Il canto della falena di Maria Elisa Aloisi (Mondadori)

#grandangolo di Marco Valenti

Maria Elisa Aloisi, siracusana di nascita e catanese di adozione, lavora nel capoluogo etneo come avvocato penalista. “Il canto della falena” è il suo secondo romanzo, il primo con Mondadori. Siamo alle pendici dell’Etna, dove viene ritrovato il corpo senza vita di un commercialista. Si tratta di un omicidio e la prima sospettata è la moglie. Il caso arriva nelle mani di Emilia Moncada, avvocato e protagonista principale del romanzo, che farebbe di tutto pur di evitare di doversene occupare. Ragioni d’ufficio e di risonanza mediatica a livello non solo locale, le impongono però di prendere la difesa dell’imputata.

Credo di averglielo già detto. Sono una biologa, specializzata in entomologia. Lei non può immaginare quanto sia complessa la vita degli insetti. Conosce il metodo di accoppiamento della falena? Immagino di no. Ebbene, non ci crederà, ma il maschio di questa specie è un insetto stupratore. Il maschio percepisce i feromoni della femmina, ma sa già che lei non si concederà. Per questo intona una melodia ingannatrice. La sua perfida serenata imita gli ultrasuoni che emettono i pipistrelli. Così la femmina si immobilizza, temendo di essere divorata dopo essere stata intercettata dal pipistrello. Il maschio allora approfitta della sua paura e la stupra.

In una Catania sospesa a metà tra la quiete del mare e il caos disordinato delle strade Emilia (“Ilia” per gli amici) si ritrova a scavare nei silenzi di una famiglia molto più che reticente. Come spesso accade le cose non sono quasi mai come sembrano a prima vista. E di questo dovrà accorgersi anche Ilia, prima o poi. La sua forza (che al tempo stesso può essere vista anche come la sua debolezza) è quella di avere una connotazione caratteriale votata allo sposare le “cause perse” in nome di un’umanità davvero empatica. È una donna come tante, fatta appunto di pregi ma anche di difetti, che fatica a stare a galla in contesti in cui il pesce più grande mangia costantemente quello più piccolo, ad ogni livello sociale e lavorativo. Ma è soprattutto una donna che crede nella giustizia, sia sociale che divina, testardamente ostinata a portare avanti i propri valori, ad ogni costo.

“Prima regola: la verità non conta. La verità non è mai una, perché potrebbero esisterne almeno due versioni: la verità materiale, quella dei fatti, in cui si espone come sono andate davvero le cose; e la verità processuale, quella che suggeriscono le prove, che emerge all’esito di un processo e spesso non coincide con la prima.”

(la recensione prosegue a p.2)

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