“Sesso e apocalisse a Istanbul” di Giuseppe Conte (Giunti)

Recensione di Patrizia Debicke 

Sesso e apocalisse a Istanbul : il titolo anticipa tutto della trama del romanzo ambientato a Istanbul, anche se parte dall’Italia, o meglio da Genova, da dove arriva con un volo della Turkish Airlaines il protagonista maschile della storia, Giona Castelli. Castelli ex libraio genovese, costretto a chiudere la sua attività come conseguenza delle tante crisi economiche e sociali il 10 maggio 2015, venti giorni dopo accetta supinamente l’invito a passare un lungo fine settimana a Istanbul. Chi l’invita e lo ospita è Veronica Solari, detta Vero, con la quale da mesi ha una bollente relazione segreta. Vero è una donna affascinante, più grande di lui, stravagante, ricchissima, disinibita, sensuale e con un immaginario erotico fantasioso e scatenato che lo ha sedotto. Una donna predatrice, una compulsiva lettrice di romanzi, sposata da tanti anni – il figlio ormai adulto vive e studia negli Stati Uniti – con un importante uomo politico, un senatore banderuola che nella sua carriera è sempre rimasto sulla cresta dell’onda, arrampicandosi sugli specchi ma anche in virtù dell’ingente patrimonio di sua moglie, erede di una dinastia di armatori. Continua a leggere

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Sul comodino della Rambaldi: due libri di Annamaria Vargiù

E lo chiamano amore

Annamaria Vargiù

Porto Seguro Editore

Annamaria Vargiù, è nata e vive a Napoli dove insegna Lingua e Letteratura Francese in un liceo scientifico. Autrice di teatro, ha scritto numerosi testi rappresentati in progetti scolatici e cittadini.

E lo chiamano amore è un’energica raccolta di nove racconti che parla d’amore e violenze sulle donne. Violenze fisiche e psicologiche che lasciano ferite sul corpo e negli affetti. Tra questi spicca Insomnia. La protagonista soffre d’insonnia cronica, da piccola veniva tenuta desta dagli orrorifici racconti di guerra della madre, dai litigi dei genitori e dai morsi della fame. Perfino le canzoncine per addormentarla parlavano di lupi che sbranavano pecore. Crescendo erano arrivate le veglie in vista della prima comunione a fantasticare su un abito bianco principesco per poi scoprire che i suoi avrebbero riciclato lo stesso vestito usato da sorella e cugine. Per non parlare degli incubi insinuati dal prete su peccati come masticare l’ostia e sul timore di morire soffocata inghiottendola intera (confesso di aver avuto le stesse angosce). Per non parlare delle insonnie adolescenziali a fantasticare su un principe azzurro che giungerà senza amore e tenerezza, mettendola incinta subito. Continua a leggere

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Le spose sepolte dal primo marzo in libreria!

Ma da oggi è possibile il pre-order in tutti gli store e nelle librerie!

Dove sono finite quelle donne misteriosamente sparite da anni, mogli e madri di cui i mariti sostengono di non sapere nulla? Uno dopo l’altro, i loro corpi vengono ritrovati grazie a un killer implacabile che costringe chi le ha fatte scomparire a confessare dove si trovano le loro ossa e poi uccide i colpevoli, sempre assolti dai tribunali per mancanza di prove. Il rituale è feroce e spietato: l’assassino vuole così rendere giustizia alle spose sepolte. I pochi indizi lasciati sulla scena del crimine conducono a un piccolo paese, Monterocca, soprannominato la Città delle Donne, un territorio nell’Appennino bolognese circoscritto da mura ed elementi naturali, governato da una giunta completamente al femminile. Il team investigativo, in cui spicca la giovane ispettrice Micol Medici, si trova catapultato in una realtà di provincia quasi isolata dal mondo, con una natura montana che fa da contorno e molti misteri avvolti nella nebbia. Un inquietante enigma conduce gli inquirenti al Centro Studi Rita, un’azienda farmaceutica che sta sintetizzando un anestetico speciale: lo stesso utilizzato dal serial killer come siero della verità per far confessare i colpevoli. Ma quanti altri segreti si nascondono dentro i confini del piccolo paese? Micol cerca di scoprirli, anche se questo potrebbe costarle la vita…

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Sul comodino della Rambaldi: Il bibliotecario di via Gorki di Massimo Fagnoni (Fratelli Frilli Editore)

Massimo Fagnoni, 58 anni, bolognese, laureato in Filosofia, ha lavorato nei servizi sociali e psichiatrici e da quindici anni fa parte della polizia municipale di Bologna. È autore di diversi romanzi tra cui: Bologna all’inferno (Giraldi Editore), Il silenzio della Bassa (Fratelli Frilli Editori), Vuoti a perdere (Eclissi Editore), Bologna non c’è più (Fratelli Frilli Editori) I° premio a I sapori del giallo, poliziotti che scrivono.

