“Morte sul vulcano” di Vincent Spasaro, (Newton Compton)

Recensione  di Patrizia Debicke

Londra 1983.
Liam ha appena undici anni quando i genitori decidono di lasciare Londra, per tre mesi, recarsi a Stromboli, affittare una casa e passare l’estate a Ginostra, un paesino privo di elettricità, senza acqua corrente, salvo alcune grandi  magioni o  buen retiro, di proprietà e abitate da pochi privilegiati molto benestanti, come i Mason, ricchi guru londinesi, famosi in Inghilterra per i loro corsi di autoscienza giudicati all’ultima moda e gli esperimenti di psicoterapia di gruppo.
E infatti a decidere  la loro lunga vacanza  a Stromboli è  stato proprio l’intenzione, caldeggiata soprattutto dalla madre di Liam, ottima pittrice dilettante,  di frequentare un articolato seminario dei coniugi Mason.
Liam  ha un buon rapporto con i genitori, senz’altro  più stretto e affettuoso con la madre, ma forse con il sogno e l’aspirazione di essere e sentirsi più vicino al padre.  È comunque un bambino con ideali e desideri molto normali per la sua età, con ancora la passione per i dinosauri, che la sua fervida immaginazione gli fa credere ospiti delle viscere ribollenti del vulcano, e volente o nolente  si troverà improvvisamente scaraventato in un nuovo mondo. Un mondo duro,  arcaico, su una piccola isola con lunghi sentieri scoscesi, segnati dalla lava , circondata da un  mare azzurro ma profondissimo, con le notti dominate da una paurosa oscurità e solo il chiarore delle stelle a mostrare il cammino.

(la recensione prosegue a p.2)

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