“Nero Wolfe.  Giù il sipario” di Robert Goldsborough (Giallo Mondadori)

Recensione di Patrizia Debicke

Come gli altri romanzi di Robert Goldsborough, noto soprattutto per aver continuato, con l’autorizzazione degli eredi di Rex Stout,  la quarantennale saga del grande investigatore, anche leggendo  “Nero Wolfe. Giù il sipario”, tradotto in italiano da Mauro Buoncompagni, si prova  la sensazione di calarsi  di nuovo  nella suggestive atmosfere di Stout, ritrovando  tutti i suoi  personaggi ..

Quando Roy Breckenridge, famoso regista teatrale newyorkese si rende conto che qualcosa non va come dovrebbe  durante le rappresentazioni di Morte a Cresthaven, opera in cartellone a Broadway, da lui prodotta e diretta, si preoccupa e cerca di contattare e sollecitare  l’aiuto di  Nero Wolfe.
Per sua fortuna il più forte  finanziatore della messa in scena, Lewis Hewitt , ricchissimo multimilionario  americano con vasta tenuta a Log Island, oltre a essere,  come il “florido” e infallibile detective,  tra i massimi collezionisti mondiali di orchidee è anche un suo buon amico. Uno tra i pochissimi  ammessi di frequente a tavola nella stanza da pranzo della vecchia casa di arenaria della Trentacinquesima Strada Ovest,  per gustare i manicaretti di Fritz, l’impareggiabile cuoco svizzero.
Ora è cosa risaputa che l’amore per il lavoro di Nero Wolfe è vicino allo zero. Solo quando il livello dei suoi conti in banca cala al punto da destare qualche preoccupazione, il corpulento genio accetta di malavoglia  di impegnarsi in una nuova indagine. Ma, dopo aver brillantemente risolto un caso di falso in opera d’arte, con le casse ancora piene di dollari, per mesi si è arroccato e  messo in vacanza, dedicandosi solo alle diecimila orchidee della sua serra e ai pasti da gourmet preparati dal suo cuoco. Non accetta telefonate, si nega a tutti.   
Solo qualcosa di  veramente eccezionale, di impagabile insomma,  potrebbe riuscire  ad estrarlo dalla sua languida e pigra apatia. E poi che dire? Insomma Nero Wolfe normalmente non accetterebbe certo un’indagine diciamo praticamente al buio,  basata solo su malevole e impalpabili sensazione.
Ciò nondimeno,  quando  Lewis Hewitt  gli fa balenare la prospettiva di pagarlo con  ben tre esemplari  di un’orchidea molto rara, la  Grammangis spectabilis, provenienti dal Madagascar, in cambio dei suoi preziosi servizi, Wolfe cede alla tentazione  e accetta  di ricevere Roy Breckenridge, produttore teatrale di successo.  

(la recensione prosegue a p.2)

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