Ipotesi inedite sull’origine della civiltà

Recensione di Eleonora Papp

Una nuova preistoria umana. Ipotesi inedite sull'origine della civiltà - Widmer Berni,Maria Longhena - copertina

“Una nuova preistoria umana. Ipotesi inedite sull’origine della civiltà”, di Widmer Berni e Maria Longhena, volume I, Pendragon

È possibile che tutto quello che con tante difficoltà attraverso millenni abbiamo pensato dei nostri antenati ancestrali non sia vero? È possibile che l’origine della nostra civiltà non sia da collocarsi nell’Africa o nell’Asia, ma altrove? A queste inquietanti domande pensano di dare una risposta o per lo meno cercano di avanzare delle ipotesi i due autori Widmer Berni e Maria Longhena.

“Una nuova preistoria umana. Ipotesi inedite sull’origine della civiltà”, volume I, Pendragon (2019) è il frutto di semplici studiosi appassionati di storia antica, Widmer Berni, esperto numismatico e Maria Longhena, archeologa americanista, i quali hanno fornito materiale per una diversa visione delle vicende umane dal Neolitico all’Età del Ferro. Le basi delle loro ricerche provengono dall’analisi di testi egiziani dai quali emergono aspetti stupefacenti e troppo spesso obliati.

Ricordiamo che gli Egizi parlavano di genti provenienti da un arcipelago esterno al Mediterraneo, costretti alla fuga-migrazione in massa nel Mediterraneo dalla caduta di un meteorite nell’Oceano. Questa civiltà era chiamata dagli Egizi Haou-Nebout, come le isole di provenienza, un luogo che per la maggior parte degli scienziati (l’egittologo Jean Vercoutter e compagnia) avrebbe un’impossibile, mitica collocazione geografica, ma che, secondo i due autori, potrebbe essere ubicato nell’Oceano Atlantico.

Gli Haou-Nebout erano infatti un insieme di isole lontanissime menzionate dalle fonti poco note e trascurate degli Egizi, poste al centro dell’Oceano, circondate da estese paludi. Erano isole che nei testi egiziani venivano citate con timore reverenziale, come una sorta di “Terra delle Origini”, ricca di materie prime, di abbondanza e di civiltà, menzionate fino alla fine del II millennio a.C. e generalmente fino all’invasione dei Popoli del Mare, periodo in cui ha inizio il collasso dell’Era del Bronzo.

Pubblicato in didattica, Uncategorized | Lascia un commento

“Mio fratello Ernest Hemingway” di Marcelline Sanford Hemingway (Mind Editore)

 

Mio fratello Ernest Hemingway. Un ritratto di famiglia - Marcelline Hemingway Sanford - copertina

Sul comodino della Rambaldi

Marcelline Sanford Hemingway – Oak Park 1898 – musicista, pittrice e insegnante di letteratura e teatro, pubblica Mio fratello Ernest Hemingway nel 1962 e muore nel dicembre del 1963.

“Ernest si trovava bene a Kansas City. Le lettere che spedì a me e alla famiglia quell’autunno raccontano la sua emozione di essere un vero e proprio reporter in un autentico giornale. Copriva, come ci raccontava, incendi, risse e funerali e tutto quanto non fosse abbastanza importante per gli altri giornalisti più esperti. Stava imparando molto; ci diceva dei suoi nuovi amici della redazione, molti dei quali erano anni più vecchi di lui. Aveva incontrato persino una star del cinema e mi scrisse tre pagine di delirio su di essa… si sentiva un vero adulto a essere così indipendente ed era dotato della capacità di risultare amabile a persone di tutte le età e provenienti da ogni settore. Ernie assorbiva le esperienze degli altri come una carta assorbente.”

Ecco un libro di memorie familiari che rievoca alcune tappe della carriera del grande scrittore. Nato nel 1899 nella casa vittoriana del nonno a Oak Park, un agiato sobborgo a 16 km da Chicago – prima casa  ad avere elettricità e telefono – narra dell’infanzia e del suicidio del padre nel 1928. Gesto che Ernest ripeterà nel 1961, emulato nel 1996 anche dalla nipote  Margaux, la statuaria top model figlia del famoso pescatore con la mosca Jack Hemingway. Bella,  alta 1,83, cintura nera di karate,  resa famosa da un contratto milionario con Fabergé,  si suicida con un’overdose di barbiturici per l’epilessia.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

La sepolta viva di Francesco Mastriani (Rogas Edizioni)

