“L’eredità Medicea” di Patrizia  Debicke Van Der Noot (TEA)                              

Sul comodino della Rambaldi

Patrizia Debicke Van Der Noot – Firenze – Bilingue, grazie a una nonna alsaziana e agli studi compiuti all’università di Grenoble, ha sempre viaggiato molto e vive tra l’Italia e il Lussemburgo. Appassionata di romanzi storici e thriller ha pubblicato numerosi libri, tra cui ricordiamo L’oro dei Medici e La gemma del cardinale.”

“Il duca, hanno ucciso il duca” aveva mormorato Vitelli, ripetendo corrucciato: “Devo partire.”

Sua moglie aveva annuito, si era levata e, precedendolo per il corridoio, era entrata in camera loro. Con la porta chiusa, le aveva spiegato ciò che sapeva, poi aveva suonato per Matteo, il suo valletto, ingiungendo: “Aiutami a cambiarmi e prepara i bagagli, partiamo!”

Angela si era seduta sul letto, muta. Matteo si affannava attorno al condottiero. Gli aveva sfilato il giubbone di velluto nero finissimo che gli fasciava il busto, evidenziando l’ampiezza delle spalle, un capo superbo, lavorato a strisce verticali, inframezzate da un cordone di seta dello stesso colore e l’aveva piegato con cura… Angela era incinta di nuovo. Molte donne pativano le loro gravidanze. Lei no!”

A Firenze la data del  6 gennaio 1537  verrà  ricordata per sempre come Epifania di sangue. Lorenzo de Medici uccide il cugino Alessandro de Medici. La vittima,  dopo aver tentato inutilmente di difendersi, spira incredula sotto numerosi colpi di arma da taglio. Non  si sarebbe mai aspettata di dover temere l’esile Lorenzino di cui si è sempre fidata. Lorenzo si vanta del delitto coi sicari. Il tiranno è  morto. Ma non c’è  tempo di esultare. Deve abbandonare Firenze alla svelta.

Cosimo de Medici, avvertito del delitto durante una battuta di caccia,  non riesce a credere che a uccidere sia stato proprio Lorenzo che era tanto amico di Alessandro. Un ragazzo che  aveva sempre reputato  intelligente e acculturato.

Dell’assassinio del duca viene allertato anche il comandante in capo dell’esercito imperiale, Alessandro Vitelli, che da Città di Castello parte immediatamente per Firenze. Serve un successore e il diciassettenne Cosimo de Medici, figlio di Giovanni delle Bande Nere, potrebbe essere la persona giusta. Ma troppi nemici tramano nell’ombra. Riuscirà Alessandro Vitelli a proteggerlo?

Lorenzo de Medici è un cattivo decisamente interessante. Scrive di lui Benedetto Varchi in Storie fiorentine: “Era scarso della persona, anzi mingherlino e per questo se gli diceva Lorenzino; non rideva, ma ghignava; e tutto che egli fosse più tosto graziato che bello, avendo il viso bruno e malinconico, andava molte volte solo, e pareva che non apprezzasse né roba né onori, lo chiamava il Filosofo, dove dagli altri, che lo conoscevano, era chiamato Lorenzaccio.” Giudizio confermato da Carlo Botta in Storia d’Italia: “Per essere mingherlino nella persona, alcuni lo chiamavano Lorenzino: altri, perché egli aveva il viso bruno e malinconico, ed amava vivere da sé, e conversare con gente bassa e di mal affare, ed anche perché era solito a cavarsi tutte le voglie, massimamente nei casi d’amore, senza rispetto alcuno o di sesso o d’età, o di condizione, lo nominavano Lorenzaccio, altri poi il Filosofo.” Queste erano le descrizioni malevole del figlio, di Pierfrancesco  e Caterina Soderini, appartenenti al ramo popolano della grande casata. Il soprannome Lorenzaccio pare fosse dovuto al fatto che avesse decapitato parecchie   preziose statue a Roma. I fiorentini lo chiamavano anche  faccia di morto. 

(la recensione prosegue a p.2)

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