LO ZOO

olivRecensioni involontarie:

LO ZOO 5

di Oliviero Farneti, bibliotecario

Tutti noi siamo lo zoo! Marilù, l’ho finito, non posso che reiterare e rafforzare i complimenti. se alla presentazione a Mozzecane mi era parso evidente che il libro mi sarebbe piaciuto molto, le aspettative sono state non solo confermate, ma ulteriormente migliorate. Sorprendente, scritto benissimo, ricco di spunti e di immagini potenti, davvero. A volte mi è sembrato che l’intreccio narrativo, pur ben studiato e avvincentissimo, fosse quasi un cavallo di Troia per presentare i personaggi, le tematiche che rappresentano, le riflessioni, le domande, e soprattutto le immagini. Che il fulcro del libro non si trattasse nel suo sviluppo, insomma, ma che potesse cavarsela anche in una situazione di “immobilità di trama”. E ti assicuro che a mio giudizio è una qualità eccellente e rara, e che lo dico come un grande complimento. E si ride anche, amaro, ma si ride. Grazie ancora, ora lo passo a mia moglie, sono certo che anche lei apprezzerà.

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Recensioni involontarie: LO ZOO 4

saradi Sara Bilotti

Quanto mi sono divertita… Nel senso più bello del termine! Se non avessi avuto impegni allucinanti l’avrei finito in un soffio. Il libro é una gabbia. Ci finisci dentro senza sapere come. In certi momenti ti sembra di poter maneggiare la materia dell’immaginario ispirato e quasi t’illudi di poterlo guardare dall’alto. Ma lo zoo siamo noi. Basta una parola per farti piombare dentro di nuovo. O meglio: per ricordarti che la tua visione dall’alto altro non era che l’illusione che abbiamo tutti di poter essere migliori della feccia umana. Qualcuno lo è, qualcuno ci riesce. Eppure anche chi conserva un cuore puro a volte viene fagocitato dai meccanismi perversi di quest’epoca feroce, che tu dipingi alla perfezione.

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Recensioni involontarie: LO ZOO 3

maurodi Mauro F. Giorgio

Bellissima serata, Marilù. Sempre un enorme piacere. Avrei voluto continuare a dialogare con voi per ore, perché effettivamente ne “Lo zoo” hai messo tantissima carne al fuoco. Vorrà dire che ogni tanto ti butterò lì qualche spunto per riflettere insieme, se vorrai. Comunque la questione del tempo è centralissima all’interno del romanzo, e questo lo si sente molto. Si ha proprio l’impressione che il tempo a un certo punto si liquefi arroventato dal caldo dell’estate salentina. Un tempo che rimane lì, incapsulato dentro una clessidra narrativa che costringe il lettore all’eterno presente del “qui e ora” del’azione. Come Marienbad (“L’anno scorso a Marienbad” di Alain Resnais) e l’Overlook Hotel (“Shining“) “freezano” il tempo, lo congelano in un istante eterno (il grande desiderio della Contessa), così lo zoo del Salento è una prigione del tempo narrativo.

Vabbe’, ci sarebbe molto da discutere perché i temi che hai trattato sono davvero tanti e anche quello classico della “hybris” umana rappresentata dagli scienziati folli (altra figura emblematica di certa narrativa di genere, il “mad doctor”) nel loro delirio di onnipotenza divina… Per questa proteiformità di tematiche trattate (ma Proteo non ero uno dei primi “mostri” conosciuti dal genre umano secondo la mitologia? ), lo definirei un romanzo “borgesiano”. Ancora complimenti, cara Marilù.

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Recensioni involontarie: LO ZOO 2

di Gabriella Fiano

Già con Le Sultane ci pensai cento volte prima di pubblicare un mio commento. Ora la conosco anche di persona e l’imbarazzo è ancora maggiore. Parlo di Marilù Oliva, brava e bella (gliel’ho già detto di persona), e del suo Lo Zoo (Edizioni Elliot).
Innanzitutto voglio rispondere ad una sua domanda: “No, non hai esagerato. Solo che una ti vede così dolce, piccolina, occhi luminosi, e si chiede come diavolo abbia potuto pensare ad una storia così forte, dura, a tratti sconvolgente”. Mistero!
GabriellaL’intreccio ti coinvolge, ti scombussola, ti fa riflettere. Non vorrei sembrare esagerata ma ti porta a rivalutare alcune priorità nella vita di tutti i giorni, e, se non lo fai già, a dare finalmente più importanza all’aspetto interiore delle persone. Quando consiglio un libro non mi piace dare anticipazioni sulla trama, né mi piace riceverne, quindi dirò poco. Eppure di qualche personaggio dovrò parlare! I personaggi, tanti, tutti diversi. La Contessa, proprietaria della tenuta e ideatrice dello zoo, il suo giovane amante chirurgo (il fallito), il sindaco intrallazzatore col figlio e la futura nuora, un altro chirurgo (quello famoso),il “fidato” guardiano Palmer, Tittina la cameriera, Rafael il tuttofare. E poi ci sono loro, gli abitanti dello zoo (“I miei bambini” li chiama la Contessa): l’Uomo Scimmia, la Donna Anfora, l’Angelo, El Pequeño, la Strega, la Sirena e il Ciclope. Divisi sin dalle prime pagine in normali e mostri, in perfetti ed imperfetti. Ma la netta separazione dura il tempo di qualche voltata e poi tutto si ribalta e non per pena o empatia. La mostruosità, nascosta sotto la normalità, esce così prepotente che le creature malformate di colpo diventano esse “normali”.
Ecco, quello della “normalità”, di ciò che noi vediamo e chiamiamo normale, è uno dei temi principali del romanzo. Insieme ad esso c’è poi quello della ostentazione del potere. Ovunque. A tavola, nelle infinite portate di una cena; nella volontà di ingabbiare, come si è fatto con le creature, anche il tempo che passa (con ritocchini sempre più patetici). Soprattutto nella volontà, e qui l’ostentazione di potere diventa onnipotenza divina, di plasmare altri esseri umani, con un chirurgo, il “fabbro degli infelici”, pronto non a cancellare difetti, no, pronto ad enfatizzarli, a rendere più accentuate delle malformazioni congenite, a scherzare con il corpo di un’altra persona, dopo che già Madre Natura non è stata molto magnanima. E per cosa? Per divertimento, per la ricerca di una fama mai raggiunta, per pura pazzia, per la volontà di alcuni personaggi, attraverso l’esibizione di “mostri” di sentirsi loro un po’ meno mostri. Questo ed altro ancora è Lo Zoo. Non aspettatevi le spiagge bianche e il mare cristallino, nonostante l’ambientazione nel Salento, o magari una bella coppa di Martinucci ( sono a dieta! :-)). Ma non temete. Nonostante tutto, c’è spazio anche per l’amore, quello con la A maiuscola, sincero, che non guarda con gli occhi (o l’occhio) della testa ma con quelli del cuore.