La sepolta viva

Recensione di Eleonora Papp

La sepolta viva è un romanzo scritto due anni prima della morte da Francesco Mastriani il quale è stato uno scrittore, un drammaturgo e un giornalista nato e vissuto a Napoli tra il 1819 e il 1891 ed è considerato con un’altra opera, Il mio cadavere del 1852, l’autore del primo romanzo giallo italiano. Francesco Mastriani è ritenuto il più importante scrittore italiano di romanzi d’appendice. Da sempre attento alle classi povere della Napoli in cui ha vissuto, è autore, fra l’altro, de La cieca di Sorrento (1852) e de I misteri di Napoli (1870). Di lui Benedetto Croce disse che “fu il più notabile romanziere del genere che l’Italia abbia dato”.

I libri di Mastriani mostrano fin dall’inizio un’attenzione, ereditata forse da Alessandro Manzoni, verso le classi disagiate, umili e meno abbienti e sicuramente hanno influenzato il nascente Verismo di Luigi Capuana e Giovanni Verga.

Già a partire dal titolo il romanzo La sepolta viva evoca terribili atmosfere claustrofobiche e richiama la pratica di murare vive monache in preda al peccato o consenzienti, riagganciandosi alla tradizione anglosassone del romanzo gotico, ereditandone molte peculiarità. I romanzi gotici ad opera di autori italiani in realtà si contano sulle dita della mano. Il genere del romanzo gotico è nato e si è consolidato in Inghilterra, con Il Castello di Otranto (1764) di Horace Walpole che, in un primo momento, aveva attribuito l’opera ad un vescovo italiano di cui avrebbe immaginato di aver rinvenuto il manoscritto. Il genere gotico, che in Italia non ebbe veramente successo, ha invece affascinato moltissimi scrittori inglesi, tra i quali Clara Reeve con Il vecchio barone inglese (1777), Ann Radcliffe con Romanzo siciliano (1790), Il romanzo della foresta (1791), I misteri di Udolpho (1794) e L’italiano o Il confessionale dei Penitenti neri (1797), Matthew Gregory Lewis e Joseph Sheridan Le Fanu.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

“La donna del faro” di Ragnar Jònasson (Marsilio)

La donna del faro

Sul comodino della Rambaldi

Ragnar Jònasson – Giornalista e traduttore – insegna diritto d’autore all’Università di Reykjavik – Membro della Crime Writers’Association britannica e cofondatore di Iceland Noir, è autore della serie Dark Iceland, un successo internazionale pubblicato in 25 lingue, di cui La donna del faro è il quarto episodio.

“Premette l’interruttore e una luce fioca illuminò la scala stretta, il corridoio e le pareti dipinte di grigio, decorate con un motivo di rami verdi su cui si distinguevano alcune bacche rosse. La moquette era consumata e anche il corrimano di legno aveva visto tempi migliori. Uno spiffero la fece rabbrividire. La villa disponeva di altre stanze libere, lo sapeva bene. Avrebbe potuto rifiutarsi di dormire nella sua vecchia camera, ma nonostante tutto, non credeva che qualche spettro del passato potesse ripresentarsi a tenerla sveglia. Era forte abbastanza da non provare paure infantili. Adesso che era lì però, davanti alla porta chiusa della stanza che aveva occupato da bambina, d’un tratto si chiese se non fosse stato un errore. Doveva lasciar perdere e tornare a casa? Non era troppo tardi: avrebbe potuto scendere, inventarsi qualcosa e dire che doveva rientrare. Aveva uno strano presentimento, niente di buono.”

Islanda del nord. Mancano tre giorni a Natale e Àsta Kàradòttir non riesce a dimenticare quel che ha visto da bambina quando abitava coi genitori e la sorellina a Kalfshamarsnes, sulla penisola di Skagi, nella grande villa sul fiordo. Non ha mai raccontato a nessuno quel che sa.  Ma adesso che senso ha tornarci? Ora ha 30 anni e vive in uno scantinato in città.

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento

“I misteri di Mercurio – La tempesta” di P. D Baccalario (Emons Raga)

Sul comodino della Rambaldi

La tempesta. I misteri di Mercurio - Baccalario, Pierdomenico - Ebook -  EPUB con Light DRM | IBS

Pier Domenico Baccalario – Notaio mancato per vocazione, ha pubblicato diversi romanzi con lo pseudonimo di Ulysses Moore – tradotto in 27 lingue, ha venduto più di 10 milioni di copie.