Uno spacciatore cerca aiuto al cellulare, ha paura, due uomini lo tengono d’occhio dall’altra parte della strada di un sobborgo americano qualsiasi. È armato, ma quando meno se l’aspetta viene colpito da un bambino in bici. Tenta di fuggire ma il ragazzino spara di nuovo.

Davide Ciampi è un tipo tranquillo, laureato in storia, due figli, sposato a una commercialista di successo, fa il bibliotecario in Via Gorki nel Quartiere Navile di Bologna e non cambierebbe quel lavoro con nient’altro.

In fondo lo pagano per lavorare nel posto che più desidera al mondo.

Moglie e figli a casa non sono dello stesso avviso e lo considerano un perfetto sfigato. Le insistenti pressioni dalla donna poi gli provocano continue crisi d’ansia. Continua a leggere

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Giallo all’ombra del vulcano di Letizia Triches (Newton Compton)

Recensione di Patrizia Debicke

La leggenda narra del grande amore che univa Aci, pastorello figlio del dio Pan a Galatea, bellissima ninfa del mare dalla pelle color del latte, molto cara agli dei. Ma il loro amore provocò l’invidia di Polifemo, il mostruoso gigante monocolo che dopo il rifiuto di Galatea scagliò un gigantesco masso su Aci uccidendolo. Appena Galatea lo seppe, accorse e, alla vista del corpo martoriato del suo amore, pianse tutte le lacrime. Il suo inconsolabile dolore suscitò la pietà degli dei che, per diminuire il suo tormento, trasformarono il sangue di Aci in un piccolo fiume che scende dall’Etna e sfocia nel tratto di spiaggia dove i due amanti si incontravano. Un fiume, oggi in buona parte sottoterraneo, chiamato Akis dai greci, e che riaffiora nei pressi di Santa Maria la Scala (Borgo marinaro, frazione di Acireale) sfociando in una sorgente chiamata “u sangu di Jaci” ( il sangue di Aci). Fiume che ha dato il nome a ben nove cittadine della costa tra cui Acireale, Acitrezza e Acicastello. Direte che c’entra la storia di Aci e Galatea con il giallo di Letizia Triches? C’entra, c’entra… E allora non mi resta che parlarvi un po’ di Giallo all’ombra del vulcano. A Catania è la mattina di un giorno qualunque dell’aprile del 1991. Continua a leggere

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“Fiori sopra l’inferno” di Ilaria Tuti (Longanesi)

Recensione di Raffaella Tamba

Con questo suo primo romanzo, Ilaria Tuti, scrittrice friulana (nella foto sotto) con la passione per la pittura e la predilezione per i romanzi di Donato Carrisi, ha raggiunto un meritatissimo successo. Ciò che mi ha più colpito è stata la capacità dell’autrice di trasformare il genere del suo libro nel corso della narrazione: partendo da un’ambientazione delle sue montagne profondamente suggestiva, sfumata in pennellate che evocano atmosfere fantasy, l’incupisce fin dalle prime pagine con un alone di inquietante mistero che presto si manifesta con orridi delitti, avvolge poi il lettore nella suspense di un giallo e, nel finale, sfocia in un romanzo psicologico di denuncia sociale.

La storia si snoda su tre binari paralleli a distanza di vent’anni l’uno dall’altro: uno, nel 1978, l’inizio di tutto con la percezione di qualcosa di anormale e inquietante; il secondo, nel 1993, narrato attraverso le pagine del diario di una mente criminale; il terzo, più esteso, ai giorni nostri, in cui si manifestano le conseguenze di quel passato. Continua a leggere

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RubriCate: “LEGGENDE METROPOLITANE. Storie improbabili raccontate come vere” di Jan Harold Brunvand Costa & Nolan

Recensione di Caterina Falconi

Quante volte, da piccole, abbiamo sentito nostra madre raccontare la terribile storia di una bambina che taglia con le forbici il pisellino al fratello neonato per impedirgli di bagnare il pannolino e, una volta diventate mamme, siamo state messe in guardia contro il rischio di rapimenti di bimbi incustoditi? Non era forse successo, in un centro commerciale vicino al nostro paese, che una bambina lasciata in un carrello fosse sequestrata da due nomadi, portata nel bagno, travestita da maschietto? Che le avessero addirittura tagliato o tinto i capelli e solo l’intervento tempestivo della sicurezza, che aveva fatto chiudere tutte le porte, aveva sventato il rapimento?

Recentemente, non abbiamo letto sui social di fare molta attenzione nelle strade poco frequentate, perché bande di stranieri hanno escogitato lo stratagemma di lanciare uova sul parabrezza dei malcapitati, per impedire loro la visuale, costringerli a fermarsi e derubarli? Continua a leggere

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