Aria di vetro, di Elisa Della Scala (Ensemble)

Recensione di Raffaella Tamba

Elisa Della Scala ama molto viaggiare, consapevole che “viaggiando s’incontrano tutte quelle domande che a casa non hanno spazio sufficiente per le risposte”.

Nei racconti oggetto di questa raccolta, però, descrive viaggi non nello spazio, bensì nel tempo, in una sorta di dimensione parallela al presente. Ispirandosi ad una poesia di Montale, Forse un mattino andando in un’aria di vetro, l’autrice elabora dei racconti profondi e toccanti, intorno al tema del tempo nella visione di Montale, quella di un vuoto che precede e segue un istante di grande consapevolezza.

In ogni racconto, c’è un momento, nella vita del protagonista, particolarmente importante, un momento decisivo che decide della sua vita o di quella delle persone intorno a lui. Quel momento è diverso da tutti gli altri, è un attimo di particolare intensità, un concentrato di emozioni profonde che può diventare, se si ha la sensibilità di coglierlo, un prezioso passaggio segreto attraverso il quale guardare le cose da una prospettiva diversa. Emblematico è il racconto Per la strada, nel quale la stessa scena viene descritta due volte mettendo in evidenza il contrasto tra l’idea che l’osservare fine a se stesso che un cane fa del passaggio del traffico sulla strada possa essere un “perdere tempo”, nella classica ed ironica visione comune, oppure, in una visione più riflessiva, un “prendere tempo”:“Perché avere fretta di vivere?”.

L’originalità di questi racconti sta proprio in questo: non si tratta della solita ‘seconda possibilità’ o della ‘svolta alternativa’ offerta dal caso o dalla scelta: i protagonisti dei racconti, pur quando potrebbe essere loro concesso di cambiare le cose, scelgono di non farlo, neppure per renderle migliori. La loro sensibilità li rende capaci di cogliere la profondità di un istante, di fermare il tempo non per dargli un altro corso, ma per guardarlo nelle sue molteplici sfaccettature. Così, comprendono che ci sono istanti nei quali sembra che uno sguardo sia capace “di creare il possibile nello spazio vuoto tra un secondo e l’altro” e vale davvero la pena di riuscire a cogliere quello spazio vuoto, quel “tempo senza tempo”; e magari, dopo, si può anche riprendere il corso normale della propria vita.

Il vecchio del racconto Colazione a letto in America continua a portare ogni giorno la colazione alla moglie anche ora che è in ospizio e non ricorda più nulla, senza pensare a motivazioni razionali del farlo o non farlo, ma semplicemente perché “anche se non si ricorda più chi sono, io non ho mai dimenticato chi è lei”, e quel momento così speciale per loro, la condivisione di due muffin e cappuccini, merita di essere perpetuato sempre uguale.Vivere quegli istanti filtrando attraverso di essi tutta la gamma di emozioni che racchiudono è una ricchezza senza pari: “il valore del tempo non ha niente a che fare con la sua misura” è la grande rivelazione che, Ermanno Poli, tragica e grandiosa figura del racconto Due parole per tempo, apprende negli ultimi attimi di vita, concedendosi di “dilatarli per riordinare l’indimenticabile”. È in questo che il tempo è soggettivo e non solo un percorso unidirezionale. È per questo gli antichi Greci – spiega il vecchio cieco a Ermanno – avevano due parole per indicare il tempo, chronos, che ne esprimeva la quantità e kairos che “apparteneva più precisamente alla vita. Così, mentre la prima si riferiva al tempo cronologico e sequenziale, la seconda significava un tempo nel mezzo: un momento, un periodo di tempo indeterminato nel quale qualcosa di speciale accade”.

L’ultimo racconto, Aria di vetro, si chiude proprio con l’ultimo verso della poesia di Montale, che esprime potentemente la consapevolezza raggiunta del valore immenso di quegli istanti supremi perché unici, una consapevolezza che il protagonista, come il poeta, sceglie di tenere per sé, come un tesoro prezioso perché conquistato con la sofferenza e solo con la sofferenza può essere conquistato, individualmente, da ciascuno: “in quel momento decisi che me ne sarei andato zitto, tra gli uomini che non si voltano, con il mio segreto”.

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