“Il pianto delle Troiane” di Pat Barker (Einaudi)

Recensione di Raffaella Tamba

L’Iliade termina con la fine di Troia, la sua distruzione da parte dei Greci scatenati dalla rabbia di dieci anni di guerra, assedio, perdite, nostalgia di casa. L’Odissea è il prosieguo, il secondo episodio della serie, diremmo noi oggi, che segue Odisseo nel suo perigliato ritorno ad Itaca. Un ritorno protratto di altri dieci anni con altre insidie, perdite, dolori.

Anche il romanzo di Pat Barker, scrittrice inglese più volte premiata per i suoi romanzi incentrati sui temi della memoria, del trauma, della sopravvivenza e del recupero, è un prosieguo dell’Iliade. Ma sempre lì, fuori dalle mura distrutte di Ilio, nel campo acheo, dove i guerrieri sono bloccati da un vento contrario. Un vento insolito, furioso, che spinge verso terra, per non consentire il loro ritorno a casa, per tenerli lì dove hanno vinto, a sancire che più forte degli uomini più forti sono e restano sempre gli dei. E gli dei offesi sono implacabili: “La sacerdotessa di Apollo, violentata nel tempio di Atena… E gli achei si chiedono ancora quale dio hanno offeso? Almeno due, a quanto pare”.

La storia ha due narratori, uno interno e l’altro esterno. Il narratore esterno è più concentrato sulle figure maschili. È lui a scrivere l’incipit “Dentro la pancia del cavallo”: quei momenti di sospensione fra vita e morte che i guerrieri più forti avevano accettato di affrontare, col rischio di non uscirne più. È lui a seguire il primo protagonista scelto dall’autrice, il figlio di Achille, Pirro, nella sua ansia, nel suo bisogno spasmodico di dimostrare a se stesso e agli altri che era degno del padre. È lui a seguirlo dentro le mura, alla ricerca del re Priamo, perché se suo padre aveva ucciso Ettore, lui, figlio, avrebbe ucciso Priamo. Due generazioni “l’un contro l’altra armata”. Un fil rouge che la Barker segue con maestria, andando a cercare in quei personaggi eroici, fissi in un tempo senza fine, il riverbero di conflitti generazionali attuali. Pirro subisce la grandezza del padre, ma non può non ammirarlo. Accetta di stare un passo indietro ma solo a lui. Ed evita il più possibile il confronto con gli altri.

(la recensione prosegue a p. 2)

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