“My Heart is The Tempest” di Sacha Rosel, (Vraeyda Literary)

Recensione di Raffaella Tamba

Laureata cum laude in Lingue e Letterature straniere con inglese come prima lingua, Sacha Rosel ha poi conseguito un master in Lingue e Civiltà Orientali con specializzazione in cinese. Collabora con diverse case editrici italiane, scrive in inglese e in italiano, occasionalmente in francese e spagnolo. Ha pubblicato diversi romanzi nei quali miscela sapientemente il genere fantasy con una fantascienza sfumata di gotico. My Heart is The Tempest, uno young adult scritto in inglese che, come vedremo, si ispira in modo molto originale a Shakespeare, rappresenta, nei suoi piani letterari, il primo di una trilogia, articolata su tre specifiche fasi dell’esistenza: l’adolescenza, l’età adulta e la vecchiaia.

Non è solo il titolo del romanzo a costituire un omaggio ad uno dei drammi shakespeariani più noti, suggestivi ed onirici (era forse il preferito di Beethoven che vi ritrovava ben rappresentata l’irrequietezza nostalgica della propria anima, tanto che il suo allievo Anton Schindler, quando mise mano alla riedizione delle opere del maestro, diede alla Sonata per Pianoforte op.31 n. 2, proprio il titolo La Tempesta, scrivendo, nella sua Biographie von Ludwig van Beethoven, che lui stesso gli aveva detto una volta che quella sonata era legata all’opera di Shakespeare – invitiamo che non la conoscesse ad ascoltarla tutta, è un capolavoro!); ma anche i titoli dei vari capitoli sono frasi tratte dal testo originale di Shakespeare. Così come tantissime parole, espressioni, citazioni di quell’opera costellano il romanzo della Rosel, inun gioco di riflessi poetici, richiami ancestrali e soffuso animismo. Un aroma di ritualità antica permea tutta l’atmosfera della storia.

Attingendo ad archetipi della mitologia nordica e della fiaba popolare germanica ripropone il tema del razzismo. Se in prima approssimazione la contrapposizione è basata sul piano prettamente fisico, in quanto il popolo dominante, quello dei Nevealiani, è bianco candido, splendente, fulgido di occhi, capelli e pelle ed il popolo dominato, preesistente al loro arrivo e da loro assoggettato è scuro, olivastro di pelle, nero di occhi e di capelli, si comprende presto che c’è un altro confine sul quale agisce l’intolleranza, quello della paura. La paura del diverso, sconosciuto, incomprensibile e quindi, nemico. Da emarginare, controllare, possibilmente reprimere.

(la recensione prosegue a p.2)

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