“L’ultima notte di Raul Gardini” di Gianluca Barbera (Chiarelettere)

Da questo momento la sua sarà un’indagine a senso unico per cercare di capire quale sia la verità che si cela dietro alla scomparsa di Gardini. Una ricerca tanto ossessiva quanto difficile. Saranno in molti a mettersi sulla sua strada per cercare di impedirgli di ficcare in naso in argomenti che devono restare nascosti. A partire dal suo giornale che gli leva immediatamente l’inchiesta, quasi in tempo reale. Per proseguire poi con un muro di gomma che ovatta la famiglia Ferruzzi impedendo a chiunque di scavare nel passato torbido di una dinastia che è nel novero dei pochi “regnanti” insieme agli Agnelli di un paese che ha sempre amato indentificarsi con il mito dei ricchi e fortunati imprenditori. Per arrivare infine al mondo politico, da sempre ostile a Gardini e alla sua smania di protagonismo e intraprendenza. Sarà lo stesso Rocca a toccare con mano le sempre maggiori difficoltà del suo operato man mano che andrà avanti nella ricerca di informazioni che possano confermare i suoi sospetti. Alla faccia della versione ufficiale che troppo presto ha scelto la via dell’archiviazione del fatto liquidandolo come suicidio. È soprattutto il rapporto difficile tra Gardini e il mondo politico che emerge dalle oltre trecento pagine del romanzo. Due realtà che non potevano essere complici in un quadro come quello della storia italiana del secolo scorso. Troppo diverso lo spessore morale. Troppo sognatore Gardini per potersi piegare alle regole non scritte del mondo finaziario quando si lega alla politica. Non poteva esserci futuro per la sua figura in un mondo spietato e affaristico come quello politico. E infatti non ce n’è stato.

Riguardo alle tangenti, forse Gardini è colpevole. Ma colpevole di essersi piegato a una pratica diffusa, nient’altro. Il sogno di Raul era costruire un polo italiano della chimica leader nel mondo, così da creare una sinergia tra agroalimentare, campo nel quale eravamo già ai vertici, e chimica Mancava però un tassello non da poco. Aveva bisogno dell’appoggio dello Stato. E lui con i politici non ci aveva mai saputo fare. Li disprezzava.

L’indagine di Rocca è anche l’occasione per raccontare la storia, attraverso ascesa, successo e caduta, di una delle più grandi famiglie del dopoguerra, i Ferruzzi. Una storia vera raccontata come un giallo. In cui confluiscono tutte le caratteristiche del genere. Cadavere, arma, movente, sospetti, dubbi, colpi di scena e depistaggi. Quello che ci racconta Barbera non è una nuova versione dei fatti che possa cambiare quanto la storia ha già scritto e mandato agli atti. Non c’è spazio per revisionismi. Si tratta solo di raccontare i fatti, per come si sono svolti, entrando nel dettaglio come mai prima. Non ci sono prese di posizione, teorie complottistiche o condanne sommarie a carico di alcuno. C’è solo il racconto di una vicenda italiana su cui ancora non è stata fatta completamente chiarezza. Uno dei tanti misteri di cui è disseminata la storia moderna del nostro paese. E che resteranno tali. Uno spaccato di vita che ci riporta ad un periodo nemmeno poi troppo lontano ma che abbiamo forse dimenticato troppo presto.

Tutte le forze politiche” mi diceva, “con la sola eccezione dei radicali, hanno ricevuto finanziamenti illeciti dal gruppo Ferruzzi.”

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