Luci di Luglio” di Gian Mauro Costa (Mondadori)

#grandangolo di Marco Valenti

Sono passati 62 anni dall’estate del 1960, ma Palermo non ha dimenticato i suoi morti. La strage di via Maqueda è ancora viva nei ricordi di chi c’era e di chi ha sentito raccontare il dramma di quel tragico venerdì otto luglio che ha segnato la storia del secondo dopoguerra. Centinaia di feriti, altrettanti i fermati, ma soprattutto 4 morti lasciati sull’asfalto dalla barbarie e dalla follia della Polizia. Tre manifestanti e una passante. Due minorenni, un operaio e una donna che stava chiudendo le imposte di casa.

Quel giorno il centro di Palermo era presidiato dalla polizia fin dalle prime ore del mattino. Già alle 9 piazza Politeama era piena di gente: lavoratori e ragazzi di borgata che vedevano in quella protesta l’unica possibilità di cambiare le cose. La situazione degenera e in un attimo la zona che va da piazza Politeama a piazza Verdi si trasforma in un campo di battaglia. La polizia inizia a sparare sulla folla. La tragedia.

Per comprendere meglio la protesta occorre delineare il contesto storico in cui collocare gli eventi. Il malcontento monta nei mesi precedenti in seguito all’insediamento del governo Tambroni, ufficialmente monocolore della DC, ma in pratica retto dai voti del MSI, movimento in aperta continuità ideologica con il regime fascista.

Questo uno dei due scenari di “Luci di luglio” di Gian Mauro Costa, edito da Mondadori. L’altro ci porta poco distante, a Monreale. In piazza c’è tutta la cittadinanza radunata per “Campanile sera” la popolare trasmissione televisiva condotta da Mike Bongiorno insieme a Enza Sampò ed Enzo Tortora. Mentre ovunque fervono i preparativi per i tradizionali festeggiamenti in onore di Santa Rosalia entrano in scena due ragazzini, un apprendista muratore e un cameriere, alle prese con un maldestro progetto di rivalsa sociale che si rivelerà più grande di loro e non privo di conseguenze.

(la recensione prosegue a p.2)

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