“Mare mosso” di Francesco Musolino (Edizioni e/o)

Recensione di Linda Cester

“Ma non c’è vergogna, il mare ti sconvolge e quando ti si gira contro, selvaggio e feroce, ti rendi conto che noi lo affrontiamo ogni giorno sopra un guscio di vetroresina, di legno o d’acciaio, convinti di essere i padroni del mondo e di poterne disporre liberamente. E invece il vento alza la voce, le onde si gonfiano, si frangono le creste bianche e ti ritrovi a piangere e pregare. Il mare rivela la nostra vera natura, davanti al suo rombo primordiale affiora il timore dell’ignoto.”

Il mare incanta, seduce, strega, può essere avventura, gioia, poesia, ma può anche cambiare in fretta, sorprendere. Può diventare ostile, selvaggio, spietato, come la vita. Lo ha imparato a sue spese Achille Vitale, ingegnere navale di trent’anni che dirige, a Cagliari, una flotta di rimorchiatori per conto di un ricco armatore napoletano e che nella notte del 24 dicembre 1981 dovrà soccorrere, mettendo a repentaglio la propria vita e quella della sua squadra, un cargo turco in balia del vento e delle onde, alla deriva con il suo carico di centinaia di tonnellate di pesce surgelato. Un salvataggio quasi impossibile, insidioso, complicato, una storia che diventa un noir che trascina il lettore lungo le rotte di un mare in tempesta, fra traffici illegali e contrabbandieri spregiudicati, amicizie e passioni in un alternarsi di emozioni che è un viaggio alla scoperta dell’animo umano. Sono tanti i sentimenti che la lettura di Mare mosso suscita, ammaliati dalla scrittura di Francesco Musolino, che affascina, coinvolge, quella capacità evocativa che conduce il cuore e la mente al largo, dove il mare è feroce, “il vento ulula tutt’intorno” e le onde sono “gonfie di tempesta”, in quelle atmosfere che si intrecciano con la vita di Achille, un personaggio profondo, le origini siciliane, una vita sentimentale complicata, la passione per Corto Maltese e quell’odore di mare che “fa parte del suo essere”. Un uomo che si svela in ogni sua piega e debolezza, in quella dedizione e in quella passione che fanno di lui un personaggio coraggioso, onesto, cui ci si affeziona, accompagnato da una squadra che diventa famiglia – Achille, Carmine, Efisio e Georgos -, uomini temprati dal mare, da quella vita folle, instabile, pericolosa, ognuno con le sue peculiarità, le sue caratteristiche, su cui si può contare veramente, quando “la paura ti acchiappa fra le onde, ti aggroviglia le budella e fa tremare le gambe mentre tutto oscilla intorno”. Una storia ambientata negli anni Ottanta – ispirata ad un’impresa realmente accaduta al largo del mar di Sardegna -, quando ancora non c’erano i cellulari e bisognava correre a cercare una cabina telefonica, quando la vita aveva ritmi diversi e forse, diversi, lo erano anche gli uomini.

Un romanzo che appassiona e lascia la voglia di leggerne ancora, di perdersi nuovamente fra le onde di quel mare, potente, immenso protagonista, che “può essere un compagno di avventure ma è tentatore e menzognero”, e che ancora una volta ispira, conquista, culla il lettore in un viaggio misterioso che rapisce il cuore e seduce l’anima.

Un accenno in conclusione merita anche la copertina del romanzo, che, grazie all’immagine, ai colori e alla grafica scelti, incuriosisce e resta impressa nella mente del lettore.

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