Dimmi che c’entra la felicità

Dimmi che c’entra la felicità  di Margi di Filpo e Vincenzo Corraro, Ensemble

Recensione di Patrizia Debicke

2016, pag. 142, euro 12

Diciotto racconti brevi che trattano di felicità, o dintorni, per un’antologia a quattro mani scritta da Margi De Filpo e Vincenzo Corraro.

Racconti attuali che parlano di stati d’animi, di rapporti facili e meno tra persone, di accettazione di pesanti realtà, di problematiche esistenziali, di lavori insostenibili o addirittura perduti. Personaggi quasi sempre di spessore, acculturati, ci sono molti  laureati, ma spesso confusi, sconfitti, perdenti.

Cosa può mai allora significare per loro la parola felicità?

Un concetto vacuo, un venticello leggero, incostante che ti costringe a inutili e immani sforzi, un qualcosa di diverso, speciale, magari un sorriso, qualcuno che ritorna, un figlio che ti corre incontro. O forse qualcosa è che ti entra dentro, ti riscalda e zac quasi fosse una bacchetta magica in un attimo cambia la tua vita e ti fa sentire migliore. Ciascuno può dare la sua risposta alla stessa domanda. Ma quale felicità (e qui ci starebbe una parolaccia)? Che ci sia già un trucco in partenza?

Testi spiazzanti, e difficili da capire talvolta per certe situazioni normali che patatrac vengono messe in discussione, anzi magari rivoluzionate da scelte fatte d’istinto o meglio “di pancia” – dai personaggi. Ci troviamo di fronte alla fragilità dei sentimenti, alla faticosa solitudine, allo spettro della malattia. Citavamo poco fa lavori insostenibili o magari perduti che portano all’incubo della disoccupazione e al baratro del disagio sociale.

I due autori hanno concentrato il tiro sulle tante problematiche dei nostri giorni, facendole vivere nella quotidianità da personaggi dotati di forte carica umana ma anche e per questo, pieni di debolezze.

La felicità infatti, richiesta a chiare lettere dal titolo, benché sempre palpabile in aria sembra purtroppo quasi inafferrabile per donne e uomini disposti anche a salti nel buio pur di ottenerne

qualche briciola. O forse cogliere al volo quell’intimo attimo particolare che sa regalare un interiore senso di pace?

«Perché Annina l’aveva capito», scrive la De Filpo in Don Vincenzo, «e ormai l’avevano capito tutti, anche in quel paese tanto lontano da Roma, che la felicità non è un accidente come la tragedia, che quando la eviti arriva da un’altra parte. La felicità si nasconde lungo la strada, dietro l’ultima curva prima del mare».

Ma il primo racconto della raccolta La collina davanti al mare di Vincenzo Corraro, smentisce in parte la malinconia di questo assunto. Un racconto compiuto e aperto insieme, nichilista in apparenza, ma che tocca tutti gli assoluti dell’esistenza (affetti, rabbia, curiosità, ambizione, fallimento, amore paterno, ecc., ecc.), con un finale ben calibrato e che rasserena l’animo.

***

Margi De Filpo vive a Roma, è di origini lucane. Ha pubblicato i romanzi Nero di lacrime e luoghi comuni (Palomar) e Liza (Epika), oltre alla short story Sensation in “Dicò Erotique”, collana erotica di Lite-Editions. Ha scritto su diverse riviste come «Nazione Indiana», «Sud», «Poetarum Silva», «Leggere:tutti», e ha curato l’antologia I migliori racconti di Unonove (Epika). Attualmente collabora con «Satisfiction».

Vincenzo Corraro è nato e vive a Viggianello, in Basilicata. Ha scritto i romanzi Isabella (Yorick Editore) e Sahara Consilina (Palomar). Vincitore del premio «Nati 2 Volte» per l’opera prima, i suoi racconti sono apparsi anche nelle antologie Frammenti di cose volgari (Booksbrothers), I migliori racconti di Unonove (Epika) e su «Il Quotidiano».

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