Il filo di Leonard Guille di Jessica Diotallevi (2016)

Recensione di Patrizia Debicke 

Trama articolata, di quelle che non annoiano per un nuovo diverso e particolare modo di scrivere che potrebbe spiazzare il lettore più sprovveduto, ma che incuriosisce. Partenza lenta, che forse si perde un po’ nei rovelli mentali di Leonard Guille, un arrivato artista, autore di teatro , di cinema e di televisione e il massimo esponente in ambito di moda e di costumi che dirige a Parigi la Secret Model Agency, detta “Le Butte”, e che nondimeno si riscatta in fretta accelerando il ritmo. Ma chi è veramente il grande Leonard? Cosa spiega il suo incontenibile successo? La sua fama? Il suo continuo incerto ondeggiare alla ricerca della sua vera identità? Il suo inseguire la sua libertà di essere gay o l’amore platonico? Oppure, eppure? Ha amato ha saputo amare anche le donne. Una in particolare? Nella sua conscia follia, nel brutale istinto di sopraffazione, nell’impotenza mentale di riconoscersi nel suo vero io, Leonard tuttavia è scivolato spesso verso un suo personale inferno privato per poi faticosamente riemergere.

Leonard Guille è un uomo? Una donna? O meglio un omosessuale che forse come l’immane suo omonimo quattrocentesco cercava se stesso nell’immagine della Gioconda? Da dove nasce la sua incontestabile ambiguità? Sarebbe tutto legato al passato? Dal male, dalla violenza fisica subiti a Londra dopo la serata di un grande successo personale come designer e creatore di magia delle sete, dalla sopraffazione che sfregiandolo nel corpo e nell’anima l’hanno spinto a cercare l’oblio o la forza nella bisessualità, nell’omosessualità? Degli incubi che gli ha lasciato l’orrenda e disumana segregazione nel convento inglese, governato dalla bestiale follia? Non sono serviti mesi e anni di continui viaggi e nuove potenzialità cercate oltreoceano. Perché in realtà Leonard Guille non si sente né uomo, né donna. Non è ancora disposto a riconoscersi e per provare a farlo sceglie di mascherarsi nell’intento di arrivare a muoversi e lasciarsi andare come desidera. Leonard Guille è colto, è perfettamente in grado di apprezzare appieno la bellezza, l’arte, il teatro, la filosofia e le sacre scritture, è un credente ma è sempre e soltanto un uomo alla ricerca di continue migliori risposte e sempre pronto a tutto per ottenerle. Per farlo è disposto ad accettare i consigli di un suo miracoloso Prontuario? La strada giusta potrebbe essere un sarto che cuce per lui il costume della felicità, quel costume da Gioconda, da Monna Lisa, destinato a far brillare nel buio la sua ambiguità senza farlo diventare un pagliaccio? Forse e allora si trasforma nella Gioconda, personaggio che l’attrae, sente suo, ed è proprio quando per la prima volta indossa quei panni e li fa scendere dalla “cornice” facendoli diventare umani, reali, incrocia il destino. Forse un quadro o il nuovo protagonista uscito da quel quadro possono cambiare? Però di primo acchito Leonard, o meglio oggi la Monna Lisa, come già undici anni prima, non riconoscerò il suo vero amore. Ma lo ritroverà e sarà infine un ideale compimento, uomo donna nella felice Ultima cena della sua personale Processione parigina. Libro intrigante, ricco di finzione, di oscurità e di storie di personaggi particolari ma che fanno parte di questa nostra società. Che in un certo modo forse spiegano una certa e diffusa difficoltà di accettarsi come siamo. Molti e meritevoli richiami con mirati spunti filosofici alla buona vecchia letteratura, soprattutto francese, che non si dovrebbe mai scordare.

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