“Tundra notturna” di Samuli Paulaharju

Recensione di Eleonora Papp

Nel 2021 è stato pubblicato dalla casa editrice Vocifuoriscena un volume di quindici racconti fantastici, dell’horror e del folklore che si intitola “Tundra notturna” (“Tunturien yöpuolta”). Falegname, insegnante presso la scuola di sordomuti di Oulu, scrittore e ricercatore, saggista dallo stile raffinato, Samuli Paulaharju ha avuto il merito di divulgare il prezioso patrimonio culturale, etnico e folclorico della Lapponia e dell’estremo Nord, della regione del Finnmark, occupandosi delle tradizioni e delle caratteristiche etnografiche dei sámi occidentali e dei ceppi della Finlandia settentrionale. A sessant’anni, nel 1934, indulgendo ad una sua vocazione manifestatasi anche in gioventù, l’autore passò dagli studi etnografici alla narrativa per comunicare la vita della Lapponia a partire dalle sue basi pagane e leggendarie, sottoponendo all’attenzione della letteratura globale un mondo nuovo, profondo, misterioso, ricco di sfaccettature, romantico con un libro che è diventato un vero e proprio classico del lato notturno del Nord e della letteratura gotica. Le quindici novelle, racchiuse in questo prezioso volume, sono basate su leggende, credenze e memorie di popoli dell’estremo nord dell’Europa che, come sappiamo, vivono in luoghi cupi e spesso privi di luce per tanti mesi. Le quindici novelle fantastiche e horror, spesso memorie e leggende legate ad eventi sovrannaturali, costituiscono un vasto patrimonio orale che Paulaharju ha raccolto per tutta la vita, illustrando questi antichi cicli in prosa con arte pittorica come degli acquerelli e con uno stile scorrevole e unico riprodotto fedelmente in lingua italiana dal traduttore Marcello Ganassini. Gli eventi si svolgono generalmente in luoghi selvaggi e solitari: la tundra avvolta nella notte o il mare in tempesta, ambientazioni in cui vige la legge della foresta, norma che viene infranta con hỳbris dall’atto di un personaggio che viola valori consolidati dagli uomini e accostati dalle novelle alla natura, trasfigurati in elementi eterni e inamovibili. Come si dice nel primo racconto: “aspre sono le maledizioni della tundra, e irrevocabili” (pagina 19). I pochi uomini, che osano sfidare la natura più impervia e selvaggia per pescare merluzzi nelle acque tempestose dell’Artico o per pascolare i loro piccoli greggi di renne, affrontano creature ultraterrene, schiere di troll marini (raukat), äpärä, spettri, peikot e anime inquiete degli inferi, confrontandosi con gli aspetti più reconditi e inquietanti della propria coscienza.

(la recensione prosegue a p.2)

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