Io non ho sbagliato di Onofrio Pagone

Recensione di Patrizia Grima

“Io non ho sbagliato” (Giraldi Editore) è una storia al femminile, la vicenda di una ragazzina fragile ma determinata, alla ricerca di un sogno perduto, di un figlio sottratto con l’inganno. Annamaria, la diciassettenne rumena protagonista del romanzo, per proteggere un bambino non programmato, non esita a raggiungere l’Italia, paese in cui la madre ha trovato lavoro come badante e dove vive da anni. È a lei che Annamaria si affida, sperando nel suo aiuto, nella solidarietà dell’affetto e della comprensione tra donne. Ma proprio dalla madre, complice l’ignoranza della lingua italiana, subirà il tradimento più grande che determinerà l’infrangersi del sogno di poter amare e crescere suo figlio, nonostante la giovane età. Il bambino, infatti, alla nascita, verrà dato in adozione. Ed è qui che comincia la storia tormentata della giovane donna contro tutto e tutti.

La penna da cui prende forma la protagonista fa dimenticare la derivazione genetica maschile del suo autore che, proprio utilizzando la narrazione in prima persona, riesce a comunicare le emozioni, i sentimenti e le aspirazioni di una femminilità combattente, la dolcezza e la disperazione di una maternità negata eppure mai data per vinta. La disperazione silenziosa, la rabbia non contenuta, le urla non arginate dalla ragionevolezza e dall’opportunità neanche in tribunale, la determinazione ad avere giustizia o a difendersi, anche da sola, fanno di Annamaria l’emblema dell’amore materno a tutti i costi, della lotta di una madre contro le decisioni delle leggi e dei tribunali. Le armi sono quelle delle leggi del cuore e dell’ostinazione di un sentimento tanto più forte quanto più scaturito da una creatura inerme e al contempo risoluta. La logica della protagonista è schiacciante nella sua evidenza di semplicità: “Com’è questa legge che distingue tra minorenni!”. Le domande che si pone quasi vengono anticipate dai lettori che ne condividono la rabbia impotente: “Il mio bambino era un pasticcio giudiziario”. Le descrizioni dei luoghi e degli ambienti sono accurate e procedono piane, come anche quelle delle emozioni e dei volti. Tante le donne che agiscono nel romanzo: accanto alla protagonista, una varietà infinita di figure femminili, un mondo che cerca di spiegare se stesso per darsi ragione dell’unico vero nemico, temuto, vilipeso, odiato: quel “vostro onore” – maschio anche quando è donna – figura quasi astratta e paradossalmente indifferente alla vicenda, alter ego e completamento di tutte le figure maschili che, salvo poche eccezioni, in un modo o nell’altro hanno violentato l’innocenza di una ragazzina all’inseguimento del sogno legittimo di essere madre.

Il ritmo narrativo è misto, ora si concede riflessioni e descrizioni, ora diventa veloce e incalzante, quasi a rincorrere il tempo. E “Il tempo – afferma Annamaria – cammina con lo stesso passo per tutti, ma per me è più veloce; per il mio bambino ancora di più”. Il romanzo si legge facilmente, nonostante i numerosi ricorsi al linguaggio e alle procedure giudiziarie. Suggestive le immagini della città e del mare di Bari che fanno da sfondo realistico a una vicenda ispirata ad una storia realmente accaduta. Lo stile, fluido ed efficace, asseconda le parti riflessive o mimetiche delle sequenze narrative. Convincente anche la conclusione della vicenda: quell’ “io non ho sbagliato”, innocente e autoassolutorio, lascia la speranza che davvero “chi crede nei sogni vede i sogni avverarsi”, anticipando il senso della frase che Annamaria pronuncia, a suggello del percorso di sofferenza e riscatto, alla fine del romanzo.

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Una risposta a Io non ho sbagliato di Onofrio Pagone

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Grazieeee

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