“I tempi nuovi” di Alessandro Robecchi (Sellerio)

 Recensione di Patrizia Debicke

Ottava avventura di Carlo Monterossi, il protagonista di Alessandro Robecchi, che a occhio direi che non assomigli molto al suo papà e creatore, salvo forse per certe impuntature di ribellione allo status quo. Ma Carlo Monterossi è un ricchetto secondo il metro di Robecchi, (o un riccone, e buon per lui, visto da noi poveri middle class). Insomma Carlo Monterossi è uno che se la cava bene finanziariamente, vive di lusso in uno splendido appartamento a Porta Venezia, sotto l’ala benevola e protettrice dalla governante, cuoca provetta e tata amorevole, Katrina. E spesso la fastosa presenza notturna di una compagna con i fiocchi.

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Ma passiamo al libro: i capitoli e le avventure s’incrociano, scorrono e corrono nella Milano dove dominano tutti i difetti (magari qualcuno li considera pregi) del nostro oggi. Droga, bullismo, firme, marche famose e chi più ne ha più ne metta. Il tutto a conti fatti riporta un po’ a La Ronde di Max Ophüls 1950 con Gerard Philippe e Simone Signoret (uhm, sarete troppo giovani per ricordare), insomma: per spiegarci a una giostra infernale dominata dagli influencer. Dove una trasmissione televisiva deve stupire, esaltare, scandalizzare a ogni costo, tutto è buono per fare share. Fino a quando gli amici degli amici… Tutto il mondo è paese, no? Dunque dicevo: un bravo ragazzo studente modello e geniale, avviato a una brillante carriera ingegneristica con fidanzata “ammodino”, famiglia, i soliti lavoretti per raggranellare i soldi per un viaggio a Miami trovato nella sua macchina, un’utilitaria, una Golf, con i pantaloni calati, legato al volante con due fascette di plastica e ucciso da un colpo di pistola alla tempia. Ah, ma prima di essere fatto fuori era stato tramortito con un colpo alla nuca. Strana faccenda, no? Errore di persona? Regolamento di conti? Perché quella messa in scena, però? Insomma la faccenda sembra molto complicata. Oddio gli indizi, non mancano anzi ce ne sarebbero addirittura troppi e, se non bastassero, la vittima a casa in una busta aveva 2.000 Euro. Boh… messi da parte per il viaggio?

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La polizia si pone domande, comincia a darsi da fare, ciò nondimeno ancora una volta le indagini dei nostri (dico nostri perché li abbiamo già incontrati nel precedenti romanzi targati Carlo Monterossi) bruschi e onesti sovrintendenti di polizia Carella e Ghezzi andranno a incrociarsi e a sovrapporsi con quelle dei due segugi dilettanti Oscar Falcone e Carlo Monterossi. Eh già perché nel frattempo, Gloria Grechi, impiegata, fascinosa, evasiva, misteriosa, si è presentata presso la neonata agenzia investigativa di Oscar Falcone, non esemplare amico e sempre complice nei guai di Carlo Monterossi. La Grechi vuole che le ritrovino il marito Alberto, improvvisamente scomparso. Da tre giorni è svanito nel nulla e lei, moglie innamorata, è disposta ad anticipare ben 5000 Euro per usufruire dei loro servizi. Ma la nuova cliente non spiega perché non si è rivolta alla polizia, fornisce solo poche e oscure indicazioni e il suo successivo comportamento non va proprio…. Poco fa ho detto due segugi ma no ho sbagliato i conti, perché la pregiata Falcone – Sistemi Integrati si è arricchita di una terza importante e utile presenza. Dopo averci “ponzato” su per mesi, il sovrintendente Ghezzi ha deciso di non accettare la pingue offerta di Falcone (il doppio dell’attuale stipendio per l’arma) e diventare suo socio ma, in compenso, gli ha proposto un cambio decisamente succoso: il sovrintendente Agatina Cirielli, in parziale crisi invece con il suo lavoro in polizia. Ho detto cambio succoso, però: attenti, riferendomi ad Agatina, non parlavo di fisico ma di intuito, cervello e duttilità. E comunque, Carlo Monterossi, reputato autore televisivo soprattutto di una trasmissione di enorme successo, Crazy Love, dispensatrice di celebrità e soldi, tanti, ma che lui detesta per ciò che è diventata, spazzatura, bieco cinismo, pura speculazione, svettante emblema dei tempi nuovi, è anche un investigatore per caso. E in questa veste verrà coinvolto con casa e bottega, mani, piedi e cervello nell’affaraccio da sbrogliare. Neppure il tempo di respirare e piste, indizi e vicende varie confluiscono in una trama in cui tante vite si mischiano: e in cui capita che gli inseguiti possano diventare inseguitori, i giocatori meri strumenti altrui e che i mascalzoni vengano fregati a loro volta. Tutto avviene a Milano e stavolta e soprattutto in quella fuori dalla prima cintura, che diventa la protagonista principe del romanzo, ma cosa si può chiedere a una metropoli contagiata o peggio avvelenata dai tempi nuovi a cui tutti si adattano? Ancora una volta Alessandro Robecchi si è inventato un sorprendente noir corale che diverte il lettore e lo incolla alle pagine. E Carlo Monterossi è un bel personaggio: stuzzicante, rivoluzionario, ironico e magari paradossale perché in realtà si trova sempre in conflitto con i suoi tempi. E infatti, andando a guardare bene si nota quel certo non so che, quel quid particolare, che mi fa pensare a un indovinato mixer tra Sherlock Holmes e Philo Vance.

Alessandro Robecchi scrive per vari giornali, per la tivù e per il teatro. È stato editorialista di «Il manifesto» e una delle firme di «Cuore». È tra gli autori degli spettacoli di Maurizio Crozza. È stato critico musicale per «L’Unità» e per «Il Mucchio Selvaggio». In radio è stato direttore dei programmi di Radio Popolare, firmando per cinque anni la striscia satirica Piovono pietre (Premio Viareggio per la satira politica 2001). Ha fondato e diretto il mensile gratuito «Urban». Attualmente scrive su «Il Fatto Quotidiano», «Pagina99» e «Micromega». Ha scritto: Manu Chao, musica y libertad (Sperling & Kupfer, 2001) tradotto in cinque lingue, e Piovono pietre. Cronache marziane da un paese assurdo (Laterza, 2011). Il suo primo romanzo, Questa non è una canzone d’amore, è uscito per Sellerio nel 2014, cui sono seguiti Dove sei stanotte (2015), Di rabbia e di vento (2016), Torto marcio (2017), Follia maggiore (2018) e I tempi nuovi (Sellerio 2019).

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