“Oltrepassare” di Martino Ciano, (A&B)

Oltrepassare - Martino Ciano - Libro - A & B - Eliconea | IBS

Recensione di Raffaella Tamba

“Raccogliere testimonianze, farle proprie, tradurle in una realtà superiore che sia patrimonio dell’Essere”. Questo è stato l’intento dell’autore, Martino Ciano, giornalista, appassionato di letteratura e filosofia, nella scrittura di queste pagine. Certo, con sapida ironia, avverte i lettori: “In bocca al lupo e buona lettura”. Perchè dalla prima riga del secondo capitolo (già l’introduzione è pienamente dentro il romanzo, è già il romanzo), dallo stesso titolo del secondo capitolo si entra in una storia che, si comprende subito, sarà un viaggio. Un viaggio introspettivo senza veli, senza ipocrisie. Un viaggio a fianco di giovani protagonisti, che hanno un buco nero emozionale dentro di sé, in procinto di esplodere. Emma, Alfonso, il Narratore stesso, il padre di Emma, prendono a turno il microfono raccontando non solo la propria storia ma anche quella di uno degli altri personaggi. Una storia come quella di tanti, di cui ciascuno di loro è simbolo. E, dietro la loro, si profila la storia di un ambiente, la Calabria, con le sue contraddizioni di bellezza e infamia che ne fanno una seducente traditrice. 

Emma è la prima, meravigliosa, imperscrutabile protagonista, la voce che sentiamo solo quando è già oltrepassata. Da una vita familiare normale, un’adolescenza insostenibile: solitudine, vuoto interiore, disagio esistenziale. Un muro invalicabile. Un muro dietro il quale si accuccia e si nasconde portando avanti gli studi universitari. Per lo più sola, distaccata, unicamente appagata dai libri, che divora, che la divorano. Quando si laurea, davanti ha il vuoto assoluto. Dovrebbe entrare nella società, nella vita reale, ma non riesce: “Diventare adulti vuol dire accettare le regole, non lamentarsi troppo delle ingiustizie, anteporre la ragione e la diplomazia alla rabbia e alla violenza, combattere secondo le norme vigenti. Una follia, insomma”.

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“Flora” di Alessandro Robecchi (Sellerio)

Flora di Alessandro Robecchi - Sellerio

Recensione di Patrizia Debicke

Flora uscito il 25 marzo del 2021 è   l’ottavo episodio della “serie”  che vede come protagonista Carlo  Monterossi.
Stavolta Alessandro Robecchi  costringendo la sua, diciamo per amore della semplificazione, troupe di personaggi a piegarsi in un rispettoso inchino al grande movimento surrealista parigino, firma un’avventura di Carlo Monterossi diversa  dalle precedenti. Oddio lo spiritaccio maligno cerca sempre di graffiare, fa capolino ma l’ubriacatura della scapigliatura  francese anni e venti e la ribellione  intellettuale  anti stalinista e nazista rubano inequivocabilmente la scena.  Ma impavido Robecchi ha scelto lo stesso di immergerci  in un intrigo molto articolato,  mettendo assieme in un grosso mixer temporale suspense e passione o meglio cultura  letteraria che si rifà a una lontana storia, dal passato. Una storia fatta di poesia e libertà, odorosi effluvi oppiacei, amour fou e resistenza. Una storia nota e facilmente inquadrabile per me che ho frequentato la scuola  oltralpe, dove agli allievi si insegnano in contemporanea : letteratura, storia e arte. E tanta roba:  letteratura, storia e arte sarà costretta ed affrontare per  pagar  pegno in qualche modo la diva, la divina regina dell’italiota commerciale Tv, Flora de Pisis.
Flora De Pisis l’icona nazional/televisiva di Crazy Love trasmissione, creata da Monterossi che  poi pentito l’ha moralmente ripudiata , è stata rapita. Lei sì Flora, Sua Maestà del dolore, Nostra Madonna delle Lacrime, falsa protettrice di diseredati e invece trionfo della più cinica  indifferenza, disumana quanto vuole apparire umana, pur di succhiare, peggio di un vampiro, la commozione degli spettatori.

