“Il samba di Priscilla” di Maurilio Barozzi (Borderfiction)                                                  

Sul comodino della Rambaldi

Maurilio Barozzi – ha esordito col romanzo Spagna (Giunti) e i suoi lavori editoriali sono apparsi su: Limes, Diario, Liberal, Cicloturismo, Altrafinanza, Tu Style e Panorama Travel, per sei anni ha gestito un chiosco-bar sulla spiaggia di Salvador de Bahia e sempre dal Brasile ha raccontato il Mondiale di calcio 2014 in trentasei reportage sull’Adige e nel romanzo Maracana. Cura la pagina Facebook Caro Brasile.

“Sali e goditi il panorama. Pare la montagna degli dei. E giù, il paradiso. Ti sembrerà impossibile che in un paesaggio così armonico, così dolce, così… perfetto. È troppo se uso l’aggettivo perfetto?”

“Dipende dove vuoi arrivare.”

“Voglio dire che invece quello che stai vedendo è l’Ade. Inferno puro. Omicidi in serie, rapine, stupri, corruzione. Vedrai, ti sembrerà di vivere un ossimoro.”

Camerini fece tintinnare il suo Zippo e accese un’altra sigaretta.

Stedile proseguì. “Se uno scrittore dovesse inventare lo sfondo per un romanzo di violenze, amoralità e depravazioni mai potrebbe pensare a un paradiso come quello che rappresenta la Bahia di Guanabara con  i suoi morros, le colline, no? Sempre che già non conosca Rio. Rio ho rimestato le carte. Rio inganna già dal suo nome.”

15.2.2011 – Rio de Janeiro –  la giornalista Priscilla Amorin, che si occupa di moda per il quotidiano A Tarde, si appresta a intervistare Alexander Braga il ricco proprietario di molte boutique a Salvador de Bahia. Braga parla con disinvoltura dei suoi negozi, ma si blocca davanti alle incalzanti domande di Priscilla su bilanci e investimenti. Come fa la ragazza a conoscere tanti particolari?

Era convinto di dettare il solito articolo promozionale, ma l’intervista sta prendendo una piega che non gli garba affatto.

In realtà Priscilla vorrebbe tanto occuparsi di giornalismo d’inchiesta e crede in verità e onestà, cosa di cui tanto ci sarebbe bisogno il Brasile, un paese allegro e gioioso che dietro all’immagine stereotipata di carnevali, balli, spiagge, calcio e belle donne, nasconde  corruzione, droga, escort e miseria.

(la recensione prosegue a p. 2)

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