“Ufo 78” di Wu Ming (Einaudi)

#grandangolo di Marco Valenti

Ogni libro di Wu Ming è un’occasione per guardare a quello che sta accadendo intorno a noi. La loro capacità di riuscire a condensare nelle pagine di un romanzo quanto stiamo vivendo, in modo più o meno consapevole, è indiscutibile. Non fa eccezione “Ufo 78”, il loro ultimo romanzo uscito da una manciata di settimane. Anche in questo caso il fattore x, che sposta gli equilibri, rendendo la lettura tanto coinvolgente quanto stimolante, è da ricercare nelle perfetta contestualizzazione degli eventi che ci raccontano, che fornisce un quadro lucidissimo del nostro quotidiano.

Realizzato con un’ibridazione tra il romanzo vero e proprio e l’inchiesta giornalistica, “Ufo 78” racconta gli anni di piombo con un taglio tutt’altro che banale, proprio per la sua caratteristica di risultare distante dai cliché narrativi del periodo. Segno che la contaminazione, come molto spesso abbiamo avuto modo di sottolineare, alla fine resta la strada che ci permette più semplicemente di arrivare a quel cambio di prospettiva nel momento in cui approcciamo i fatti. In questo caso, gli eventi tristemente noti, soprattutto per il modo istituzionale con cui ce li hanno sempre narrati, del più recente passato. La riproposizione di tematiche per nulla desuete, nonostante siano trascorso quasi mezzo secolo, ha una sua valenza quotidiana che permette di guardare alla storia e al presente in modo speculare.

Wu Ming riesce a tenere alta l’attenzione su problematiche sociopolitiche che tendiamo a sottovalutare, a causa della nostra incapacità di emanciparci dalle dinamiche ultratecnologiche della rete con cui appiattiamo la nostra sfera cognitiva. Dimostrando che alla fine, gli Ufo non sono quelli che illuminano il cielo nelle pagine del romanzo, ma sono loro stessi, come collettivo letterario in grado di calarsi nel contesto editoriale come autentici alieni capaci di portare una ventata di novità, sin dal loro esordio ultraventennale, quando, ancora si chiamavano Luther Blisset, diedero alle stampe quel “Q” che ancora oggi rappresenta una delle vette della letteratura italiana contemporanea. Sono passati oltre vent’anni ma Wu Ming riesce ancora a stupire, con un acume invidiabile in fase di analisi e profondità. “Ufo 78” ci racconta un paese che per certi versi può senza dubbio essere sovrapponibile all’Italia odierna, ancorata, oggi come allora, ad una fase storica molto complicata. E come puntualmente accade, in ogni momento critico, ecco arrivare il diversivo “dall’alto” pronto all’uso, con cui spegnere le idee di rivolta dei più arditi. La droga di oggi, succedanea dell’eroina degli anni settanta, si chiama internet. Dipendenza che per assurdo riesce a fare molti più danni rispetto al caro vecchio alcaloide dell’oppio. Alla fine, sempre di dipendenza si tratta, cambia il nome ma non la sostanza.

(la recensione prosegue a p. 2)

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