Vuoto” di Ilaria Palomba (Les Flaneurs Edizioni)

#grandangolo di Marco Valenti

Sono passati sette anni da quando abbiamo conosciuto Iris. La sua storia, raccontata nel dirompente “Homo Homini Virus”, ci ha devastato, lasciandoci cicatrici che bruciano ancora. Oggi, duemilaventidue, Ilaria Palomba ce la ripresenta esattamente nelle stesse condizioni in cui l’avevamo lasciata, alle prese con quel passato che continua a condizionarle l’esistenza e da cui non riesce ad emanciparsi.

Iris ci trascina all’interno di un romanzo visionario e dal grande impatto emotivo, che ci travolge con la sua cruda sincerità. Ilaria Palomba ha scelto ancora una volta lei per raccontarsi, mettendosi a nudo, come forse mai in passato.

Le vicende nascono e muoiono attraverso un arco temporale che va da un’Estate all’altra, e che inizia in Salento, laddove tutto ha preso vita. Dove il dolore legato allo stupro adolescenziale non ha mai smesso di portarle in dote quell’angosciante senso di smarrimento che trasforma le sue giornate in un ordigno pronto a deflagrare. Vittima di una straniante sensazione di vuoto imminente da cui non riesce ad emanciparsi, Iris assiste impotente alla trasformazione della sua terra, da magica a tremenda.

In compagnia di Giulio, amico fraterno e anima bella in cui specchiarsi e da cui trarre bellezza, Iris insegue sogni letterari, condividendo con lui la medesima ambizione autodistruttiva in un “deserto dechirichiano eletto a rifugio nella delirante estate salentina”. La loro fuga dalla realtà si conclude “dove le orme scompaiono oltre l’ultima lingua di spiaggia visibile”, dove trovano finalmente il posto per “sedersi sulla sabbia scura e densa, mentre il cielo si oscura e il mare metallico si appiana nella notte crepuscolare”.

Incapace di relazionarsi con il resto dell’umanità che la circonda, Iris, prende consapevolezza del proprio egocentrismo, che, oltre a privarla dell’istinto materno, rischia di privarla anche di quello di conservazione, spingendola verso baratri da cui è impossibile fare ritorno.

Mentre tutto intorno a lei esplode, sceglie inaspettatamente di sposarsi.

Decisione che, oltre a sancire ufficialmente l’inizio della fine, risulta di difficile lettura anche ai suoi occhi. Il suo rapporto con il marito, troppo frettolosamente idolatrato e poi sposato, è racchiuso in queste sue parole – Mio marito mi è estraneo. L’ho amato dal primo momento, ma non l’ho mai visto. Vedevo il suo talento, le sue parole, leggevo trame sotterranee nella sua biografia, ma non leggevo in lui altro che questo: Sono migliore di te. Il contesto gli dava ragione. Adesso, nell’atrio di casa, vedo i suoi occhi scuri, severi, li desidero addosso, ma non so cosa nascondono. È come se non ci fossimo mai incontrati.

(la recensione prosegue a p. 2)

Pubblicità
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...