“Cosa ci guadagno a mostrarti i segreti dell’arte, e a restare a guardare se ne afferri almeno uno?”

“C’è chi ne ha presi di più?” domandò Nina, interrompendolo di nuovo.

“Ah sì” rispose l’uomo “Dipende da cosa sei disposto a sfidare, come si dice, tra me e te…”

“Temo di non sapere nemmeno chi è lei” sussurrò Nina.

L’uomo ignorò la domanda e disse: “Per cercare di afferrare un mistero dell’arte, sfiderai l’amore. Se ne afferri due, sfiderai gli amici e la società. Tre la tua salute. Quattro la pazzia. Cinque la morte.”

“E sei? Domandò la ragazzina.

“Nessuno ne ha mai dominati più di cinque.”

“Adesso sembra davvero pericoloso”.

I misteri di Mercurio – La tempesta – è un viaggio nei segreti dell’arte che, in questo caso, si giova delle belle illustrazioni di Kalina Muhova, giovane artista di origini bulgare residente a Bologna, dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti.

Pubblicato in narrativa per ragazzi, teen, Uncategorized | 1 commento

“Ma il bel Danubio blu” di Maria Teresa Angelini e Eleonora Papp (Giraldi)

Recensione di Raffaella Tamba

Dal vissuto di una delle autrici, Maria Teresa Angelini, che ha sposato un ungherese, con il contributo della figlia, Eleonora Papp, insegnante di latino, greco, italiano e storia in un liceo classico di Bologna, è scaturito un romanzo di disamina sociale nuovo, garbato e commovente.

Il protagonista, narratore interno, Dino, un giovane di umili origini, della provincia bolognese, si presenta nelle prime pagine con quello che sarà il tono di tutto il romanzo: placido, monocorde, fondamentalmente remissivo. Descrive la madre, Venusta, come la sua serva, non con cattiveria, solo con lieve amarezza: “Avrebbe dovuto essere la mia fidata cameriera. Nessun ruolo di maggior spessore per la Venusta: era una serva nata. Premurosa, previdente, assolutamente silenziosa, grande lavoratrice senza alcuna esigenza di salario. La serva che ognuno desidera, ma assolutamente anaffettiva” (saprà rivalutare completamente questa figura nel corso della storia e degli eventi). Pure i suoi “bellissimi occhi verdi” le avevano procurato un amore segreto e fugace che, perdendo la vita in guerra, le aveva lasciato un figlio senza avere il tempo di riconoscerlo. Sarà il nonno paterno, Calogero Sauro, a farlo; lo adotta per dargli un cognome ed una copertura sociale, peraltro non sufficiente ad evitare commenti e pettegolezzi scatenati, oltre che dalla sua storia che di per sé basterebbe a renderlo diverso dagli altri, anche dal suo carattere particolarmente ingenuo: “Io ero cresciuto così, quasi sotto naftalina. Non mi si avvicinava nessuno, non mi parlava nessuno. Anche a scuola nessuno si voleva sedere accanto a me. Se interrogati, i bambini facevano riferimento al matto, ma in realtà non sapevano neppure loro il perché dell’isolamento. Come ho detto prima, ero sotto naftalina. A tal punto che non avevo preso neppure le malattie infantili”. Pur con un buon rendimento scolastico ed un diploma da ragioniere, Dino è completamente incapace di prendere iniziative e farsi largo in società. Basta un nulla a scoraggiarlo. Così, ha finito per accettare l’unico lavoro che, con la raccomandazione della madre, bidella comunale, gli era stato offerto, quello di bidello: “Almeno era una sicurezza. Un tran-tran quotidiano noioso, ma stabile”.

Ma il bel Danubio blu - Maria Teresa Angelini, Eleonora Papp - Libro -  Mondadori Store

Spesso, come quando lo aveva adottato, è il nonno Calogero ad agire per lui. Come farà in quella famosa estate che sconvolgerà completamente la vita di Dino, rendendolo adulto.

Quell’estate, come capitava spesso – e capita ancora – nel gruppo di amici qualcuno aveva avanzato la proposta di andare in Ungheria, anziché sulla solita spiaggia della Riviera Adriatica, perché là sembrava che per gli italiani ci fossero ben più ampie ed appaganti prospettive di avventure amorose. Ai ragazzi di vent’anni, già patentati, basta poco per prendere una decisione che abbia il sapore della libertà, tanto che si forma immediatamente un quartetto dal quale Dino resta inevitabilmente escluso. Ma un intervento dietro le quinte del nonno Calogero indispone uno dei ragazzi, lasciando così un posto per lui. E la comitiva parte.