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“Gli occhi di Sara” di Maurizio De Giovanni (Rizzoli)

Gli occhi di Sara - Maurizio De Giovanni - Libro - Rizzoli - Nero Rizzoli |  IBS

Recensione di Nuela Celli

Questo romanzo, il quarto della serie che ha come protagonista Sara Morozzi, a parte il primo racconto in ‘Sbirre’, si smarca dalla mera categoria ‘noir’ (categoria nella quale hanno dato il meglio di sé i più grandi scrittori che conosciamo, sia chiaro) e ci proietta, con una regia narrativa che ha del geniale, in un continuo confronto con il passato recente, tra gli anni Novanta e i nostri giorni.

Sara è un’ex agente dei Servizi Segreti in pensione, impegnata per anni in un’unità speciale che si occupava di intercettazioni. Lei, nello specifico, legge il linguaggio del corpo. Da un’inezia, come l’incresparsi delle labbra o il sussulto di uno sguardo, può intuire verità e non detti determinanti. Una donna che non nasconde i suoi anni, con i capelli volutamente bianchi e un volto giovanile. Scivola invisibile, ha l’arte di non farsi notare, e quando le osserva, arriva a comprendere le dinamiche più profonde delle persone, anche senza ascoltarle.

Come ci racconta lo stesso De Giovanni, in occasione dell’uscita del libro:

Sara è uno dei pochi personaggi che ho veramente incontrato. Uscendo da teatro, all’una di notte di un sabato sera, ho visto una macchina parcheggiata accanto al parco dove abitavo. Dentro vi era una donna ferma, con i capelli bianchi. Ero in scooter e mi sono avvicinato per capire se avesse bisogno di aiuto, magari le si era fermata la macchina. Quando fui a pochi metri notai che, nonostante i capelli bianchi, aveva un volto giovanile. Non si spaventò vedendomi arrivare, e si sa, la città in cui vivo non è proprio il massimo della tranquillità, ma capì le mie intenzioni al volo e senza che dicessi niente mi fece cenno di no, per dire che andava tutto bene. Appena parcheggiai, ripartì. Tornato a casa, il personaggio di Sara, che sa leggere i movimenti prima che le persone parlino, intuendone le intenzioni, si era già delineato nella mia fantasia. La domenica mattina mi alzai alle sette e chiamai il mio editore, che, mentendo spudoratamente, fece finta di non dormire, e gli dissi che dovevo dare la precedenza a questo nuovo progetto”.

La storia parte dal presente, che vede Sara combattere la battaglia più difficile della sua vita. Dopo la perdita dell’uomo amatissimo, il fondatore dell’unità segreta, per il quale ha lasciato figlio e marito, e la morte del figlio stesso, in un misterioso incidente, si trova al capezzale del piccolo nipotino, colpito da un tumore devastante. I medici sono stati chiari con lei e la nuora Viola, non ci sono speranze. Sara con la sua incredibile capacità, Viola con il dono di saper fotografare dei particolari che pochi sanno cogliere, e l’ispettore Davide Pardo, deluso dalla polizia e brontolone, formano una squadra di detective cui non sfugge nulla. Stavolta, però, assistono affranti a un colpo micidiale del destino, il più duro che si possa ricevere. Ma nonostante il dolore sia una morsa infernale, Sara non ha perso il suo acume e nota una micro indecisione da parte della dottoressa che ribadisce, costernata, il decorso ineluttabile della malattia. Un non detto, un’esitazione che soltanto lei avrebbe potuto cogliere. Così mette alle strette la dottoressa, e le chiede quale dubbio abbia attraversato la sua mente, per quanto labile. La donna la guarderà sconvolta, non capendo come abbia potuto ‘leggerle il pensiero’.

