“La malaerba” di Antonio Manzini (Sellerio)


Recensione di Patrizia Debicke

Colle San Martino è una frazione arroccata sull’Appennino, tra il Lazio e l’Abruzzo, a pochi  passi da Rieti,  divisa tra il dominio  della Chiesa,  da un anno religioso feudo di Don Graziano prete combattivo mandato dalla Curia, e quello, prepotente e rapace,  di Cicci Bellè, il padrone,  l’uomo che sa tutto, possiede tutto e controlla tutto.  
Cicci Bellè  sessantatreenne proprietario  del palazzetto, detto il  Castello, il  ricco signore  di  tutto o quasi  che, gigante tra i nani,  dall’alto della sua torretta regna sulle sue  case e sui  terreni,  tenendo i concittadini  sotto il  tallone , e aggiogandoli  con protervia al suo carro  mercè il corrosivo potere del denaro, elargito in prestito goccia a goccia,  ma  sempre pronto a strozzare  i creditori.
Attorno a questo povero  microcosmo umano ruotano i diversi  personaggi  che si presentano  uno dopo l’altro come fanno gli attori, entrando  in scena dalle  quinte di teatro per interpretare la loro parte. Protagonisti e comprimari di una storia pronta a virare in  tragedia.
Ai primi di marzo l’uragano, tempestoso araldo scoppiato dopo il tramonto, implacabile ultima minacciosa  coda dell’inverno, spazzerà il paese per ore.  Rabbiose  raffiche di vento, avanguardia di un furibondo diluvio con il suo corteo di lampi e di tuoni,  imprigioneranno gli animali  nelle stalle  costringendo  le persone a rintanarsi in casa e ad accendere le candele per i capricci  dell’elettricità. Fino a quando a metà notte, placata la sua furia,  consentirà la ricomparsa  della luna, delle stelle e sonno e quiete ai trecento abitanti di Colle San Martino.
La mattina dopo brilla il sole e  Samantha  de Santis esce di casa per  andare a prendere la corriera, il cordone ombelicale che lega il paese con il resto del mondo. Samantha è figlia unica,  ha diciassette anni, vive con il padre e la  madre in paese, ogni giorno va a scuola a Rieti e deve fare ancora due anni di liceo ma da un po’ di tempo  non studia, prende cattivi voti, ed è in ritardo di dieci giorni con le mestruazioni. Gran brutta cosa ritrovarsi incinta di un ragazzo, un diciottenne senza arte ne parte che si defila,  dovendo per giunta confrontarsi a casa con un padre disoccupato e una madre perbenista. Samantha però ha una amica, una vera amica: Nadia. Nadia ascolta, consiglia… Però la situazione è difficile e ciò che la rattrista, peggio  la angoscia , non è solo la povertà e i  troppi debiti accumulati dal padre ma la paura di dover smettere di studiare, di non poter più sperare  in un diverso e migliore  futuro. Unica consolazione rivolgersi  alla donna lupo del poster che pende in camera  sua… a lei  una donna che non si arrende mai e sa difendersi, tirando fuori i denti.

(la recensione prosegue a p.2)

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