“Non è mai notte quando muori” di Tullio Avoledo (Marsilio)                  

Sul comodino della Rambaldi

Tullio Avoledo – Pordenone – Dopo aver esordito con L’elenco telefonico di Atlantide, ha pubblicatoi romanzi: Mare di Bering, Tre sono le cose misteriose, Breve storia di lunghi tradimenti, La ragazza di Vajont, L’ultimo giorno felice, L’anno dei dodici inverni, Le radici del cielo, La crociata dei bambini, Furland, Un buon posto per morire, Chiedi alla luce, Lo stato dell’unione, Nero come la notte e Come navi nella notte.

“Non ho porte da chiudere. Niente da prendere, da portar via. Gli abiti che indosso sono quelli che avevo quando sono arrivato qui. Non li ho usati da allora. Mi stanno larghi, tranne che sulle spalle. Gli scarponi cinesi sono assurdi anche solo da guardare, con più di quaranta gradi all’ombra. Mi sono abituato a quest’estate senza fine, indossando un paio di short e nient’altro. Le uniche calzature che ho usato sull’isola sono i sandali di gomma per camminare sugli scogli. Non ho uno specchio in cui guardarmi quando ho finito di vestirmi, ma l’espressione sul volto dell’avvocato è sufficiente: so che il mio corpo è perfetto, dopo tutti questi mesi di dieta sana, senza toccare un goccio d’alcol e senza droghe di alcun tipo, nemmeno la ganja, che da queste parti è praticamente gratis. Ho fatto il bravo.”

Sergio Stokar è l’ex poliziotto scorretto, che avevamo imparato a conoscere in Nero come la notte.

Cattivo, irriverente,  arrogante e ironico, un vero duro, reso particolarmente simpatico dalla bella scrittura di Tullio Avoledo in un nuovo romanzo con la parola notte nel titolo, che all’autore porta bene.

E se a suo tempo Stokar è stato allontanato dalla polizia per le sue dipendenze da alcol e droghe in  Non è mai notte quando muori  lo troviamo confinato da un anno e mezzo su un isolotto dei Caraibi a scontare un castigo personale e a proteggersi dalla pandemia.

Quando sono venuti meno i rifornimenti, Sergio si è adattato a sopravvivere come  Tom Hanks in Cast Away e quando,  dopo tanto tempo, vede una scialuppa avvicinarsi alla spiaggia non sa se fidarsi. Un  avvocato  inglese in abito bianco di alta sartoria  lo obbliga a seguirlo su uno yatch per un nuovo incarico. Quando Sergio abbandona l’isola  privo di bagagli, indossando gli unici abiti con cui  è arrivato, non prova alcuna nostalgia ma il forzato isolamento gli è servito a ripulirsi da alcol e droghe ed è più forte e più determinato di prima.

(la recensione prosegue a p. 2)

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