“Il re del gelato” di Cristina Cassar Scalia (Einaudi)


Non  proprio il caso giusto per un vice commissario per i reati contro le persone  della Squadra Mobile, ma vista la calma piatta di casi da seguire durante il torrido caldo umido di quei giorni di fine estate, Vanina decide, tanto per far qualcosa, di far convocare la scientifica, avvertire un piemme  e scendere a Catania. Tra i clienti più livorosi, che hanno sporto denuncia, ci sono delle suscettibili personalità locali. Persino un deputato regionale. Bisogna muoversi con discrezione.
Potrebbe essere lo sgarbo di qualche  dipendente malpagato?  O magari quel brutto scherzo potrebbe far intuire  in lontananza uno “scanto” di Mafia. Un pizzo non pagato o peggio ?
Ma Lomonaco dichiara di pagare puntualmente fior di tasse allo stato italiano  e nega fermamente ogni e qualunque rapporto con malviventi e taglieggiatori..
Si ipotizza che le pillole incriminate possano contenere della droga.  Ma per fare le analisi senza idea di cosa andare a cercare, ci vorrà il suo tempo. Nell’attesa  bisognerà chiudere  tutti i locali di proprietà di Lomonico  e sequestrare anche tutto il materiale in vaschette che veniva commercializzato in zona  da altri negozi clienti della gelateria.
Non resta che attendere ma, ben presto, una faccenda di poche pillole trovate dentro il gelato,  si trasformerà  in molto peggio perché  alle undici di  sera del giorno dopo ecco  il primo bruttissimo  fattaccio: Agostino Lomonaco verrà ritrovato ucciso, con la testa sfondata  dietro il bancone della gelateria dal figlio che era andato a cercarlo mandato  dalla madre .
Ora Vanina ha in mano un omicidio da sbrogliare e un assassino da incastrare. E sarà solo l’inizio di una faccenda molto complicata da risolvere  per il vice questore aggiunto Vanina Guerrasi, per di più  costretta a confrontarsi con l’ignorante supponenza del piemme Vassalli. Complicata e contorta perché la faccenda pretenderà  altri sacrifici,  costringendolo a indagare in tante diverse direzioni, sviscerando ogni ipotesi.
Ma Vanina sa cosa fa e soprattutto, in ogni situazione anche la più  ingannevole, sa di poter contare sempre sul suo buon senso e il suo innegabile intuito, avvalendosi  anche stavolta  del suo  metodo investigativo che segue da sempre:  continuare  a scavare sempre  più a fondo, senza preconcetti.
Per fortuna ha il conforto dell’incondizionato appoggio del suo superiore e primo dirigente Tito Macchia, napoletano,  capo della Mobile, detto Grande  Capo,  che stazza centoventi chili e sul lavoro  può affidarsi  all’aiuto di una squadra fatta di gente in gamba. Vedi  i veterani come il suo vice Spanò , e  Fragapane,  e i più giovani:  la bella,  bionda Marta Bonazzoli, la nordica ispettore vegana, il goffo sovrintendente Nunnari e Lo Faro,  collaboratori che nonostante il suo carattere brusco hanno imparato ben presto  ad apprezzare la vice questore .  Che  durante i pochi momenti  di relax,  miracolosamente strappati al suo lavoro  ha già messo insieme nuove gradevoli conoscenze.
Anche stavolta Cristina Cassar Scalia riesce tra  protagonista e  comprimari a costruire un’indovinata e coinvolgente miscela adatta a  coniugare narrazione mistery e introspezione psicologica.
Lasciamo quindi Vanina con il pensiero sempre volto a Palermo e il regalo dei primi riservati suggerimenti,  riferiti   da Spano, di un prezioso consulente  commissario in pensione ( di cui però sappiamo conosciamo il nome: Biagio Patané).  

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