“Delle donne non facesti menzione” di Michela Tilli (Fernandel)                                       

Sul comodino della Rambaldi

Michela Tilli – Monza – Ha pubblicato i romanzi La vita sospesa,  Tutti tranne Giulia, Ogni giorno come fossi bambina, Basta un attimo e La settima promessa.

“In fondo è colpa mia se mi trovo incastrata in questa situazione. Non so cosa voglio davvero, non so chi sono. Sei una madre, una moglie, un’allieva, un’editor a cottimo, una traduttrice all’occorrenza, una docente volontaria, una paziente che non si fa accompagnare, una figlia ingrata, una raccoglitrice di confidenze epistolari, una gonna sotto la quale nascondersi, un’amica del cuore, uno strofinaccio che passa ad asciugare. Ti lasci definire dagli altri. Non sai cosa desideri, non sai cosa sei. E invece lo so, cosa sono, lo so benissimo. Sono una cretina, ecco cosa sono.”

Edipo chiede alla Sfinge perché non abbia riconosciuto sua madre nella donna che ha sposato. “Perché la tua risposta era sbagliata” dice la Sfinge “Quando ti ho posto il quesito, che cosa cammina con quattro gambe al mattino, con due a mezzogiorno e con tre alla sera, tu hai risposto l’uomo. Delle donne non facesti menzione”. “Ma quando si dice l’uomo si intendono anche le donne” protesta Edipo “questo lo sanno tutti”. “Questo lo pensi tu” gli risponde la Sfinge.

Viviamo come se avessimo a disposizione tutto il tempo del mondo, ma non è così.

La quarantaduenne Erica Canepa ha creduto di aver solo sei mesi di vita e per due settimane ha guardato la vita senza vederla. Hanno scambiato i suoi esami clinici con quelli di un’altra paziente, e il  medico arrogante, che vuol esser chiamato professore,  si arrabbia perché non la vede gioire.

Per  due settimane, Erica, ha svegliato i suoi figli facendo finta di niente con la morte nel cuore. Ha detto al marito che le restavano sei mesi di vita,  senza dir nulla ai bambini per proteggerli. Ma da quando ha saputo che non sta morendo vede il mondo con altri occhi

(la recensione prosegue a p.2)

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