“Il tessitore” di Cristina Rava (Rizzoli)

Recensione di Patrizia Debicke

Ottava gloriosa avventura della serie Commissario Bartolomeo Rebaudengo per la penna di Cristina Rava e un attacco con scampolo privato: la definitiva chiusura del controverso rapporto tra Ardelia Spinola  e l’erborista dott. Granero.
E zac, dopo la rottura, Ardelia riparte sbattendo  con troppa energia la portiera del nuovo Suzuki,  tutt’altra cosa insomma dal precedente possente e amato pick- up, e attaccando .
Ci troviamo come sempre nelle Langhe, al confine tra Piemonte e Liguria e come sempre il terzo protagonista è il paesaggio, ora piano ora collinare o montuoso, con macchie di colore che mutano al variare delle stagioni. Una terra fertile, con cibi genuini e dalle antiche tradizioni, tra vini, zuppe, carni brasate e dolci profumati. Atmosfere che ben  si adattano ai frequenti cambiamenti di atteggiamento dei protagonisti, offrendo spesso  nuovi punti di vista a indagini in stallo ma… ora   torniamo alla strana coppia ancora una volta protagonista di una classica avventura alla Rava.
Il commissario Bartolomeo Rebaudengo Profiler, funzionario di polizia in pensione, ricco lui per copiosa eredità di una zia molto abbiente, pacato, cortese e incline solo al vizio di gola mentre  schietta e ruvida lei, Ardelia Spinola,  che di mestiere fa il medico legale, restano sempre un fondamentale  sostegno l’uno per l’altra. Ex amanti, una bella storia d’amore la loro, forse mai definitivamente dimenticata,  ha lasciato spazio  a una vivace amicizia scoppiettante, che li ha portati sempre a dividersi le rogne  e affrontare insieme diverse difficoltà della  vita.
Stavolta a dare il via alla nuova storia che li vedrà impegnati, sarà un posto di blocco nell’entroterra ligure dove avverrà  la imprevedibile e fortuita scoperta del cadavere di una bella ragazza nel vano posteriore di carico del pick-up di un idraulico. Questi, adultero e in furtiva trasferta amorosa, con l’abitudine di non chiudere mai il portellone, e a maggiore ragione in quella che giudicava un serata tra i boschi lontana dai malviventi, prima sviene dallo spavento poi, impossibilitato a dare convincenti spiegazioni,  verrà intanto fermato.

(la recensione prosegue a p.2)

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