Ma Dino…è Dino, un “dinosauro”, come si sente soprannominare sempre tanto da darsi lui stesso a volte questo epiteto, quando si rende conto della propria dabbenaggine e non fa in tempo ad arrivare in Ungheria che crolla svenuto con febbre altissima e dolori acuti alla gola: orecchioni. Ha modo così, se non di visitare il paese, di sperimentare l’indole accogliente e generosa di quella gente. Viene ospitato prima da una coppia di ‘separati in casa’, Roni e Gyula, poi dai dei Venetianer, mista italiana e ungherese. Zia Noemi e zia Milena (il termine zia è utilizzato familiarmente, per dare del lei con un tocco di affetto e confidenza) hanno vissuto a lungo in Italia e sanno anche loro l’italiano. Dino è meravigliato di un legame fra i due popoli che non avrebbe mai immaginato: non solo per quanti ungheresi conoscano l’italiano, abbiano studiato o si preparino a studiare in Italia, ma anche per la perfetta conoscenza delle caratteristiche dei suoi connazionali.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Stop Femminicidi

stop FEMMINICIDI

Qui gli articoli di Marilù Oliva apparsi su Carmilla:

La cultura del femminicidio 1

La cultura del femminicidio 2

La cultura del femminicidio 3

Qui una poesia sui maltrattamenti alle donne

Qui una poesia dedicata alla prostituta crocifissa

****

Nessuna più, (Elliot Edizioni), patrocinata da TELEFONO ROSA, è un’antologia che ha coinvolto 40 autori contro il femminicidio.

nessuna più fabrizio

Ogni anno oltre cento donne vengono uccise, nella maggioranza dei casi per mano di un uomo che ha avuto una relazione affettiva con la vittima o che comunque la conosceva. Un numero che aumenta in maniera allarmante, a riprova che il femminicidio non è solo un atto empio e feroce, ma si può attribuire a una mancata cultura, a una modalità distorta di vivere una relazione, a una deformazione dell’amore in smania brutale di possesso. Tutti gli autori hanno scritto – senza ricevere alcun compenso – un racconto dedicato alle migliaia di donne uccise da mariti, compagni, conviventi, ex fidanzati, padri e fratelli, ma anche da estranei o da semplici conoscenti quali vicini, amici, colleghi. E’ stata un’esperienza che li ha coinvolti fin nel profondo perché, oltre allo sgomento nell’immaginare l’evento, si sono misurati con il momento dell’immedesimazione e del vissuto: in entrambi i casi, l’impatto si è rivelato di una violenza indicibile. Niente in confronto alla violenza subita dalle vittime e perpetrata ai danni dei loro genitori, figli, fratelli, parenti e amici. Anche a questi, in qualche modo, è dedicato Nessuna più, dove, oltre al dramma, alla violenza, al vilipendio, si cerca una speranza verso un futuro più umano.

Qui la rassegna stampa

Pubblicato in femminicidio | 1 commento

“Trio” di Dacia Maraini (Rizzoli)

Sul comodino della Rambaldi

Dacia Maraini – Autrice di romanzi, racconti, opere teatrali, poesie e saggi editi da Rizzoli e tradotti in oltre venti Paesi. Nel 1990 ha vinto il Premio Campiello con La lunga vita di Marianna Ucria e nel 1999 il Premio Strega con Buio

“Mia suocera dagli occhi di falco, che tiene la contabilità della famiglia, adesso ci manda dei soldi ogni due settimane. Non so come sia venuta a sapere che Girolamo è stato a Casteldaccia da te, e ora non fa che rimproverarmi nelle lettere che mi manda: “Che razza di moglie babba sei, che non riesci a tenere vicino un marito come Girolamo? Sappiamo bene che la sua bellezza lo rende fragile e conteso: tutte le donne lo vogliono per sé, ma tu sei la sposa e tu devi legarlo con una catena stretta, se necessario, altrimenti finirai col perderlo”.

