RubriCate: IL COMMISSARIO SONERI

Il commissario Soneri  e la legge del Corano

di Valerio Varesi

(Frassinelli)

Nessuno descrive la nebbia come Valerio Varesi, che ne è indiscusso cantore. L’acquea foschia della fumana, così come la neve che ammanta Parma e l’Appennino, fanno da sfondo amniotico alle sue storie. La chiave di lettura di questa predilezione, per così dire meteorologica, è indubbiamente metaforica. La nebbia e la neve rappresentano l’accecamento. Soprattutto la nebbia, immagine di un mondo ristretto che inchioda alla profondità delle riflessioni e paradossalmente innesca il bisogno di infinito.

Nell’incipit del nuovo romanzo dello scrittore parmense, “Il commissario Soneri e la legge del Corano”, dopo una rapida zoomata narrativa sui tetti di Parma, carica di un presagio di insidie incombenti, si passa proprio al raffronto tra l’habitat marino, con il suo nitido abbaglio e la sproporzione tra il sé e l’orizzonte sterminato dell’acqua che si confonde con quello del cielo, e l’ovattato, uterino restringimento della nebbia, nella quale si è sicuri di non perdersi.

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Reporter Seriale: Westworld

di Romano De Marco

Tutto iniziò nel 1973, con la travagliata genesi del film “Westworld” (in Italia “Il mondo dei robot”) che a dispetto delle tante peripezie produttive fu un enorme successo commerciale, creò un nuovo genere cinematografico (la macchina che si ribella all’uomo) e tracciò la strada per tanti futuri blockbuster (fra tutti, la saga di “Terminator”). Fu la prima regia di Micheal Crichton, su un suo soggetto originale, e decretò l’inizio della sua affermazione come autore, regista e sceneggiatore di enorme successo.

Uno dei motivi che resero il film un vero e proprio “cult” fu senz’altro la magnetica, straordinaria interpretazione di uno Yul Brinner già sul viale del tramonto ma convinto e credibile nella autocitazione del personaggio di Chris Adams, il pistolero interpretato nei due primi film della saga “I magnifici sette” negli anni sessanta. Brinner indossò gli stessi abiti di scena dei due film, interpretando, stavolta, la parte del cattivo, ovvero del primo robot che si ribella nel futuristico parco di divertimenti “Delos” dove tutto è concesso ai facoltosi visitatori.

Il film ebbe un inutile, pessimo sequel nel 1976, dal titolo “Futureworld” interpretato da Peter Fonda (e al quale Crichton non partecipò in alcun ruolo) con Yul Brinner ormai imbolsito e stanco, tirato dentro a forza in una unica sequenza di un sogno nel quale interpreta (sigh!) “l’amante ideale”.

A seguito del film ci fu anche, nel 1980, una miniserie in 5 puntate dal titolo “Beyond Westworld” (mai approdata in Italia…) talmente brutta da essere sospesa dopo la trasmissione dei primi tre episodi. Continua a leggere

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Behind Closed Doors (UK 2016) di B. A. Paris

Recensione di Piera Carroli

This psychological Hitchcock-type thriller will keep haunting you” (Woman, UK)

[Questo thriller hitchcockiano non smettera’ di perseguitarvi]

Nel Nord Australia, in Queensland, in un paesino isolato, una donna va al distributore per fare benzina, dice che ha dimenticato il portafoglio e scappa. Subito dopo, la polizia ferma il campervan, e cosa scopre? Che la giovane turista 22nne inglese da settimane era preda di un uomo che la teneva prigioniera ed abusava di lei.

E l’opinione pubblica? Com’è possibile? E’ possibile, con il terrore, il ricatto, la violenza… Per fortuna adesso la ragazza è al salvo.

Il libro – debutto di Paris tratta questa tematica in un altro paese e in altre circostanze. Continua a leggere

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Emma Cline – LE RAGAZZE (Einaudi)

clineRecensione di Marco A. Piva

Emma Cline – LE RAGAZZE
EDITORE: Einaudi
COLLANA: Stile Libero
PAGINE: 344
LINGUA ORIGINALE: inglese
TITOLO ORIGINALE: The Girls
TRADUTTORE: Martina Testa

Una donna, che per qualche motivo non specificato vive temporaneamente nella casa vuota di proprietà di alcuni amici, riceve la visita inattesa del figlio di quegli stessi amici con la giovanissima compagna, che conosce almeno di fama la nostra protagonista e narratrice, Evie Boyd. Già, perché nell’estate del 1969 Evie, allora quattordicenne residente nella sonnacchiosa Petaluma in California pronta per trasferirsi, con l’inizio del nuovo anno scolastico, in un collegio dopo il divorzio dei genitori, incontra e resta affascinata da un gruppo di ragazze hippy, di “figlie dei fiori” come si chiamavano allora in italiano.

