“È l’umido che ammazza” di Filippo Venturi, (Mondadori)

Recensione di Patrizia Debicke

Nel luglio del 2018 è uscito il suo primo spassoso romanzo “Il tortellino muore nel brodo“,  Mondadori, in cui compare per la prima volta Emilio Zucchini, ristoratore che investiga, personaggio parzialmente autobiografico. Nel 2020  torna in scena con  l’intrigante “Gli spaghetti alla bolognese non esistono” sempre per Mondadori, la sua casa editrice, che lo ha definito un Tarantino cresciuto all’ombra dei portici di Bologna.
Insomma pare che le sue possano essere considerate  storie americane in salsa bolognese.
E con l’arrivo in libreria di L’umido che ammazza arriviamo alla terzo capitolo narrativo di Filippo Venturi interpretato da Emilio Zucchini. Insomma  il terzo capitolo dell’ormai celebre serie dedicata al nostro oste preferito, proprietario della Vecchia Bologna. Stavolta lo troviamo anche alle prese con le tante restrizioni dovute alla pandemia e agli effetti che tale circostanza ha provocato sulle attività di ristorazione.
Come noto infatti , Venturi è oste e scrittore. Sappiamo che  oltre alla sua capacità  letteraria confermata  da questo terzo libro, gestisce una trattoria di tutto rispetto : la Montanara, in via Righi, dal 2004 e un  bistrot  aperto nel 2018 nel capoluogo emiliano, e quindi conosce bene quanto descrive perché ha vissuto appieno, e una dopo l’altra,  le avvilenti problematiche di questo periodo attinenti a  tutti coloro  impegnati  in tale attività. Tutte le amare  difficoltà affrontate e condivise dai  ristoratori medi, peggiorate dallo sconfortante vuoto  di certezze sul futuro. Un’inquietante situazione di stallo.
Ma ora  torniamo, perché lo merita, a L’umido che ammazza.
Siamo a fine 2020, con la seconda temibile ondata  a valanga di Covid che impazza, crudelmente scatenata. La serranda della Vecchia Bologna  finora ohimè è stata costretta ad andare  su e giù a seconda dei tanti e strampalati  Dpcm governativi. Cosa che non ha certo giovato  all’umore e alle tasche del nostro eroe, insomma  dell’oste Emilio Zucchini, detto Zucca, impavido paladino della cucina bolognese, colui tanto per dire che si fa una scodella di tortellinin in brodo anche a Ferragosto, e a chi gli tira fuori il discorso della temperatura risponde citando il dogma dei berberi nel deserto, sempre vestiti di lana. Oste e se serve, quando serve,  detective a modo suo.  

(la recensione prosegue a p.2)

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...