“Presto verrai qui” di Giorgio Glaviano (Marsilio)

Recensione di Patrizia Debicke

L’ispettrice di polizia Melina Pizzuto, trentacinquenne palermitana di origine, dopo aver vissuto e lavorato a Roma per ben dieci anni si è trovata trasferita d’ufficio (o meglio dire poco eufemicamente rispedita per incompatibilità ambientale)  nella sua città natale. Trasferimento provocato dalla sua colpa, ovverosia  dalla sua  denuncia  suffragata da prove nei confronti  di mezzo commissariato, dove lavorava, compreso il suo compagno, per abuso di potere, minacce, atti di violenza e intimidazione. La poveretta quindi,  non per sua colpa, in attesa di chiusura delle indagini da parte del magistrato incaricato  e conseguente condanna degli accusati, si era trovata cacciata a forza in un punitivo e seminfernale limbo siciliano.
Trasferita dunque, “teoricamante” alla Mobile palermitana, accantonata in una stanzuccia della questura dove da due mesi  il suo unico compito in pratica pareva diventato scaldare la sedia, tentare di far  funzionare un computer capriccioso e… basta.  Situazione da sbattere la testa se non per  il fatto che Melina Pizzuto, pur di aspetto riservato,  malinconico, orfana di superlative  doti  fisiche e  non afflitta da geniale  intelligenza, possiede invece al cento per cento di  tenace testardaggine e dell’ insopprimibile orgoglio che la spinge ad andare sempre fino in fondo.  Costi quello che costi. E l’ha dimostrato, rinunciando persino al fidanzato, a questo punto trasformato inesorabilmente  e per sempre in ex.
Fino a quando, per prenderla in giro, in un specie di trappola ordita alle sue spalle da coloro che dovrebbero comportarsi da colleghi ma le remano contro, si trova incastrata, si fa per dire, in una stramba denuncia.
La vedova Colleferro, devota alla vergine Maria  , con figlio disoccupato e madre con il Parkinson, si è  presentata infatti  per denunciare la  vicina di casa, che accusa di averle  sfregiato  la sua “folcloristica” cappelletta votiva, infilando una pezza lurida tra i gerani.  La stessa che, messa in una sacchetto di plastica,  prima di firmare il verbale,  a mò di indiscutibile prova e  reperto, affiderà a Melina Pizzuto. 
Lei, amareggiata e furibonda  insomma,  la faccenda ha del carnascialesco e  il troppo stroppia,  prima pensa di stracciare la denuncia e  fregarsene , poi però, per puro  spirito investigativo, decide almeno di dare un occhiata al reperto. E la pezza incellofanata, sorpresa, sorpresa,  si rivela essere una maglietta da uomo taglia XL e, a parte del  lerciume che la insozza , il rosso che vede chiaramente  pare proprio  sangue, sangue e tanto, umano?  Da dimostrare ma? Certo, se lo fosse, la persona che la portava non deve essere in salute, anzi molto probabilmente sarà stato ferito e magari  a morte. Stai a vedere che quella maglietta vuol  dire che stavolta la Dea bendata ha  voluto che  le capitasse in dono un caso? Un vero caso?   

(la recensione prosegue a p.2)

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