La ragazzina finisce per seguire quelle donne, più vecchie di lei ma abbastanza accoglienti da farla sentire pienamente parte della loro comunità, scoprendo che in realtà quell’immagine idilliaca nasconde un mondo di scarsa igiene, di sciattezza, e che quel gruppo di “uguali” è in realtà gestito con fermezza da un certo Russell, musicista mediocre ma convinto di rappresentare il futuro della musica, promotore della più assoluta promiscuità sessuale (a patto che le donne siano promiscue solo con lui) e della più totale mancanza di rispetto e tolleranza nei confronti di chiunque non appartenga al suo movimento. Insomma, per citare non fuori luogo George Orwell, si tratta di una comunità di uguali nella quale c’è qualcuno, appunto Russell, che è “più uguale” degli altri. Continua a leggere

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Il mestiere più antico del mondo? in Salaborsa a Bologna

di Camilla Ghedini

«Da narratori abbiamo cercato di sorvolare l’ovvio, il cliché, il conosciuto. Abbiamo preferito addentrarci nelle zone più oscure e nascoste dei nostri stessi pregiudizi». Così Marilù Oliva, curatrice de Il mestiere più antico del mondo? (Elliot), antologia sulla prostituzione che sarà presentata oggi, alle 17, all’Auditorium della Salaborsa, da Federica Mazzoni, Presidente della Commissione Cultura del Comune di Bologna. Tabù, sul tema, ci sono ancora. Di qui l’obiettivo:

«Narrare la mercificazione del corpo, di ogni età e di ogni nazionalità, oltre gli stereotipi e i moralismi. Senza retorica, semplificazioni, facili soluzioni. E portare l’argomento all’attenzione del dibattito pubblico e dell’agenda politica emendandolo dal perbenismo». Patrocinata da Telefono Rosa (cui andranno i proventi), l’antologia contiene  racconti di Oliva, Dacia Maraini, Maurizio de Giovanni, Romano De Marco, Camilla Ghedini, Alessandro Berselli, Sara Bilotti, Ilaria Palomba. Un viaggio disincantato tra marciapiedi, festini in albergo, inviolabili case private, stanze di giovani studentesse che ‘giocano’ con le web cam. Continua a leggere

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“Il Cainita” di Luca Occhi (Damster Comma #21)

Recensione di Claudio Guerra

Luca Occhi, imolese, giunge alla pubblicazione del suo primo romanzo dopo una lunga e onorata militanza fra gli autori dei racconti. Una esperienza ben sedimentata che si vede bene in questo thriller dove però la tendenza alla frammentazione delle storie si ricongiunge in un corpo unico abbastanza convincente.

Abbiamo infatti lo scheletro principale, dove un serial killer si è addossata la missione di eliminare le “brave persone”, quelle proprio troppo buone, in barba alle forze di polizia e in particolare al commissario Rinaldi, non particolarmente brillante,almeno secondo i colleghi, ma onesto fino al limite della coglionaggine , se così si può dire. Mentre l’escalation dei delitti stermina religiosi e laici in odore di santità, accidiosi e mafiosi ravveduti, il caso viene tolto di mano al nostro che era riuscito quasi a mettere il sale sulla coda all’assassino, avendo però pagato con la morte di un collega il solito particolare che senti che ti sfugge ma che non sai quale sia. Però il misterioso “Cainita” ha a sua volta adocchiato il segugio che era sulle sue tracce e instaura con lui un contatto privilegiato, mentre le ingenti forze subentrate continuano a restare con un pugno di mosche in mano. Continua a leggere

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Hollywood crea i sogni e poi li distrugge

La spalla polemica di Elena Araldi

Quello che è successo alla scorsa edizione degli Oscar lo sapete tutti. Warren Beatty e Faye Dunaway, al momento della proclamazione del vincitore come miglior film, hanno annunciato La La Land (nella foto sotto), ma il premio è andato poi a Moonlight.

Al di là del fatto che, come sostengono i complottisti, l’errore sia stato commesso volontariamente o meno, quello che è accaduto va ad accumularsi a quell’ammasso di derive deviate che, pezzettino su pezzettino, proiettano un’immagine viziosa di quella che dovrebbe invece essere una fotografia, anzi, un fotogramma virtuoso del nostro presente.

In un mondo che corre, scappa, a meno di 24 fotogrammi al secondo, la cerimonia degli Oscar – che qua in Italia va in onda dalla sera fino all’alba – rappresenta una tradizione che è un pilastro, una certezza, una parentesi da sogno, appunto, che rallenta la nostra routine.

Ecco perché ciò che è accaduto mi ha suscitato interrogativi e perplessità: Continua a leggere

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