Intervista a Dacia Maraini, in libreria con Trio. Storia di due amiche, un  uomo e la peste a Messina

Trio, dopo La lunga vita di Marianna Ucria ma non soloè un ritorno alla narrazione storica di Dacia Maraini che  nella  seconda metà degli anni ’80,  durante le ricerche per Marianna Ucria, resta colpita da una cronaca sulla peste di Messina.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

“Un cuore sleale” di Giancarlo De Cataldo (Einaudi)

Un cuore sleale - Giancarlo De Cataldo - copertina

Recensione di Patrizia Debicke

Dopo il godibilissimo  “Io sono il castigo”, seconda  stuzzicante avventura di Giancarlo De Cataldo che veda come protagonista il pubblico ministero Manrico Spinori,  cinquantenne, capace sostituto procuratore ma uomo riservato senza carrieristiche ambizioni. Gentiluomo di razza e appassionato melomane, ama, spesso riamato dalle donne,  Spinori cordialmente divorziato da una manager internazionale con la quale ha avuto un figlio oggi pseudo musicista ventenne, è conte per nascita, con a carico una madre ex splendida donna ohimè ludopatica che ha dilapidato le sostanze di famiglia al gioco.  Ma ohimè Spinori e il suo divertente corteo di nomi che non vi risparmio e cioè : Manrico Leopoldo Costante Severo Fortunato Spinori della Rocca dei Conti Albis e Santa Gioconda, da amici e nemici  è anche  inesorabilmente e da sempre detto “Il contino” in virtù di un dogmatico vecchio maggiordomo, tuttora in servizio dopo averlo visto crescere.   E tuttavia Spinori è un osso duro. Sul lavoro è puntuale, instancabile e determinato, al di là di un apparente distacco. Con lui in procura opera una ben collaudata squadra tutta al femminile, recentemente arricchita dalla new entry, la tatuata e muscolosa ispettrice Debotah Cianchetti, un po’ stile trucida borgatara ma di buon intuito investigativo e a conti fatti col cuore in mano. Squadra sempre pronta o quasi, e meno male.  Una brutta anzi bruttissima gatta da pelare infatti  è in arrivo perché Gaspere Melchiorri, procuratore capo, grande amico ma costante torturatore del “contino”, ha già deciso di scaricarla pari pari e subito sulle sue larghe e diplomatiche spalle.

Chi meglio di lui infatti potrebbe destreggiarsi e magari tirare fuori le gambe da un caso  astruso caso come quello? 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

“I delitti di via Margutta” di Giancarlo Capaldo (Chiarelettere)

#grandangolo di Marco Valenti

I delitti di via Margutta - Giancarlo Capaldo - Libro - Chiarelettere -  Narrazioni | IBS

Giancarlo Capaldo ex magistrato ora in pensione, per anni responsabile della Direzione Distrettuale Antimafia e del pool Antiterrorismo arriva al suo esordio come romanziere dopo diversi saggi pubblicati in passato. Da sempre vicino ai centri nevralgici del potere, non poteva esimersi dall’ambientare il suo primo libro nella capitale e non andare a toccare quei settori in cui si annidano le figure “che contano”.

I delitti che racconta, prafrasando il titolo, partono da quella che è da sempre considerata la “strada degli artisti”. Quella via Margutta che conta un numero altissimo di atelier e che molti pittori hanno scelto come loro residenza. Protagonista principale è Gian Maria Ildebrando Del Monte Tarquinia, discendente di una casata nobiliare ricchissima, che si trova a dover indagare dopo la morte violenta di un’amica, avvenuta a un vernissage cui lui stesso ha partecipato. Affiancato dalla moglie Gloria, borghese di nascita e nobile di adozione, e al fido maggiordomo Oliver non si farà problemi a mettere in campo tutte le sue “alte” conoscenze pur di arrivare alla verità. Rispetto agli investigatori “istituzionali” Gian Maria riesce a muoversi in totale libertà grazie anche all’illimitata disponibilità economica di cui dispone. Non esistono muri che possano fermare la sua azione. E laddove si presentano porte chiuse basterà muovere i fili sottili delle conoscenze altolocate per aprirle senza sforzo alcuno.

Non è un personaggio che possa farsi amare in modo viscerale. In lui si rivedono quegli atteggiamenti che spesso critichiamo e che non accettiamo, figli di una facilità di movimento che solo i ricchi e i potenti (che spesso sono la stessa persona) possiedono. Riesce però a farci appassionare alla ricerca della verità. Non in quanto tale, non legata all’omicidio in se stessa. Ma una verità che sta al di sopra delle parti, una verità aulica, filosofica, che abbiamo smesso di ricercare fermandoci alla realtà pratica della vita di tutti i giorni. Dal momento che il rischio è quello di veder insabbiare le indagini sull’omicidio dell’amica non ci sono per lui alternative. Occorre andare a fondo. A qualunque costo. Anche a costo di costruirci una verità su misura che possa andarci bene.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento