“Delovery” di Maria Dorigatti, (BookTribu)

Recensione di Raffaella Tamba

Tanti i temi a raggiera che fuoriescono dal centro tematico di questo secondo romanzo di Maria Dorigatti, trentina venuta a vivere a Bologna per laurearsi in Scienze della Comunicazione: quello della denuncia dello sfruttamento dei rider da parte delle grandi catene di distribuzione di pasti a domicilio. Delovery, nome generico in inglese per “consegna” e nome proprio dell’azienda protagonista del romanzo, acquisisce il valore di simbolo di un sistema corrotto e spregiudicato che illude, inganna, sfrutta, scavalca e schiaccia chi accetta le sue condizioni di lavoro perché non ha altra possibilità di scelta.

Conosciamo il protagonista nella prima pagina del romanzo: Rocco Russo, pugliese del Gargano, trasferitosi a Bologna per frequentare l’Università e rimastoci nell’illusione di poter portare il proprio contributo professionale con impegno e onestà. Dalla prima pagina del romanzo potrebbe passare alla prima pagina di una delle riviste indipendenti che da studente aveva letto ed apprezzato per l’intraprendenza, l’audacia delle inchieste, la qualità degli articoli. Potrebbe, perchè nella prima pagina del romanzo rimane vittima di un incidente stradale mentre, in bici, sta effettuando una consegna: viene travolto da un’auto e ricoverato in ospedale in stato di incoscienza. Al risveglio dal coma farmacologico, riceve la visita di Alfredo Parri, una firma nota della rivista, che gli rivela che il suo aggressore è un alto dirigente della stessa Delovery. E’ l’occasione che aspettava, l’occasione di riscatto: denunciare lui e con lui denunciare tutti gli abusi perpetrati dall’azienda. E’ l’occasione per fare quella giustizia che ribolliva nel suo animo da tempo e che finalmente avrebbe avuto i mezzi economici per perseguire. La rivista gli avrebbe pagato infatti la riabilitazione e le spese legali. Parri si premura di avvertirlo che riceverà dalla stessa Delovery un’offerta ben più altra di quella che la rivista si è potuta faticosamente permettere. E così accade. Il giorno dopo Rocco riceve la visita del dirigente Malaguti che gli prospetta molto di più: la riabilitazione in una villa a quattro stelle, da vip, un appartamento in centro a Bologna, un’auto nuova.

Rocco è in mezzo a due fuochi. La prospettiva di sistemarsi in maniera materialmente degna ma eticamente ben più che indegna da una parte e quella di accontentarsi dei mezzi per riscattarsi, riscattare altri come lui, portare un cambiamento significativo dall’altra. E il vuoto dell’incertezza è pieno della vischiosità di rabbia mista a rancore per l’ennesimo litigio con Marina, la sua ex compagna: dopo anni felici di frequentazione ai tempi dell’università, la vita li aveva messi di fronte a principi e valori fondamentali che, per i rispettivi background, non potevano portare avanti nello stesso modo. Il carattere deciso e schietto di entrambi aveva fatto il resto, declassando le loro  aspirazioni a frustrazioni.

(la recensione prosegue a p.2)

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