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“La consuetudine del buio” di Amy Engel (HarperCollins)

La consuetudine del buio - Amy Engel - copertina

Sul comodino della Rambaldi  

Amy Engel – Kansas – Dopo un’infanzia trascorsa in diversi paesi del mondo si è stabilita nel Missouri dove vive col marito e due figli. Prima di diventare scrittrice a tempo pieno è stata avvocato penalista.

“Mi prese la faccia tra le mani magre. “Sei stata una buona madre” disse, e mi fissò finché non feci un debole cenno di assenso, poi strinse le dita fino a farmi venire voglia di sottrarmi, affondando nella pelle le unghie taglienti. “Ma il momento di essere buona è finito” continuò. “Il momento di frignare e compatirti è finito. Lo capisci?” Questa volta non cercò un assenso, non mi diede spazio per muovermi o deviare lo sguardo. Il suo fiato che sapeva di sigaretta mi inondò la faccia e i suoi occhi penetrarono i miei come schegge di ghiaccio. “Sei fatta di una fibra più forte. Trovalo, Eve. Chiunque sia stato. Trovalo e fagliela pagare.”

Quando la notte è più buia ricordati chi sei.

Missouri. In una minuscola cittadina spersa tra i monti Ozark una famiglia povera e una benestante subiscono due gravi lutti. L’assassino colpisce due dodicenni nella neve. Izzy è   morta e Junie è ancora  agonizzante quando una voce, che vorrebbe essere  rassicurante,  le ripete che tra un po’ sarà tutto finito.

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C’era una nota in Puglia – Antologia di scrittori pugliesi (Besa Muci Editore)

C'era Una Nota In Puglia. Antologia Di Scrittori Pugliesi Contemporanei -  Sivo M. M.(Curatore) | Libro Besa Muci 01/2021 - HOEPLI.it

#grandangolo di Marco Valenti

Sono ventuno gli scrittori che hanno preso parte a questa antologia edita da Besa Muci che ha come protagonista la Puglia e curata dalla divulgatrice culturale Mariella Medea Sivo. Ventuno ritratti di una terra che con grande vanto ama mettere in risalto tutto ciò che la contraddistingue. Un territorio unico in cui storia e tradizione si fondono ad un paesaggio incantato. Quello pugliese è un lembo di terra che ammalia, seduce e conquista, con il fascino del mare e la fierezza di un entroterra indomito che trasuda orgoglio. È un mondo incantato, dove tutto è possibile e il tempo pare scorrere con una dinamica propria del tutto slegata dal resto del mondo.

Racconti brevi, a volte brevissimi, fanno da introduzione ad una regione in cui musica, folklore e fervente reverenza religiosa si contrappongono ad un inarrestabile degrado che negli anni ha disgregato il tessuto sociale. È qui, dove potremmo pensare di ritrovare solo macerie che i più giovani, i nostri figli si lasciano guidare da un cuore in fiamme che li spinge verso quella rinascita che noi siamo solo stati capaci di sognare.

È soprattutto la musica la grande protagonista. Musica che risuona nelle case, nelle piazze, nelle serate paesane e nei locali più o meno alla moda. Musica che si prende la scena e diventa prima donna dell’antologia, al pari del territorio.

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“Prisma” di Gianluca Morozzi (TEA)

Prisma - Gianluca Morozzi - copertina

Sul comodino della Rambaldi

Gianluca Morozzi – Bologna – Musicista, conduttore radiofonico, tiene corsi di scrittura creativa ed è direttore editoriale di Fernandel. Autore di saggi, racconti, graphic novel, tra i suoi numerosi romanzi ricordiamo: Blackout, L’era del porco, Gli annientatori e Dracula ed io, tutti pubblicati con TEA.

