“Cinquecento catenelle d’oro” di Salvatore Basile (Garzanti)

Una fiaba, come dicevo, dai tratti veristi, perché raccontata con esattezza, con la perfetta conoscenza delle dinamiche culturali e socioeconomiche che regolavano il nostro paese, soprattutto nelle zone rurali, più di un secolo fa. E anche perché, come ammette l’autore tra i ringraziamenti, questa storia è liberamente tratta dalla vita incredibile di Elvira Notari, una figura eccezionale e oggi colpevolmente poco conosciuta.

Certo, quella narrata è una vicenda tra le tante, ma capace di farci immedesimare fino alla commozione (eh sì, qualche lacrima è scappata) nel percorso di ribellione e autodeterminazione che le donne del passato, e, spesso, anche quelle del nostro presente, devono attraversare prima di poter affermare se stesse e realizzare le proprie ambizioni.

Lo stile è realistico, ma anche poetico e immaginifico, con il fascino innegabile che il mondo rurale di un secolo fa, permeato di semplicità e abituato a vivere in simbiosi con i ritmi naturali, sa trasmettere.

Il titolo riporta un verso della filastrocca che la baronessa, appena spentasi, lascia in un cesto insieme ai libri che ha scelto di donare a Maria. La filastrocca recita:

E cinquecento catenelle d’oro

Hanno legato il tuo cuore con il mio

E l’hanno fatto così stretto il nodo

Che non lo scioglierà

Né tu né io.

E l’hanno fatto un nodo così forte

Che non si scioglierà fino alla…”

Ogni parola si dimostrerà, nel dipanarsi della storia, carica di verità.

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