“Il castello di Barbablù” di Javier Cercas (Guanda)


Dopo aver preso contatto con alcuni  ex colleghi che gli promettono il loro appoggio , Melchor s’imbarca immediatamente su un aereo per Majorca  per cominciare a chiarirsi le idee, indagando di persona sul posto. A Maiorca però  i poliziotti isolani gli danno poca udienza, ostentando disinteresse . Non lo prendono sul serio. La scomparsa di un’adolescente per loro è da  catalogare solo come una bravata, succede spesso anzi troppo. La ragazza si farà viva dopo qualche giorno di baldoria con coetanei … assicurano  Ma il fatto che sua figlia abbia lasciato tutto il bagaglio in albergo e altri vari indizi che Marin raccoglie in giro e nei locali da lei  frequentati  lo convinceranno  che qualcosa non torna.  Va in giro,  interroga ogni possibile testimone , fino a quando  alcuni nuovi particolari  come l’arrivo di un suo messaggio  con selfie davanti al Duomo di Milano  che  è invece partito proprio da Majorca  gli suggeriscono di andare a chiedere informazioni  nella villa di un magnate, un potentissimo finanziare internazionale con le mani in pasta in mille attività. Personaggio di altissimo livello,  anche stimato come un mecenate per il suo vasto impegno umanitario mondiale e  che organizza di continuo sull’isola  feste animate da grandi  personaggi. Cosette pare  sarebbe andata  proprio a una delle sue  celebri feste.  E solo un qualcuno, che ormai non ha nulla da perdere,  gli descriverà invece  come predatore sessuale questo “grand’uomo”. Un mostro travestito da angelo che si chiama Rafael Mattson.  Un depravato dalla torbida doppia faccia  che celebra orge con giovani ridotti alla sua mercè, drogandoli e sfruttandoli  sessualmente nella sua villa di Cabo de Formentor.  Per poi coinvolgerli  in  perversi giochi  erotici  con eminenti personalità   della politica e dell’imprenditoria internazionale  che intende  ricattare e asservire al suo volere.
Solo la tenacia e la testardaggine di Melchor, pronto a smuovere  cielo e terra pur di ritrovare sua figlia  e non la giustizia locale,  tutta corrotta e connivente (e questo denuncia con forza Cercas), riescono a far sì che Cosette, vittima di una drammatica storia di abusi sessuali possa far ritorno a casa, da sua padre seppur oltraggiata nella mente e nel corpo.
Ciò nondimeno ora per Melchor, se intende smascherare il  carnefice di sua figlia, sta per cominciare   l’indagine più difficile della sua vita.  Perché deve confrontarsi con  la violenza,  la vigliaccheria e gli infiniti  abusi di potere sui più vulnerabili  di un nemico dall’apparenza irreprensibile. Ma il senso di giustizia di un padre  non può e non deve lasciarsi piegare dalla paura. Perché  questo è il suo personale concetto di giustizia: laddove la legge non arriva,  lui   deve imporre la sua «legge» .
Una rischiosa indagine la sua, in cui lo seguiranno fino in fondo solo pochi, fidati amici di Terra Alta, che con lealtà, anche a costo della vita,  lo spalleggeranno  nel suo desiderio di vendetta affinché  giustizia  sia fatta e i colpevoli siano arrestati.  Insomma un caso torbido , complicato e una avventurosa soluzione che costringerà Melchor Marin a fare i salti mortali per superare  i confini di quella zona grigia  fatta di connivenze a ogni livello , dove regnano il cinismo, l’ambizione sfrenata e la contaminazione di coloro che esercitano il potere nell’ombra.
Anche stavolta, come nei precedenti  capitoli della saga, l’autore gioca con se stesso,  con il continuo paragone e incrocio di storie con il suo personaggio.
In tutto Il castello di Barbablù, thriller decisamente poco convenzionale, domina lo spaventoso  silenzio  che protegge  la vigliaccheria   collegata a  qualcosa  che si ha paura di affrontare e forse per questo  cerchiamo di ignorare e nascondere. Un inquietante  silenzio che caratterizza  il mondo di Melchor Marìn  e pare quasi voler contagiare anche  Cosette, sua figlia. E tuttavia Il castello di Barbabù  è un romanzo che parla di comunicazione, di riflessione, di persone. Anche stavolta con un indimenticabile  cast , quale il sergente Blai, pur scettico, sempre pronto a mettersi in gioco per l’amico Melchor; o Paca Poch, la poliziotta con la “passione” per i poliziotti; Rosa, imprescindibile pilastro  con la sua granitica certezza e ancora Cosette, giovane, vulnerabile ma pronta a riguadagnare forza e vitalità.
Il castello di Barbablù è un particolare  thriller noir di denuncia che coinvolge e intriga i lettori introducendo  una Spagna forse meno nota ma che merita di essere vissuta .

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