorabile, nei panni di una madre tranquilla vittima di quello che a prima vista appare un raptus omicida. Il delitto appare dopo pochi minuti. Quello che interessa è il movente e sarà svelato gradualmente, con un pathos crescente, e colpi di scena raggelanti. Sugli scudi anche Bill Pulmann, tormentato e ambiguo, vittima delle sue stesse perversioni. Sarà lui a credere nell’innocenza della protagonista, lottando contro una serie di prove schiaccianti. I dettagli nella recensione: https://libroguerriero.wordpress.com/2017/11/22/a-prima-vista-the-sinner/

MR MERCEDES

Altro thriller ad alto tasso di violenza e immagini disturbanti. La serie tratta da un libro di Stephen King (che non si sottrae a un cameo spettacolare) vanta la presenza di un gigantesco Brendan Gleeson. Veste i panni di Bill Hodges, investigatore da poco in pensione, caduto in depressione e vittima dell’alcol a causa di un terribile caso irrisolto. Fino a quando l’assassino che gli ha fatto perdere il sonno bussa alla sua porta attraverso una serie di messaggi inquietanti. Sarà l’inizio di una guerra prima psicologica, poi sempre più cruenta, fino al “duello” finale. Gleeson eccellente quanto la sua nemesi, Harry Treadaway. Serie “necessaria” per chi ama le emozioni forti, così come la precedente.

DELUSIONE

TIN STAR

Un poliziotto inglese con problemi di alcolismo cerca di ricostruirsi una vita con la famiglia in una cittadina del Canada. L’avvio di una raffineria alle porte del paese porterà con sé una serie di incidenti e crimini tali da mettere in subbuglio l’apparente tranquillità della comunità locale, così come la famiglia del poliziotto, interpretato daTim Roth. Le premesse sono valide, alcuni personaggi a fuoco, ma quello che proprio non convince è la storia. Incerta sui toni, a volte crime a tinte forti, altre noir grottesco sulla falsa riga di Fargo, la serie finisce per distruggere i propri punti di forza dopo poche puntate.

GARGO 3

L’ho appena citata. Per quanto mi riguarda la prima stagione resta inarrivabile. Ancora una volta ho avuto l’impressione, come nella precedente, che l’ossessione per la ricerca formale (visivamente è impeccabile) abbia preso il sopravvento sullo spirito della serie. Non bastano Ewan McGregor e altri grandi attori, come il cattivo di turno David Thewlis, a tenere alta l’attenzione. Anzi.

IL TRONO DI SPADE

Dopo i fuochi d’artificio della sesta stagione, era difficile mantenere uno standard così elevato. Gli sceneggiatori hanno fatto di tutto per accontentare la fan base gettando alle ortiche ogni credibilità. I dialoghi sono a volte ai limiti della farsa, alcuni dei personaggi più intriganti, sono stati messi da parte o ridicolizzati. Per non parlare di alcune soluzioni grossolane a livello di sceneggiatura. Elementi che hanno distrutto il mio interesse per la serie.

CERTEZZE

HOMELAND

La serie americana dedicata alle vicende (a volte troppo estreme per essere vere) dell’agente della Cia Carrie Mathison riesce a mantenersi su un ottimo livello, anche alla sesta stagione. Per i dettagli, ecco la recensione: https://libroguerriero.wordpress.com/2017/06/12/homeland/

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6 risposte a Le migliori e peggiori serie del 2017

  1. Piera Carroli ha detto:

    Il cattivissimo e irresistibile bad boy irlandese, d’accordissimo !! Mi sono goduta la serie in australia

  2. Piera Carroli ha detto:

    Non ho visto Billionares ma ho visto qualche puntata di 1992 Sul 7 e mi e’ parsa buona, Stefano Accorsi mi ha stufato ma d’accordo sull’eterea spregiudicata Miriam bellissima
    In australia ho visto serie davvero ottime ma forse non sono arrivate? Una su un serial killer a Belfast, agghiacciante, e alcune con personaggie Donna eccezionali. Cerchero The sinner. Avete visto in italia the lake? Di qualche anno fa, girato in nuova zelanda, ottimo. Dopo aver incontrato l’autore in australia ho deciso di non guardare suburra. Non sono Mai riuscita a guardare homeland. Grazie per questa classifica. Cerchero anche 1993.

  3. Piera Carroli ha detto:

    Sullo stesso argomento, ho visto molto in ritardo la prima serie The last detective. Nonostante non ci fossero forti personaggi femminile e ci trivassimo in un contesto supersessista, mi ha colpito e addirittura commossa (attendo critiche) lo sviluppo graduate dell’amicizia tra I 2 protagonisti. Non mi era Mai piaciuto nelle commedie ma me ne sono innnamorata. Assolutomente incantevole la scenografia, anche le scene macabre, l’america quasi nascosta e deadly.
    Al contrario del nostro giu dice, a me e piaciuta anche la seconda serie con protagoniste donne che alla filosofia ecc scelgono la prole, insomma un’epica al femminile che ovviamente non puo piacere ai maschilisti.

  4. Piera Carroli ha detto:

    E scusate gli errori, dovuti al setting inglese !?

  5. liveeread ha detto:

    Ray Donovan TOP! Concordo pienamente! Se posso permettermi, The Americans, ho iniziato la prima serie da poco e sto per finirla! Merita! Mr Mercedes (adorando King) non è su Netflix, vero? Approfitto di questa parentesi, per augurarvi BUON ANNO!!!

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