“Dicevo del mio mestiere? Che sono bravo a far trapelare la notizia ai potenziali interessati – “c’è un libraio-detective al Quadrilatero, costa poco e non ha paura di nulla!” – senza farla sapere a chi potrebbe avere da ridire sulla legalità di questo mio esercizio professionale. Temo che abbia qualche sospetto uno dei miei clienti abituali, uno che, vivaddio, i libri li compra e mi mantiene in vita. L’ispettore Barnaba, lui, secondo me, qualcosa ha capito. Un mattino si è aperta la porta della Boutique del mistero ed è entrato lui, identico a Bruce Springsteen nel video di Streets of Philadelphia: stessi vestiti, stesso passo, come se Bruce Springsteen fosse uscito dalle strade di Philadelphia per materializzarsi nel quadrilatero di Bologna… cercava qualcosa di Simenon – “non un Maigret”, aveva precisato”.

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“Come fiori nel gelo notturno” di Maria Segato (HarperCollins)

Come fiori nel gelo notturno

Sul comodino della Rambaldi

Maria Segato – Padova – Laureata in lettere ha frequentato un dottorato di ricerca all’università di Padova. Insegna  in un liceo linguistico e scientifico. Entrare in classe le sembra un modo adulto per continuare a imparare e per riscoprire attraverso il divenire dei suoi studenti quella bellezza che sempre ci precede. Come fuori nel gelo è il suo primo romanzo.

“La sua vita, a ben guardarla, era così. Altro non era stata che un tramonto di sole. Quando la luce sembra andarsene per non vivificare la terra. Perché il ritorno della luna, anche se fedele, non sa, con le sue sole forze, far rinascere la vita. Non lo può sapere, la luna, come sostenere le speranze degli uomini. Ma gli uomini lo sanno che nell’ora del tramonto, quando anche la terra sembra cadere, il buio arriverà, e sarà vero. E lo sanno, gli uomini, che il giorno rinasce sempre.”

Iris ha solo 16 anni ma è impastata di infelicità, ha perso la madre da piccola, è attaccatissima al padre, ma da quando l’ha visto nascondere i referti dell’oncologo  teme di perderlo. Lui dice che non c’è nulla di cui preoccuparsi ma non è  bravo a mentire e  Iris non crede più in niente e pensa che il destino non le riserverà mai nulla di buono. Si chiude in mutismo e solitudine e appena può si rifugia nella sua collina del silenzio. È il nome che la madre ha dato  al suo posto del cuore. Il  luogo magico che l’ha vista bambina.

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“Casa d’altri e altri racconti” di Silvio D’Arzo, a cura di Roberto Carnero (Bompiani)

Recensione di Raffaella Tamba

Silvio D’Arzo (nella foto, sotto) è un autore della prima metà del Novecento, morto giovanissimo e rimasto, ingiustamente, pressoché sconosciuto. Bompiani e Roberto Carnero, con questa raccolta commentata di tutti i suoi racconti, gli rendono degno omaggio. Nella prima parte Carnero costruisce una sorta di biografia dello scrittore, basandosi sulle testimonianze dei suoi contemporanei e, soprattutto, sull’epistolario che lo stesso scambiò con gli editori, Einaudi e Vallecchi in particolare. Quelle lettere, infatti, sono fondamentali per comprendere la sua personalità perché quasi con trasparenza filiale, D’Arzo vi riversa tutto il tormento e l’estasi della sua anima, alla continua ricerca dell’espressione formale più adatta, eloquente e matura per comunicare il suo pensiero: “Ho cercato che ogni frase avesse il suo valore: il dialogo: le battute: le trovate, i pretesti, ecc.”. Il curatore osserva come la natura stessa del romanzo o racconto psicologico che D’Arzo perseguiva lo portasse a “definire in modo preciso ed esaustivo le più complesse situazioni interiori dei personaggi con tutte le loro sfumature”. Continua lo scrittore: “Ho cercato di essere coerente: di dare al racconto uno svolgimento strategico: i fatti giustificano i sentimenti: i sentimenti diventeranno così forti da far nascere il sospetto che possano avere influito sui fatti futuri”.

