“La Saga di Gösta Berling” di Selma Lagerlöf (Iperborea, Milano, 2007)

Recensione di Eleonora Papp

Selma Lagerlöf (1858-1940) nasce a Mårbacka, una magione nella municipalità di Sunne, si afferma come scrittrice grazie al suo romanzo d’esordio La saga di Gösta Berling (o Leggenda di Gösta Berling) pubblicato nel 1981, qualificandosi come una riedizione di racconti folcloristici del Värmland, scritti in una prosa lirica che denota l’influenza dello scrittore scozzese Thomas Carlyle.

Selma Lagerlöf, a cui il conferimento del premio Nobel per la letteratura (dicembre 1909) ha dato la consacrazione d’una celebrità mondiale, è una delle più eminenti figure della letteratura scandinava, che conta tanti scrittori originali e profondi.

L’autrice ricevette il supporto economico dall’accademia svedese e dalla famiglia reale del suo Paese. Questi soldi le permisero di lasciare per sempre l’insegnamento per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Come riporta il Telegraph, i suoi lavori includono romanzi storici, ma anche libri per bambini.

La sua opera principale è, come ho già detto, La saga di Gösta Berling, tradotta in italiano per la casa editrice Iperborea da Giuliana Pozzo e da Maria Svendsen Bianchi, ma tra gli scritti dell’artista svedese vanno ricordati anche Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson attraverso la Svezia (1906-1907) e una serie di racconti fantastici per bambini. Scrisse inoltre alcune opere autobiografiche, tra le quali Mårbacka (1922), Ricordi d’infanzia (1930) e Diario (1932).

Quando La saga di Gösta Berling uscì in volume, ebbe grande successo, rivelò nell’oscura maestrina, vissuta meditando e sognando in solitudine fino oltre i trent’anni, un ingegno potente e originale che, ad un tratto, come pura sorgente zampillante da nascoste vene, portava nella letteratura svedese un nuovo palpito di vita. Da chi aveva avuto essa il dono magico d’intendere le voci più misteriose della natura, di leggere nel profondo dei cuori? Ella stessa ha in parte risposto col narrare come sorse l’idea del suo primo libro, componendo in questa Leggenda di Gösta Berling (che più che un romanzo potrebbe dirsi un poema in prosa) i racconti uditi nella sua fanciullezza, durante le lunghe notti del lungo inverno nordico e che avevano dato le prime emozioni alla sua piccola anima vibrante.

(la recensione prosegue a p. 2)

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