Olivier Truc – La montagna rossa (Marsilio, collana Farfalle, Giallo Svezia)

Recensione di Marco A. Piva

LINGUA ORIGINALE: francese
TITOLO ORIGINALE: La montagne rouge
TRADUTTORE: Raffaella Fontana

La montagna rossa” è il terzo romanzo nella serie che Olivier Truc, autore francese ma da tempo residente in Svezia, dedica alla polizia delle renne. Si tratta di un corpo che, come ci spiega l’autore stesso alla fine del romanzo, esiste davvero in Norvegia, e si occupa appunto dei problemi che possano essere creati dalle renne o a causa delle stesse, nelle immense tundre scarsamente abitate nelle quali tali animali vengono allevati o vagano selvatici. Truc ha deciso, per amor della finzione narrativa, di estendere il territorio coperto dalla polizia delle renne anche al nord sella Svezia, così da poter ambientare lì questo romanzo.

I due agenti della polizia delle renne protagonisti di questa storia sono Klemet Nango, un sami (non chiamateli “lapponi”, è considerato un termine poco politicamente corretto) taciturno, un uomo di mezza età pieno di rimorsi e dubbi personali, e Nina Nansen, una giovane bionda ed estremamente attraente, appena trasferitisi nella zona di Funäsdalen in Svezia da Kautokeino, in Norvegia. Funäsdalen è all’estremità meridionale del territorio del Sapmi – quello che chiamiamo Lapponia. Ma alcuni proprietari di foreste locali, desiderosi di liberarsi degli allevatori di renne i cui animali scorrazzano tra le piante rovinandole e mangiando gli alberelli appena piantati, insistono che la presenza sami è molto recente, e quindi che i pastori appartenenti a quel popolo non hanno il diritto di portare le loro bestie in quella zona. C’è un processo aperto alla Corte Suprema di Stoccolma, al quale partecipa come parte in causa Petrus Eriksson, il leader del Balva – il principale gruppo di allevatori della zona – e che vede coinvolti anche diversi etnologi di fama, in particolare i professori Rogasberg e Filius, che si trovano a essere in completo disaccordo tra loro.

In una giornata di pioggia battente, mentre gestisce la macellazione di alcuni capi di bestiame sulle pendici di un monte con una splendida vista sulla cosiddetta “montagna rossa”, Petrus e i suoi uomini trovano uno scheletro, dissepolto dall’acquazzone e dagli zoccoli delle renne. La polizia viene immediatamente chiamata. Si scopre presto che si tratta di uno scheletro vecchio di qualche centinaio d’anni; insomma, una questione per gli archeologi, non per la polizia. Però, se si trattasse dello scheletro di un sami, sarebbe la prova concreta e irrefutabile di un’antica presenza di quel popolo in quella zona, smentendo le affermazioni dei proprietari delle foreste. Insomma, quello scheletro potrebbe cambiare il corso di un processo cruciale per la popolazione sami. Ma c’è un problema: manca il teschio, che servirebbe a determinare senza ombra di dubbio l’etnia dell’uomo cui tale scheletro è appartenuto. Qui comincia l’indagine, che vedrà susseguirsi tragedie, sabotaggi, problemi personali per tutti gli individui coinvolti.

La prima cosa che salta all’occhio leggendo “La montagna rossa” è quanta attenzione l’autore abbia posto nella costruzione dei personaggi. Non sono solo i due poliziotti e Petrus ad avere una caratterizzazione incredibilmente approfondita, ma hanno spessore anche, per esempio, la strana coppia formata dall’antiquario ultranovantenne Bertil e la sua amica (ma non amante) Justina, poco più giovane di lui, sempre sorridente e appassionata di bingo e nordic walking, o i professoroni, il giudice, i vari archeologi…

Insomma, in questo romanzo il caso poliziesco, sia pur interessante e dalla soluzione piuttosto sorprendente, finisce per essere più che altro una scusa per scoprire di più riguardo ai sami e al Sapmi, riguardo ad alcune atrocità compiute nel periodo delle guerre mondiali dai governi svedesi, ma anche riguardo ai vari protagonisti.

Questo romanzo – estremamente interessante benché un po’ lento a “ingranare” – è un giallo quasi per caso. Il protagonista principale, alla fine, è il popolo sami, con i soprusi subiti e lo sforzo di rialzare la testa, rappresentato da due personaggi problematici e affascinanti quali Klemet e Petrus ma anche da Viktor, il figlio adolescente di quest’ultimo, che simboleggia l’avanzare del progresso e il suo contributo nel rendere un po’ più semplice ma allo stesso tempo meno sicura la vita di uomini eredi di una tradizione antica, sempre in evoluzione ma sempre leggermente arretrata rispetto a chi li circonda.

Non è per caso che, parlando dei sami in questo romanzo, ho scritto “uomini”. Le donne sami, infatti, sono una presenza sottotono, si sa che esistono ma restano sullo sfondo, tanto che solo una, Berit, è menzionata per nome. Ma non si tratta di un atteggiamento maschilista dell’autore, o di un suo trovarsi a disagio nello scrivere personaggi femminili: di donne in “La montagna rossa” ce n’è, e anche molto ben caratterizzate e approfondite;ne sono un ottimo esempio Nina, Justina con le sue tre amiche, la signorina Chang – la compagna di uno zio di Nina – e la massaggiatrice Ganda. Non sono quindi le donne a mancare dalle pagine, ma le donne sami. Probabilmente questo deriva dall’esperienza personale di Olivier Truc con quel popolo, che ha conosciuto e frequentato per motivi di lavoro (l’autore è un giornalista), a mostrarne forse il legame per le vecchie tradizioni – e allo stesso tempo la durezza della loro vita.

Per concludere, due parole sulla traduzione di Raffaella Fontana, scorrevole e priva di ostacoli. Direi che non si vede che si tratta di un libro tradotto, il che per me è uno dei complimenti più alti che si possa fare a un traduttore.

Insomma, “La montagna rossa” è un romanzo affascinante, non sempre pieno di ritmo ma che si legge senza problemi, con personaggi che saltano fuori dalla pagina. Una lettura consigliata a tutti, sia agli appassionati di giallo che vedranno la polizia (in questo caso quella delle renne) investigare un mistero che, in un effetto domino, ne crea altri, sia a chi semplicemente ama immergersi in atmosfere diverse, incontrando un popolo interessante e pieno di conflitti, martoriato dalla storia ma pieno di orgoglio e di voglia di rialzare la testa.

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2 risposte a Olivier Truc – La montagna rossa (Marsilio, collana Farfalle, Giallo Svezia)

  1. patrizia debicke ha detto:

    Bel libro

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