“Città in fiamme” di Don Winslow (HarperCollins)

#grandangolo di Marco Valenti

Don Winslow non è solo un grande narratore, ma anche un autore estremamente prolifico. “Città in fiamme” è infatti il primo capitolo di una nuova trilogia che ci consegna a distanza di tre anni dalla chiusura della precedente. Dal confine tra gli USA e il Mexico ci spostiamo nell’estremo nord est, in Rhode Island, lo stato più piccolo della confederazione statunitense ma soprattutto lo stato dove Winslow è nato e cresciuto.

Siamo negli anni ottanta, a Dogtown, una cittadina a poche miglia da Providence, la capitale dello stato. E sono le mafie italiane e irlandesi a spartirsi il territorio e gli interessi economici, leciti e illeciti, in nome di un patto non scritto che permette a entrambi gli schieramenti di avere i propri introiti senza danneggiarsi a vicenda. Gli immigrati dalla vecchia Europa si rispettano ma non si sono mai veramente amati. L’equilibrio che permette di arricchirsi con le attività portuali, il contrabbando, la prostituzione e il gioco d’azzardo è veramente labile, anche se regge da decenni.

“Se vuoi costruirti una nuova vita, una vita pulita, non puoi farlo sulla base di un peccato.”

Come nelle grandi tragedie greche sarà la comparsa di una donna fatale a far saltare gli equilibri e a scatenare una guerra fratricida che insanguinerà le coste del freddo nord est. È qui che le fiamme (della passione prima e dell’odio in seguito) iniziano a divorare la città. È l’avvio di una saga familiare che guarda alla perdita di quei valori che il tempo pare aver sancito come desueti, e che il mondo moderno con la sua vorace velocità contribuisce a cancellare. Perché una cosa è chiara nei romanzi di Winslow, anche i criminali hanno un loro codice etico da rispettare, fondato su lealtà, tradimento e onore. Le nuove generazioni malavitose però sono pronte a tutto, anche a sotterrare quei valori che sancivano l’equilibrio, in nome di una fama di potere che schiaccia ogni cosa trovi sul proprio cammino. Alla faccia del grande sogno americano, ancora una volta demolito dalle parole taglienti di Winslow.

E in una città che brucia, è difficile trovare un riparo.

(la recensione prosegue a p.2)

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