“Un’estate a Borgomarina” di Enrico Franceschini (Rizzoli)

Recensione di Patrizia Debicke

Un nuovo frizzante capitolo e terza avventura per  l’ inossidabile banda di protagonisti di Franceschini, i “quattro  moschettieri” con Mura, all’anagrafe Andrea Muratori,  in veste di d’Artagnan. Capitolo frizzante, a tratti persino scatenato e che ci riporta  a Borgomarina, pittoresco borgo romagnolo  di mare, a giugno con la stagione delle vacanze e  estate appena incominciata,  di prima mattina, ma una strana mattina nascosta da un nebbione impenetrabile che par quasi  voler rallentare il ritmo del vivere.
Un  ritmo tuttavia anche quello normale e  quotidiano della cittadina, pur quando è  toccato dai vacanzieri estivi  sempre  lento, ripetitivo. Insomma  potrebbe persino sembrare monotono se non fosse che vivere in un capanno sul molo del porto canale   sia stata la precisa scelta di Mura, ex ottimo giornalista, inviato speciale poliglotta,  divorziato da una moglie americana e da una seconda  una russa. E oggi con un figlio maggiorenne che sta  facendo pratica di  legge a Londra.
Lui, Mura, il giramondo che a sessant’anni suonati ha approfittato del corridoio d’uscita, offerto dal giornale in vena di risparmi  alle  vecchie firme più  prestigiose e costose, per  ritirarsi  in un capanno sul mare  con il principale obiettivo di pescare, giocare a basket e rinvangare  vecchie storielle con gli  un tempo  inseparabili amici d’infanzia ed ex-compagni di scuola.  Amici che per dovere di cronaca cito uno a uno, con i loro meritati  nomignoli:  il Barone, chiurgo  di gran fama  che esercita  a Bologna, il Prof,  geniale enciclopedico, topo di biblioteca  e l’Ing, il  professionista affermato .
A ben pensarci, parrebbe quasi la storia di  “Amici miei” trasferita  da Firenze in Romagna. Ma no è di più , perché Mura ex giornalista,  ora in pensione, per noia e  passione ha cominciato a indossare   i panni di  detective, che dire: una specie di Philip Marlowe all’italiana , anche se a conti fatti per metodologia investigativa  forse sarebbe  più paragonabile  a Nero Wolfe o a Hercule Poirot, senza il loro compassato distacco.
Ma torniamo al nostro “franceschiniano”. Un’estate a Borgomarina dai toni a tratti  felliniani, ma fascinosamente ambientato in terra romagnola e ritorniamo alla passeggiata mattutina di Mura nella nebbiosa ovatta  con le prue dei peschereggi che rientrano, inalberando orgogliosamente i loro nomi  da navi corsare salgariane…

(la recensione prosegue a p.2)

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