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Giov

Recensioni involontarie: LO ZOO 1

di Giovanna Geremicca

Ho terminato la lettura dell’ultima fatica letteraria di Marilù Oliva…LO ZOO…
Devo ammettere che dopo avere fatto parecchi sogni strani ho impiegato alcuni giorni a capire come le emozioni che mi ha provocato tale lettura abbiano deviato seppur di un grado il corso della mia vita.
Sì perché vedete io sono fra quelle persone che credono che un libro possa toccare una parte di te e decidere di intaccarla per sempre.
Tutto ovviamente dipende da come sia il vostro stato d’animo in quel dato momento,il grado di intelletto (perché no!),il rapporto che si vive con gli altri ecc. ecc.
Questo libro mi ha trovato in uno stato d’animo disordinato,percettivo,inquieto,malinconico(piacevolmente malinconico)
Un noir psicologico nel quale tutto è descritto con dovizia di particolari…quei libri che….ti fai subito il film in testa….percependo odori,rumori,rabbia,paura.
Un libro con una carica erotica presente ma mai prevaricante,mai volgare.
Non vedevo l’ora di tornare a casa da lavoro per vedere dove si era cacciato l’Angelo,sperando che non lo fosse ma temendo che invece fosse la prima vittima.
Si pensa che in una storia ci si debba per forza riconoscere o almeno proiettarsi in uno dei personaggi. Io che ho sempre voglia di sperimentare di trasformare ho avuto una immorale simpatia per i due chirurghi…..non per questo domani vi troverete nei miei piatti melanzane cucite con ali di pollo con tanto di piume e branzini con tre occhi.
La mia personalissima morale per questo libro è che noi in fondo speriamo sempre nel lieto fine,che il bene vinca sul male…….anche se il cattivo fa cose più interessanti e i buoni spesso sono così dannatamente noiosi e poco creativi.

Ah!!!!!!! dimenticavo di dirvi come questo libro ha cambiato di un grado il corso della mia vita……….cercherò di guardare meno il mio aspetto con occhio critico…..forse accettarmi e piacermi di più non farebbe male….NO!!!!!!

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#LOZOO – Il Guardiano

Nel romanzo ci sono gli abusanti e gli abusati, vale a dire i potenti e i prigionieri. Il tutto è capitanato dalla Contessa, una settantenne sopravvissuta a trent’anni di conduzione televisiva, vedova di un nobile salentino da cui ha ereditato beni e tenuta.

Le Gardien di Georges Mazilu

Le Gardien di
Georges Mazilu

Poi c’è il Guardiano.

Il Guardiano, un sogno da pugile infranto alle spalle, cresta brizzolata, muscoli tatuati e una maglietta con Mickey Rourke nel film The Wrestler,  fa parte di quella servitù che non è propriamente collocata tra chi comanda, perché resta relegata ai gradini inferiori in via di una strettissima gerarchia, però abusa del proprio potere per sentirsi superiore ai carcerati. Un discorso analogo lo portava avanti Primo Levi quando parlava di sommersi e salvati. Ecco, il Guardiano è l’essere più abietto che io abbia mai incontrato nella mia fantasia, forse quello più repellente anche per il lettore. La sua meschinità è il prodotto di cinque fattori: repressione, rabbia, massima frustrazione, individualismo esasperato e opportunismo. Il Guardiano è stato assunto per sorvegliare le gabbie, trascorre il suo tempo trastullandosi su facebook, dove pubblica in continuazione foto di donne nude  e chatta con le ammiratrici, ammaliate dal suo machismo. Maltratta gli ospiti dello Zoo perché questo lo fa sentire meno sfigato e più in linea con quel potere che ha sempre inseguito e mai acchiappato.

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#LOZOO- La Sirena

Le creature tenute in gabbia sono 7, all’inizio del romanzo Lo Zoo. E tra queste vi è una Sirena. Le sirene mi hanno affascinata fin da bambina. Le ho disegnate spesso, durante l’adolescenza – l’immagine qui sotto risale a quando avevo 19 anni -, attratta sia dalla simbologia della loro doppia natura di donna e pesce, sia dal canto ammaliante. Il loro potere seduttivo ma letale, la loro libertà pur confinata negli spazi marini e il terrore che incutevano nei marinai mi hanno sempre fatta pensare a loro come guerriere per la libertà delle donne, in un’epoca e in una cultura – quella greca antica – in cui le donne venivano utilizzate quasi esclusivamente per procreare e occuparsi dell’oikos.

sirene

 

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