I titoli dei racconti giovanili sono già emblematici del contesto che D’Arzo voleva immortalare nei suoi scritti: Il Piccolo mondo degli umili presenta fin dal titolo un’ambientazione di paese, di gente, di piccoli dettagli quotidiani ritratti tutt’altro che superficialmente. D’Arzo è capace fin dai suoi primi lavori di penetrare l’anima della gente, in tutto l’eroismo della sua semplicità, di coglierne i dettagli a 360°: aspetto, odori, parole, ammiccamenti, sensazioni: “Il mormorio sommesso delle donnicciole si cambia in brusio, prima ed in cicaleccio poi, fino a mutarsi in grida quando la voce dell’erbivendolo sale lassù, fino ai solai” del “caseggiato vecchio e bigio come un convento” nel quale “una verdognola persiana sbiadita si schiude con un cigolio acuto”.

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FORD RAVENSTOCK – SPECIALISTA IN SUICIDI (Double Shot)

FORD RAVENSTOCK SPECIALISTA IN SUICIDI, 1 - UNICO| RAULE, ROSSI| Fumetti|  FUMETTI VARI| La Borsa del Fumetto Milano

#Grandangolo di Marco Valenti

disegni di Armando Rossi, testi di Susanna Raule

Sono nato con i fumetti in mano. Era la metà degli anni settanta quando gli albi della Marvel entrarono in casa mia per la prima volta. erano gli anni di Stan Lee e delle sue creazioni. Spiderman, Daredevil, Ghost Rider e i Fantastici Quattro divennero i miei compagni di avventura, in attesa dell’incontro con la DC Comics e con quel Batman che avrebbe cambiato tutto. Da allora è passato parecchio tempo e i fumetti ora li chiamano “graphic novel”, ma la sostanza è pressoché immutata. Si tratta sostanzialmente della stessa materia, indipendentemente da come la si voglia chiamare.

Mi ritrovo oggi, a distanza di un’infinità di anni, a dover recensire per la prima volta un fumetto e non nascondo un certo imbarazzo non essendomi appunto mai cimentato con la materia. Quello che ho tra le mani è il primo volume dedicato a Ford Ravenstock, specialista in suicidi. Edito dalla Double Shot e creato dalla coppia composta da Armando Rossi [alla parte grafica] e Susanna Raule [nel ruolo di sceneggiatrice].

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“Una lepre con la faccia di bambina” di Laura Conti (Fandango)

Una lepre con la faccia di bambina - Laura Conti - copertina

Recensione di Cristina Di Bonaventura

Il 10 Luglio del 1976 dallo stabilimento dell’ICMESA, tra Meda e Seveso, fuoriuscì una nube tossica carica di diossina. Iniziò con un odore acre e un’infiammazione agli occhi poi iniziarono a morire gli animali e quando ci si rese conto della gravità della cosa, i superstiti furono abbattuti.  Molte persone furono colpite da cloracne ovvero cisti sebacee e lesioni tipiche della troppa esposizione al cloro e ai suoi derivati. Non ci furono vittime tra gli esseri umani ma qualcosa come 700 persone circa, furono costrette ad andare via dalle loro case, trasferirsi in albergo, senza poter prendere nulla perché tutto poteva essere contaminato.  Dopo la bonifica non tutti fecero ritorno alle proprie abitazioni perché alcune furono distrutte. Laura Conti racconta tutto questo attraverso gli occhi e la voce di due bambini, Marco e Sara, due realtà diverse, famiglia benestante lui, proletaria lei, cresciuti in maniera diversa, con un diversa educazione e un diverso modo di vedere e vivere. Di fronte al disastro Marco è pieno di dubbi, non sa a cosa e chi credere e assiste incredulo al muro di menzogne che viene tirato su dai genitori e dagli altri adulti che non solo non credono alla gravità della cosa ma addirittura sminuiscono quello che è accaduto da subito agli abitanti a ridosso della fabbrica. “La signora Clerici diceva che era successo qualcosa vicino alla fabbrica, specialmente nel quartiere degli immigrati, le foglie come bruciate, i conigli morti, i bambini malati, il bambino della Rina che pareva scottato, aveva le vesciche sulle braccia e sulla faccia.

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