“La fine è ignota” di Bruno Morchio (Rizzoli)

Recensione di Patrizia Debicke

A prima botta  lo stravagante, quasi barbone puzzolente azzecarburgli ma geniale Mariolino Migliaccio di Bruno Morchio, orfano, una  giovinezza a dir poco infelice,  gli anni di Cristo quando fu inchiodato  sulla croce  e neanche un soldo, mi piace sì e no.  E che dire poi della eterogenea Corte dei miracoli che gli offre scenario e comparsata  in cui domina con prepotenza ? Di Luigi, il vecchio maneggione milionario,   il suo furbo,  velenoso e intrigante  datore di lavoro e dei suoi accoliti.?
Poi . beh piano piano ci prendo confidenza,  mi abituo, mi rallegro per i suoi tentativi di ripulirsi , apprezzo in lui la conoscenza del cinema americano anni 50 e le canzoni di Polo Conte,  avvocato astigiano, per i ricordi legati a una delle passioni di sua madre, la serena Lucciola Wanda uccisa brutalmente da un o sconosciuto cliente quando lui frequentava l’ultimo anno di liceo.  E Mariolino non riesce ancora ad accettare il fatto che la polizia non ha mai saputo trovare l’assassino. Oggi si spaccia come investigatore privato, ovviamente  senza licenza né ufficio,  riceve i pochi clienti che gli permettono appena la sopravvivenza al tavolo d’angolo della tampa di Vico San Sepolcro.
Eh già perché da quando Wanda, sua madre, è stata massacrata da un cliente, Mariolino  Migliaccio di botto ha perso tutto quello che aveva: un affetto vero, una casa dove vivere e forse persino un possibile diverso futuro. Si è trasformato in un reietto, insomma nel classico caso di ideale candidato per il reddito di cittadinanza. E invece lui no!  Navigando a vista si è scavato con gli anni un posticino da ficcanaso a pagamento, di bocca buona con la clientela purché paghi il dovuto, con tutti i contatti utili  e il supporto di mendicanti e barboni , suoi occhi e orecchie locali. Ma anche di un punto di riferimento,  una specie di aggiusta magagne,  per dare una mano, scovare, scoprire ogni tipo di inganno o  malefatte ai danni di  gente della zona, i poveracci come lui.  
Cosa che bene o male gli consente di mangiare in qualche modo anche nei tempi di vacche magre e pagare quei pochi euro al mese per una camera, una buia topaia  gestita da un’arpia senza scrupoli. 

(la recensione prosegue a p. 2)

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