“Le donne dell’Acquasanta” di Francesca Maccani (Rizzoli)                     

Sul comodino della Rambaldi

Francesca Maccani – Palermo – insegna lettere alla scuola secondaria. Nel 2018 vince il premio Donna del Mediterraneo con La cattiva scuola, scritto con Stefania Auci, ed esordisce nella narrativa con Fiori senza destino. È autrice di racconti su riviste e on line.

“Franca, invece, fra le ceste cercava qualche fava o cicerchia sfuggita dalle mani di don Carmelo, o un pezzo di cipollotto da ficcarsi in tasca. Era uno spirito ribelle, senza troppi peli sulla lingua: somigliava a un ficurinna, il fico d’India dalla scorza dura e punteggiata di spine acuminate, ma dal contenuto dolce e generoso. Lei e Rosa erano il giorno e la notte proprio in tutto, forse per questo erano così amiche. Franca era il vento impetuoso e Rosa le fronde che da esso si fanno attraversare e lo smorzano. Franca era la burrasca e Rosa il porto sicuro. Nessuna delle due poteva vivere senza l’altra.”

Questo romanzo è nato dopo una visita di Francesca Maccani  all’enorme complesso della Manifattura Tabacchi di Palermo.  L’autrice scattando foto tra  le mura, ha immaginato le donne che ci lavoravano  e  i personaggi della storia hanno  iniziato a prendere vita da soli, a cominciare dalle due protagoniste Franca e Rosa.  Il resto della narrazione è arrivato intervistando le pronipoti delle tabacchine che ancora vivono da quelle parti.

Prima dell’apertura dell’Acquasanta, che dopo l’unità d’Italia, è diventata Monopolio di Stato, le donne lavoravano il tabacco  in casa. Non che il risultato cambiasse. Da quel lavoro  era destino che ne uscissero malate. Alcune morivano dopo pochi mesi sputando sangue, ma la Manifattura a quei tempi era l’unica possibilità che avevano per mettere un pezzo di pane in tavola e per lavorare abbandonavano  i figli in strada.

A Palermo nel marzo del 1897 fa caldo e nello stanzone del lavaggio tabacco il clima è irrespirabile.

La puzza della fermentazione costringe le donne a riparare la bocca coi fazzoletti. Lavorano a cottimo e anche quelle che stanno male non si fermano. Le  più anziane controllano le più giovani e le  più  generose cercano di proteggere le più deboli lavorando al posto loro.

(la recensione prosegue a p.2)

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