“Un serpente di giugno” di Tsukamoto Shin’Ya (Marsilio)                                    

Sul comodino della Rambaldi

Tsukamoto Shin’Ya – Tokyo – Regista, pittore e scrittore di culto, apprezzato in tutto il mondo sin dal suo primo lungometraggio Tetsuo. È stato premiato in diverse rassegne internazionali, tra cui la mostra del cinema di Venezia, dove ha ottenuto il premio speciale della giuria per il film Un serpente di giugno.

“Fino ad oggi sono apparsa raggiante, probabilmente una reazione a tutto il nervosismo accumulato, e ho anche scherzato con Shigehiko, riuscendo a farlo sorridere. È  appena uscito di casa diretto al lavoro dopo aver riso alle mie battute senza senso. Aspetto che si allontani prima di chiudere le tende. La stanza rimane al buio. Grazie alla temperatura interna regolata con cura, posso avere una visione nitida della situazione. Per prima cosa, riverso sul tavolo della cucina gli oggetti che tengo in camera da letto. La  gonna senza ombra di dubbio troppo corta e la pistola elettrica nel caso in cui sia costretta a difendermi. Metto entrambe nella borsa.”

È un giugno piovoso e la vita di Rinko, un’infelice donna sposata a un uomo  anziano con cui non ha più rapporti da anni, viene sconvolta dal ricatto di un maniaco che l’ha fotografata in pose imbarazzanti.

Per restituirle foto e negativi l’uomo la trascinerà in un gioco perverso.

Rinko non si piace, ma ha una bella voce, e per lavoro  ascolta  disperazioni di tutti i tipi presso un centro di sostegno psicologico.  Al telefono prende appunti e conforta  persone, quando sarebbe lei stessa da confortare per la triste vita che conduce con un marito fanatico del lavoro e dell’igiene con cui vive  e mangia  in camere separate.   Sono due  solitudini che non si incontrano mai

Ma tutto cambia quando  trova nella posta  una busta  con scritto Segreto di tuo marito con foto sue di autoerotismo che la imbarazzano.  

Un uomo vuole costringerla a dare sfogo alle sue fantasie sessuali.

Le foto la gettano nel  panico. Chi gliele ha scattate? E come?

(la recensione prosegue a p.2)

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