“Le siamesi” di Alessandro Berselli (Elliot Edizioni)

di Claudio Guerra

Alessandro Berselli è uno scrittore poco prolifico e dalle opere il cui spessore ha poco a che vedere con la foliazione dei suoi libri. Lo ritroviamo infatti con un romanzo di 128 pagine, dopo esserci quasi scordati quanto sapesse essere “Cattivo” (Perdisa Pop) nel costruire le sue storie, sette anni dopo l’ultima narrazione noir a più ampio respiro. Con una storia che di respiro te ne lascia poco.

Non che nel frattempo se ne fosse rimasto inerte, anzi. Si era infatti dedicato alla sua vocazione umoristica, anche quella in verità abbastanza nera. Ma era in questo mondo di oscurità che lo si stava aspettando.

Questa volta, a rendere ancor più stranianti le sue atmosfere, esce dalle sue location abituali e si sposta a Milano, ma una Milano del tutto nominale. Un non luogo dove si muovono delle non persone, al ritmo scandito dal risuonare di brand e situazioni che, dal mondo del lusso trendy dal quale provengono, dovrebbero delineare un ambiente che rappresenta la crema della società e ne risulta invece la schiuma avvelenata.

Ludovica, la protagonista, è una studentessa di quella che si sarebbe definita “buona famiglia”. Figlia di un avvocato ben quotato che, rimasto vedovo dopo il suicidio della moglie, sua madre, ha sposato un’altra donna che non è riuscita a guadagnarsi minimamente l’affetto della “nostra.” Ne è invece divenuta il bersaglio dell’odio sordo, intriso di livore. Cosa della quale la ragazza è ben consapevole e orgogliosa.

Non è invece consapevole di quando la sua realtà dorata sia invece degradata. Di come sia già un passo oltre sulla strada dell’anoressia e di come siano deteriorati i suoi rapporti interpersonali. Anche con il fratello, unica figura con un minimo di positività in questo mondo di algide luci al led.

Ma sopra tutto quanto si sia dissolto in lei il senso dell’amicizia, pur ricordandosi bene della sua ex amica Laura, con la quale era stato talmente palese l’attaccamento da farle soprannominare “le siamesi”. Quelle del titolo, appunto.

Poi una sera, quella successiva di poche ore all’inizio di questa storia concitata che si sviluppa tutta nell’arco di un fine settimana, la incontra nuovamente dopo due anni. Fa parte del gruppo raccolto attorno a un ragazzo che l’aveva agganciata nel pomeriggio al vernissage di una mostra organizzata dalla matrigna. In poche ore noi veniamo a conoscenza di molte cose, troppe, del passato e del presente. E del futuro che potrebbe anche non esserci.

Il tutto in un libro che si legge, bruciando e bruciandolo per quelle due ore abbondanti, d’un fiato fino al suo imprevedibile finale.

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Una risposta a “Le siamesi” di Alessandro Berselli (Elliot Edizioni)

  1. patrizia debicke ha detto:

    Mi piace sempre Berselli, è bravo

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